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Le tracce del Qìgōng nella letteratura: Zhuāngzi (terza parte)

Mer29Mag2019

Le tracce del Qìgōng nella letteratura: Zhuāngzi (terza parte)

 Da Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录(Le tracce del Qigong nella letteratura) del 1988, del Dott. Pàng Míng庞明.

Traduzione di A. Carloni

Ripetiamo l’introduzione del Dott. Pàng Míng庞明 all’inizio di ogni nuovo articolo, a seguire i brani numerati.

Introduzione.

Il Qìgōng 气功del nostro Paese ha una lunga storia, il cui punto d’inizio preciso resta ancora da scoprire. Dalle fonti letterarie possiamo evincere che il Qìgōng 气功era già praticato all’epoca degli Stati Combattenti1 e probabilmente anche prima. Questa disciplina permeava fin dall’inizio l’ambito medico, igienico, marziale ecc. e costituisce una vera e propria perla della cultura antica della nostra madrepatria. Nei vasti e voluminosi scritti delle antiche scuole filosofiche si ritrovano brillanti esposizioni riguardo al Qìgōng 气功(anche se anticamente non aveva questo nome). Il linguaggio, tuttavia, non può esprimere pienamente tutti gli aspetti di questa pratica: perciò le metafore, spesso oscure e difficili da comprendere, sono numerosissime. Per uno studio approfondito del Qìgōng 气功, senza la presunzione di poter esaurire l’argomento, ho raccolto i passi dei testi antichi che fanno riferimento agli aspetti teorici, pratici e metodologici del Qìgōng 气功, alle capacità specifiche raggiunte attraverso l’esercizio e ai suoi legami con la medicina. Data la vastità dell’argomento si tratta di un lavoro senz’altro limitato, in cui è difficile evitare gli errori: spero che possa essere considerato uno spunto per ulteriori studi.

1 475-221 a.e.v.

Zhuāngzi 庄子(terza parte)

Dal capitolo trentadue, Liè Yù Kòu 列御寇.

Il peggior nemico dell’uomo è di avere coscienza delle proprie qualità, perché ciò lo rende arrogante. Diventato arrogante, non cessa di guardare a se stesso, e ciò lo porta alla rovina.

Dal capitolo trentatre, Le scuole nel mondo.

Come nascono i Santi? Come si formano i re? Tutto procede dall’Uno. Colui che non si allontana dal principio si chiama uomo celeste; colui che non si allontana dall’essenza si chiama uomo ispirato; colui che non si allontana dalla propria verità innata si chiama uomo perfetto; colui che assume come principio il cielo, come base la virtù, come porta il Dào , e pronostica i cambiamenti e le trasformazioni, si chiama Santo.

...Pensare che il principio sia la quintessenza, e le cose grossolane. Considerare che l’accumulo è insufficienza; essere altrettanto distaccato e altrettanto indipendente degli spiriti e delle intelligenze superiori: c’era anche questo nel metodo del Tao degli Antichi. A Guān Yǐn 关尹e a Lǎo Dān 老聃, che ne erano giunti a conoscenza, piacque. La loro dottrina era costruita sul nulla e sull’essere costanti che si ricongiungevano all’unità suprema. Il loro comportamento esteriore era debolezza e umiltà. La loro realtà interiore era di essere vuoti e inoffensivi verso tutti gli esseri. Guān Yǐn 关尹diceva: “Non legatevi al vostro io, e le cose appariranno quali esse sono. Il vostro movimento sia simile a quello dell’acqua, la vostra immobilità simile a quella dello specchio, la vostra risposta simile all’eco; siate fuggitivi come il nulla che non c’è, sereni come l’acqua pura. Chi rende se stesso simile agli altri vi si adatterà. Chi si impone verrà sconfitto. Non superate mai gli altri, tenetevi sempre indietro.”Lǎo Dān 老聃diceva: “ Conosci il maschile, aderisci al femminile, sii l’abisso del mondo; conosci la gloria, aderisci alla disgrazie, sii la valle del mondo”. La gente cerca i primi posti, lui soltanto occupa l’ultimo: “Accetto” dice “l’immondezza del mondo”. La gente si arricchisce, lui soltanto si spoglia. Poiché nulla egli possiede, vive nell’abbondanza, simile a una montagna. Possiede la pace interiore, si comporta con parsimonia. Pratica il non agire e non si cura dell’abilità. Tutti aspirano alla felicità; egli si piega per restare integro: “Potrei forse sfuggire al rimprovero degli altri uomini?” dice. Egli ha per base la profondità, l’economia per regola. “Tutto ciò che si indurisce sarà distrutto; tutto ciò che si affila sarà smussato”. Si mostrò sempre tollerante verso gli esseri, e non fece alcun male agli uomini.Benché non abbiano raggiunto il sommo della perfezione, Guān Yǐn 关尹e a Lǎo Dān 老聃furono tuttavia gli spiriti vasti, grandi e veri dell’Antichità.

