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Ritiro di Guarigione con
Tao Qingyu e Ramon Testa
a Cesenatico

 

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E’ CORRETTO E UTILE PRATICARE ZHINENG QIGONG CONCENTRANDOSI SU UN DISTURBO SPECIFICO?

Lun04Mag2020

E’ CORRETTO E UTILE PRATICARE ZHINENG QIGONG CONCENTRANDOSI SU UN DISTURBO SPECIFICO?

di Amanda Carloni

 

Secondo la visione olistica propria del Zhìnéng Qìgōng un metodo può curare ogni malattia perché la nostra vita è un intero, noi siamo un insieme olistico e non possiamo separare le varie parti del corpo, né la coscienza dal corpo o dalle emozioni.

 

E’ importante comprendere e ricordare che il corretto uso attivo della coscienza è imprescindibile per il risultato: se ci focalizziamo completamente sulla “nostra” malattia andremo a ottenere l’effetto di rafforzarla, rafforzando anche la convinzione che il proprio problema sia speciale o diverso.

 

Come sottolineato più volte dal Dott. Páng Míng: “non dobbiamo temere le malattie, dobbiamo temere solo la chiusura della nostra mente”. Visto che dove va la coscienza il qì la segue, focalizzare l’attenzione rilassata sull’obiettivo di guarigione, riequilibrio e rafforzamento di ogni funzione in qualsiasi metodo pratichiamo è la scelta più efficace.

 

Tuttavia se alcune problematiche continuano a manifestarsi dopo vari giorni di pratica può essere utile anche andarle ad affrontare in maniera diretta, sempre sullo sfondo di quanto riepilogato sopra. Se per esempio un dolore cronico alla spalla blocca il nostro movimento e la nostra attenzione e non riusciamo ad aprirci a livello del corpo, della coscienza e del meccanismo del qì per ricevere il pieno beneficio dalla pratica allora potrà essere utile intervenire per risolvere questa eventuale problematica specifica.

 

E’ molto importante comprendere le fasi del progresso attraverso la pratica perché questo ci aiuta a stabilire delle priorità e a dividere in modo adeguato il nostro tempo. In quest’ottica può rappresentare una valida strategia:

1. innanzitutto risolvere problematiche specifiche se si rivelano invalidanti

2. grazie a questo primo passaggio possiamo migliorare il flusso complessivo di qì in tutto il corpo e nella mente

3. per avere sufficiente energia da dedicare all’approfondimento della pratica per costruire il qì interno e rallentare il processo di invecchiamento

4. in questo circolo virtuoso il qì e la coscienza si influenzano reciprocamente e possiamo progredire fino a innalzare il livello della nostra salute sopra la media, vivere realmente lo stato del qì centrale e armonico

 

(vedi articolo qui http://www.zhinengqigong.it/index.php?option=com_content&view=article&id=176:cos-e-lo-stato-del-qi-centrale-e-armonico&catid=9&Itemid=116)

 

e sviluppare le capacità straordinarie, facendo esperienza concreta del fatto che il qì segue il comando della coscienza e dell’importanza cruciale di lavorare sulla gestione delle emozioni e sul superamento del legame di parte

 

(cioè il rigido attaccamento alla nostra struttura di riferimento, attaccamento che se non riconosciuto e lavorato limita fortemente le possibilità di evoluzione personale e collettiva)

 

per coltivare un atteggiamento sempre più attivo, positivo, salutare e realistico rispetto alla verifica oggettiva dei progressi nel percorso della pratica.

 

Per approfondire:

 

Conferenza del M. Ooi Keanhin sui tre aspetti della materia

 

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Intervista al M. Lu sui principali effetti e sugli obiettivi del Zhìnéng qìgōng

 

Il campo di qì: importanza della pratica di gruppo e della pratica individuale nel Zhìnéng Qìgōng. Riflessioni dal periodo emergenza COVID-19

Gio09Apr2020

Il campo di qì: importanza della pratica di gruppo e della pratica individuale nel Zhìnéng Qìgōng. Riflessioni dal periodo emergenza COVID-19

di Ramon Testa e Amanda Carloni

 

In queste settimane in cui ci è stata indicata come unica via di salvezza la permanenza forzata a casa, molte più persone hanno trovato il tempo e la motivazione per accostarsi alla pratica del Zhìnéng qìgōng o per approfondirla grazie alle numerose sessioni online offerte: giorno dopo giorno si è creata una nuova situazione in cui alcune persone che prima del 7 marzo facevano fatica a ritagliarsi 15-20 minuti al giorno di pratica ora riescono a dedicare anche svariate ore al qìgōng.

Questo potrebbe essere un sogno che si avvera per un insegnante. Ma è tutto oro quello che luccica?