Fuggevole e incorporea, la realtà cambia incessantemente e non contiene nulla che sia stabile. Si è morti? Si è vivi? Il cielo e la terra sono tutt’uno? E dove vanno gli spiriti e le intelligenze superiori? Dove si va, alla cieca? E dove si arriva, di colpo? Tra tutti gli esseri che si manifestano nell’universo, non se ne scorge uno solo che si meriti che si ritorni a lui. C’era anche questo nel metodo del tao degli Antichi. A Zhuāng-zi 庄子, che ne era giunto a conoscenza, piacque.

Egli si esprime con discorsi stravaganti, con parole insolite, con espressioni senza testa né coda, troppo libere, a volte, ma senza parzialità, perché la sua dottrina non intende presentare punti di vista particolari. Giudica il mondo troppo fangoso per essere espresso in discorsi seri. Per questo egli pensa che le parole di circostanza siano prolisse, che le parole che hanno peso abbiano una loro verità, ma che soltanto le parole rivelatrici abbiano un potere evocativo senza limiti.

Benché egli comunichi con l’anima dell’universo, non si mostra sdegnoso verso gli esseri. Si guarda dall’approvare e dal biasimare; così, vive in pace con tutti.

Dal capitolo sei, La scuola del primo principio.

“Faccio progressi”.“Che cosa vuol dire questo?”.“Dimentico il rito e la musica”.“Ciò è bene, ma non è sufficiente”.Un altro giorno ancora Yán Huí 颜回incontrò di nuovo il suo maestro e gli disse: “Mi siedo e dimentico tutto”.Zhòng-ní 仲尼ne provò un sentimento di rispetto e chiese: “Che cosa intendi dicendo che ti siedi e dimentichi tutto?”.Yán Huí 颜回rispose: “ Che mi spoglio del mio corpo, cancello i miei sensi, abbandono ogni forma, sopprimo ogni intelligenza, mi unisco con colui che abbraccia tutto, ecco quello che intendo dicendo che mi siedo e dimentico tutto”.174

Dal capitolo quattro, Il mondo degli uomini.

“Permettete che vi chieda in che cosa consiste”.“Concentrati,” disse Zhòng-ní 仲尼“non ascoltare con i tuoi orecchi ma con il cuore, non ascoltare con il cuore ma con il qì. Gli orecchi si limitano ad ascoltare, il cuore si limita a rappresentare se stesso. Il qì, che è il vuoto, può conformarsi agli oggetti esteriori. E’ sul vuoto che si modella il Dào . Il vuoto è il digiuno del cuore.”

 

Le tracce del Qigong nella letteratura - Zhuangzi (seconda parte)

Gio25Apr2019

Le tracce del Qigong nella letteratura - Zhuangzi (seconda parte)

Da Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录(Le tracce del Qigong nella letteratura) del 1988, del Dott. Pàng Míng庞明.

Traduzione di A. Carloni

Ripetiamo l’introduzione del Dott. Pàng Míng庞明 all’inizio di ogni nuovo articolo, a seguire i brani numerati.

Introduzione.

Il Qìgōng 气功del nostro Paese ha una lunga storia, il cui punto d’inizio preciso resta ancora da scoprire. Dalle fonti letterarie possiamo evincere che il Qìgōng 气功era già praticato all’epoca degli Stati Combattenti1 e probabilmente anche prima. Questa disciplina permeava fin dall’inizio l’ambito medico, igienico, marziale ecc. e costituisce una vera e propria perla della cultura antica della nostra madrepatria. Nei vasti e voluminosi scritti delle antiche scuole filosofiche si ritrovano brillanti esposizioni riguardo al Qìgōng 气功(anche se anticamente non aveva questo nome). Il linguaggio, tuttavia, non può esprimere pienamente tutti gli aspetti di questa pratica: perciò le metafore, spesso oscure e difficili da comprendere, sono numerosissime. Per uno studio approfondito del Qìgōng 气功, senza la presunzione di poter esaurire l’argomento, ho raccolto i passi dei testi antichi che fanno riferimento agli aspetti teorici, pratici e metodologici del Qìgōng 气功, alle capacità specifiche raggiunte attraverso l’esercizio e ai suoi legami con la medicina. Data la vastità dell’argomento si tratta di un lavoro senz’altro limitato, in cui è difficile evitare gli errori: spero che possa essere considerato uno spunto per ulteriori studi.

1 475-221 a.e.v.

Zhuāngzi 庄子(seconda parte)

Dal capitolo sedici, Correggere la natura.

Gli Antichi che coltivavano il Tao nutrivano la loro intelligenza con la calma. Se in loro l’intelligenza non agiva più per se stessa, è perché nutrivano la calma con l’intelligenza. Se in loro intelligenza e calma si nutrivano reciprocamente, l’armonia e l’ordine sgorgavano dalla loro natura.

Dal capitolo undici, Lasciar fare e tollerare.

“Ho sentito dire, maestro, che siete giunto alla via suprema. Così oso domandarvi come governare noi stessi, per vivere a lungo”.“La vostra domanda è eccellente” disse il maestro Guǎng-chéng 广成alzandosi bruscamente. “Avvicinatevi, vi spiegherò che cos’è la via suprema. La sua essenza è profonda e oscura, la sua vetta confusa e segreta. Non guardate nulla, non ascoltate nulla e mantenete il vostro spirito nella quiete: il vostro corpo si perfezionerà da sé. Siate calmo e puro, non affaticate il vostro corpo, non agitate la vostra anima e vivrete a lungo. Che i vostri occhi non vedano nulla, che le vostre orecchie non odano nulla, che il vostro spirito non conosca nulla, che la vostra anima vegli sul vostro corpo, allora vivrete a lungo. Vegliate sul vostro interiore, chiudetevi a ciò che è esteriore. Perché volere troppo apprendere porta alla rovina. Venite con me al di là della grande luce e giungerete alla sorgente della luce suprema. Oltrepassate con me la porta dell’oscurità e scenderete alla sorgente della oscurità suprema. Il cielo e la terra hanno le loro funzioni; l’oscurità e la luce hanno le loro risorse. Applicatevi soltanto a vegliare sulla vostra persona e tutti gli esseri fioriranno da soli. Io mi ricollego all’unità originaria dell’universo e adotto l’armonia dell’oscurità e della luce: per questo ho coltivato la mia persona per milleduecento anni senza che il mio corpo ne sia stato affaticato”.

Dal capitolo dodici, Cielo e terra.“Vorrei che mi parlaste dell’uomo dallo spirito soprannaturale”.

“Quest’uomo ha cavalcato la luce, e in essa si è annientato insieme con il proprio corpo. Si dice che i suoi raggi rischiarino l’immensità. Giunge al limite del proprio destino e delle proprie possibilità. L’universo intero ne è ricolmo di gioia, tutti gli affanni del mondo scompaiono e tutti gli esseri ritrovano la loro natura originaria. Ciò si chiama identificarsi con l’indistinzione primordiale.

Dal capitolo tredici, La via del cielo.

Non perché cerchi la tranquillità come un bene, ma perché nessuno, fra tutti gli esseri, può più commuovere il suo cuore....Se la tranquillità dell’acqua permette di riflettere le cose, di che cosa non è capace quella dello spirito? Com’è tranquillo, lo spirito del Santo! E’ lo specchio dell’universo e di tutti gli esseri. Il vuoto, la tranquillità, il distacco, la noncuranza, il silenzio, il non agire sono la livella dell’equilibrio dell’universo, la perfezione della via e della virtù.