Di certo la pratica è pratica e le ore dedicate agli esercizi sia durante le pratiche collettive in streaming che durante la pratica individuale sono sicuramente ben spese. Sarebbe folle lamentarsi!

Ma per assicurarci che sia veramente così ed evitare un effetto boomerang nel momento in cui finirà la prigionia, forse vale la pena riflettere un po’. Sappiamo quali sono le motivazioni che ci spingono a praticare?

In questo momento sta a noi la scelta e col qìgōng possiamo instaurare un nuovo equilibrio e rendere la nostra vita piena, ricca e armoniosa. Possiamo abbandonare vecchie e cattive abitudini e abbracciare un nuovo sistema di vita dove trovare salute e appagamento.

Se però siamo mossi verso il qìgōng per uscire in qualche modo dall’isolamento delle nostre case, oppure se pratichiamo solo per placare delle ansie o per colmare un vuoto allora il 4 maggio o qualunque sia la data di questa nuova Liberazione, rischia di essere anche liberazione da tutto ciò che di buono era stato coltivato.

Come scegliere in questa moltitudine quello che è significativo seguire, senza togliere tempo ed energie alla pratica individuale, che ogni praticante sa essere importante quanto la pratica di gruppo nel percorso del Zhìnéng qìgōng?

Riportiamo come esempio di discernimento limpido e trasparente la risposta data in un seminario dal M. Gāo Yuán alla domanda: “Come possiamo riconoscere un metodo sicuro ed efficace?”, riferito al qìgōng o a qualsiasi altra Via o disciplina.

“Qualsiasi metodo, Via o disciplina in cui c’è un riferimento unico, come un Maestro che si pone al di sopra di tutti gli altri e che indica come insostituibile e migliore degli altri il suo lavoro, quando questa figura attribuisce a se stesso o unicamente al gruppo i meriti dei risultati ottenuti dai praticanti...questo possiamo considerarlo un metodo pericoloso perché spinge le persone a essere dipendenti dal Maestro o dal gruppo e non le incoraggia a essere libere. Nel Zhìnéng qìgōng diciamo che non si sono Maestri, solo praticanti con diversi livelli di esperienza”.

Tutto questo ovviamente non intende sminuire l’importanza della pratica di gruppo, che rimane basilare, ma fornire uno spunto di riflessione che renda il percorso di pratica di ognuno più centrato e autentico.

Sappiamo infatti che la tecnica della composizione del campo, nella quale il qì del praticante si fonde con il qì dell’ambiente circostante, è fondamentale nella pratica del Zhìnéng qìgōng.

Chi guida una pratica di gruppo procede a comporre il campo allo scopo di armonizzare le coscienze dei praticanti e fondere lo hùnyuán qì di tutti i partecipanti con lo hùnyuán qì primordiale, creando un intero tra loro e con la natura: questa procedura rende la pratica di gruppo particolarmente efficace.

 

Perché la pratica di gruppo sia veramente efficace, cioè trasformi ogni praticante e l’intero formato da tutti i praticanti e l’ambiente in meglio è però fondamentale che ogni partecipante utilizzi attivamente la coscienza: tanto più quieta, rilassata e presente la mente, migliore il risultato per ognuno e per tutti. In una fase iniziale è normale e molto positivo che ci si accosti alla pratica con fiducia e ci si lasci guidare; per progredire poi (e per progresso si intende una verificabile ottimizzazione delle attività vitali e della capacità di relazionarsi armoniosamente con se stessi, con gli altri e con la natura) è fondamentale comprendere quello che stiamo facendo, essere in grado di farlo anche da soli e di apprezzare la pratica di gruppo nella sua grande ed incontestabile efficacia senza diventarne dipendenti.

 

Ci pare quanto mai adeguato ai tempi che corrono chiudere questo breve articolo con le parole con cui il Dott. Pang Ming riassume l’obiettivo del sistema teorico-pratico da lui creato e diffuso:

“Lo scopo del Zhìnéng Qìgōng è aiutare l’umanità a compiere il passaggio dallo stato di necessità allo stato di libertà”.

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Domenica 12 aprile alle 11 incontro gratuito e aperto a tutti

Il campo di qi, la pratica individuale e la pratica di gruppo

 

Come integrare la Posizione statica in piedi per l’unione dei tre centri con Seduti con le gambe distese per rilassare la vita.

Dom15Mar2020

Come integrare la Posizione statica in piedi per l’unione dei tre centri con Seduti con le gambe distese per rilassare la vita.

Articolo di A. Carloni, traccia audio sotto

Questi due metodi fondamentali nel sistema del Zhìnéng qìgōng sono stati descritti negli articoli pubblicati nelle settimane precedenti, che sono consultabili scorrendo il ben nutrito elenco a questo link:

http://www.zhinengqigong.it/index.php?option=com_content&view=category&id=9&Itemid=116

La pratica di questi metodi, se costante e onesta, rende possibile accumulare una grande quantità di qì nel dāntián 丹田 inferiore, nello spazio di mìngmén 命门 e nei reni, col risultato di aumentare la vitalità della persona, la sua resistenza e capacità

di gestione dello stress. Tutto questo porta a vivere più a lungo e ad avere quindi più tempo a disposizione per coltivare la coscienza, il dàodé 道德 e per arrivare a conoscere la verità di chi siamo. Secondo il Dott. Pàng Míng 庞明, senza una base di qì abbastanza solida è impossibile arrivare a lavorare sulla mente e la nostra esistenza passa senza che ne comprendiamo e ne compiamo il senso ultimo.

Questi due metodi possono essere praticati separatamente uno dopo l’altro o in diverse sessioni di pratica, ma anche contemporaneamente integrando il requisito di mobilizzazione del muscolo ileopsoas con arrotondamento ed espansione della zona lombare abbinato alla respirazione inversa direttamente nella posizione statica in piedi.

Prendendo la posizione statica in piedi secondo i requisiti illustrati negli articoli citati sopra, una volta trovata la postura del corpo e dopo aver rilassato il respiro portiamo l’attenzione a rilasciare i glutei, far cadere osso sacro e coccige appesi solo contenendo leggermente il perineo. Da qui iniziamo la respirazione inversa unita al movimento:

-       inspirando solleva leggermente le anche contraendo l’inguine, questo porta la zona lombare ad arrotondarsi e distendersi verso dietro e verso il basso

-       mantieni breve apnea anche solo 3-4 secondi mantenendo la posizione

-       espira rilassando anche e psoas, il coccige torna naturalmente a cadere appeso.

E’ possibile continuare così per tutta la durata della sessione o solo per una parte e poi rimanere in posizione respirando normalmente nel dāntián 丹田 inferiore e osservare i benefici che stiamo ricevendo.

Tutto ciò avviene con il corpo diritto e allineato, senza inclinare la parte superiore del busto avanti o indietro, con le ginocchia morbide che permettono al peso di scaricarsi per tutto il tempo direttamente nei piedi.

E’ consigliabile far controllare la posizione e il modo di eseguirla con questa variante da un insegnante o un compagno di pratica che la conosca e la realizzi correttamente in modo da essere sicuri di esercitarsi nel giusto modo, se la posizione non è corretta rischiamo di sprecare tempo ed energie. Una volta confermata la correttezza della posizione possiamo praticare progressivamente più a lungo e senza esitazioni.

Si tratta di una soluzione interessante se abbiamo bisogno di ottimizzare il tempo a nostra disposizione per la pratica formale o anche solo per sperimentare nuove possibilità di connessione della coscienza al corpo. Tramite l’unione del respiro al movimento infatti, possiamo convogliare una sempre maggior quantità di qì nelle fondamenta del dāntián 丹田inferiore, nello spazio di mìngmén 命门 e nei reni e fare esperienza diretta di cosa significa avere energia sufficiente per coltivare lo stato del centrale e armonico, di cui parleremo nel prossimo articolo.

 

Cos'è lo stato del Qì 气 centrale e armonico?

Lun23Mar2020

Cos'è lo stato del Qì 气 centrale e armonico?

Sintesi a cura di M. Minelli, revisione e caratteri cinesi e pīn-yīn a cura di A. Carloni

 

Calligrafia in foto: "la bontà suprema è come l'acqua"

 

 

Il centrale si riferisce alla condizione ideale del corpo e della mente quando si è in quiete. In questo stato yìyuántǐ 元体  è senza attività - senza gioia, tristezza, rabbia o piacere - e il corporeo può muoversi secondo il suo ordine naturale. Il armonico si riferisce alla condizione ideale del corpo e della mente quando si è in attività. In questo stato yìyuántǐ 元体  riflette le condizioni oggettive della realtà rispondendo agli stimoli in maniera appropriata, perché nessun processo cognitivo soggettivo si inserisce fra lo stimolo e la risposta. 

Per trovare e mantenere questo stato innanzitutto occorre praticare secondo i requisiti degli esercizi, per ripulire i meridiani e rafforzare le fondamenta. Bisogna poi riconoscere, attraverso un lavoro di auto osservazione, le proprie cattive abitudini e piano piano sdradicarle. Le cattive abitudini sono quelle che ci mantengono prigionieri dei nostri automatismi reattivi, che costantemente alimentano lo squilibrio emozionale disarmonizzando il .

 

Questo si collega strettamente alla coltivazione del dàodé 道德,aspetto fondamentale della pratica del qìgōng 气功. Dàodé道德 significa, letteralmente, forma (dào 道) e funzione (dé 德) e pertanto esprime il manifestarsi degli esseri in virtù della propria natura. L’essere umano, come tutto ciò che esiste come un intero, ovvero come un’unione inscindibile di forma e funzione, è una forma specifica (dào道) che esprime funzioni specifiche strettamente correlate a questa forma (dé 德), le quali vanno sotto il nome di “attività vitali”. Le attività vitali dell’uomo comprendono uno spettro molto ampio di funzioni, che vanno dal metabolismo di base alle facoltà superiori, fino alle capacità straordinarie. E dal momento che l’uomo è un essere sociale, tali funzioni si esprimono e si manifestano anche a questo livello, attraverso ciò che chiamiamo comportamento. Quando quest’ultimo è in armonia con il contesto, il dàodé道德 dell’individuo si esprime come comportamento virtuoso o, più semplicemente, come virtù, che è uno dei modi in cui tradizionalmente viene tradotta la parola “dé 德”: si pensi al classico daoista noto come “Dàodéjīng 道德经”, solitamente tradotto come “Libro della via (dào 道) e della virtù (dé 德)”. Da quanto detto deriva che il nostro comportamento, non diversamente dalla gestione di tutte le altre attività vitali - dal modo in cui camminiamo o stiamo eretti al modo in cui respiriamo - influisce direttamente sul nostro stato di salute fisica, emotiva e psicologica. Ne consegue che praticare formalmente e, allo stesso tempo, non coltivare il dàodé道德, equivale a muoversi contraddittoriamente in due direzioni opposte, il che preclude l’accesso ad alti livelli di pratica. Coltivare il dàodé道德 - e quindi comportarsi virtuosamente - significa abbandonare l’egoismo e la limitatezza dei bisogni materiali più immediati per mettersi al servizio della propria evoluzione e di quella altrui.

站庄 - ZHÀNZHUĀNG (POSIZIONE IN PIEDI) - terza parte

Ven06Mar2020

站庄 - ZHÀNZHUĀNG (POSIZIONE IN PIEDI) - terza parte

站庄 - ZHÀNZHUĀNG (POSIZIONE IN PIEDI) Testa Ramon - Copyright © 2013 - Revisione caratteri cinesi e pīn'yīn A. Carloni

Esperienza della mente

E' indubbio che il zhànzhuāng 站庄, per le caratteristiche che lo contraddistinguono abbia delle affinità particolari con la meditazione. Anche se l'attenzione principale è rivolta a raccogliere il qì 气del dāntián 丹田inferiore da subito si capisce che l'esercizio richiede al praticante un confronto con la natura della propria mente. 

La pratica del zhànzhuāng 站庄 è come ritornare a casa per dare piena attenzione al nostro sé e prendercene cura. Rimaniamo in posizione eretta con grande dignità e ritorniamo al nostro respiro. Portiamo piena attenzione a ciò che è in noi e a ciò che ci circonda. Lasciamo che si crei spazio nella nostra mente e che il nostro cuore diventi leggero e tranquillo. 

La pratica del zhànzhuāng 站庄 è di enorme beneficio. Ci accorgiamo che possiamo tranquillamente stare con ciò che è in noi dolore, rabbia, irritazione, o gioia, amore e pace. Stiamo con quello che c'è senza esserne trasportati via. Lo lasciamo venire, lo lasciamo rimanere e, poi, lo lasciamo andare. Non c'è alcun bisogno di scacciare, di reprimere o di fare finta che i nostri pensieri non ci siano. Osserviamo i pensieri e le immagini della nostra mente con occhio amorevole e con accettazione. Abbiamo la libertà di starcene fermi e calmi nonostante le tempeste che possono sorgere in noi. 

Se durante la sessione di pratica una qualsiasi parte del corpo inizia a dolere, si può liberamente modificare dolcemente la posizione. Oppure si può continuare a seguire il respiro e, lentamente e con attenzione, cambiare posizione. 

Quando pratichiamo il zhànzhuāng 站庄 lo facciamo con semplicità, senza scopi e aspettative, senza nulla volere e pensare, persino senza l’idea di praticare, senza nulla volere e pensare. Il segreto e la difficoltà risiedono proprio in questa parola: semplicemente. Quando facciamo zhànzhuāng 站庄, infatti, abbandoniamo sapere e conoscenza ed entriamo nudi nella pratica del non-sapere. Entrare nella non-conoscenza ci permette di non avere scollamento tra noi e noi, di aderire a tutte le cose e non a una in particolare. La percezione cosciente non si rivolge più in modo unilaterale ed esclusivo verso il mondo oggettivo, esterno, ma converge verso il soggetto, ovvero noi stessi, la nostra interiorità. Si dischiude una realtà quasi sconosciuta, dimenticata. Subentra il silenzio, la non-mente ed emerge una condizione di calma, pace, non-pensiero, profondo rilassamento, assoluto silenzio. 

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