Dal capitolo diciannove, Avere piena comprensione della vita.Maestro Lièzi 列子chiese a Guān Yǐn 关尹: “L’uomo perfetto non asfissia quando

nuota sott’acqua; non brucia quando cammina sul fuoco: non trema di vertigini quando si innalza al disopra di tutti gli esseri del mondo. Permettetemi di chiedervi come giunga a una simile invulnerabilità?”.“Ciò deriva,” rispose Guān Yǐn 关尹“dall’aver conservato puro il proprio soffio”.

Dal capitolo ventitre, Gēng Sāng Chǔ 庚桑楚.

Ma chi esce senza radice, chi rientra senza apertura, chi ha la realtà senza il luogo, chi ha la lunghezza senza radice né rami, ciò grazie al quale ogni essere esce senza che vi sia un’apertura, possiede la realtà. Colui che possiede la realtà senza il luogo è lo spazio, colui che possiede la lunghezza senza radice né rami è il tempo. C’è la vita, c’è la morte. C’è l’uscita, c’è l’entrata. L’uscita e il rientro privi di forme visibili sono detti la porta del cielo. La porta del cielo è il non essere da dove sorgono tutti gli esseri del mondo...

Non ci si deve gonfiare di ambizione. Bisogna evitare gli errori del cuore, lasciare che la virtù si manifesti e non intralci la via. Le dignità e le ricchezze, la preminenza e l’autorità, la fama e l’interesse, questi sei desideri gonfiano l’ambizione dell’uomo. L’odio e il desiderio, la gioia e la collera, la tristezza e il piacere, queste sei passioni ostacolano la virtù. Accettare e rifiutare, prendere e dare, intelligenza e capacità, queste sei aspirazioni impediscono l’accesso alla via. Colui che non è mosso da queste ventiquattro passioni umane si manterrà in perfetto equilibrio; la sua anima sarà serena, chiaroveggente e umile. Non agisce, ma tutto si compie attraverso di lui.

Dal capitolo ventiquattro, Xú Wú Guǐ 徐無鬼.

Per questo, egli non si avvicina troppo alle persone, ma evita anche di allontanarsene troppo. Conserva la sua virtù, mantiene il suo equilibrio e si adatta agli uomini. Questi è chiamato l’uomo perfetto. Respinge la conoscenza della formica, realizza il progetto del pesce e rifiuta l’intenzione della pecora.

Colui che guarda soltanto entro i limiti dei suoi occhi, ascolta soltanto entro i limiti delle sue orecchie, si immagina soltanto entro i limiti del suo spirito, un uomo simile possiede un suo esemplare equilibrio e un suo adattamento dinamico.

Antiche testimonianze sul Qigong: l'Iscrizione sul pendente di giada sulla conduzione del Qì 气

Gio28Feb2019

Antiche testimonianze sul Qigong: l'Iscrizione sul pendente di giada sulla conduzione del Qì 气

Da Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录(Le tracce del Qigong nella letteratura) del 1988, del Dott. Pàng Míng庞明.

Traduzione di A. Carloni

Ripetiamo l’introduzione del Dott. Pàng Míng庞明 all’inizio di ogni nuovo articolo, a seguire i brani numerati.

 

Il Qìgōng 气功del nostro Paese ha una lunga storia, il cui punto d’inizio preciso resta ancora da scoprire. Dalle fonti letterarie possiamo evincere che il Qìgōng 气功era già praticato all’epoca degli Stati Combattenti1 e probabilmente anche prima. Questa disciplina permeava fin dall’inizio l’ambito medico, igienico, marziale ecc. e costituisce una vera e propria perla della cultura antica della nostra madrepatria. Nei vasti e voluminosi scritti delle antiche scuole filosofiche si ritrovano brillanti esposizioni riguardo al Qìgōng 气功(anche se anticamente non aveva questo nome). Il linguaggio, tuttavia, non può esprimere pienamente tutti gli aspetti di questa pratica: perciò le metafore, spesso oscure e difficili da comprendere, sono numerosissime. Per uno studio approfondito del Qìgōng 气功, senza la presunzione di poter esaurire l’argomento, ho raccolto i passi dei testi antichi che fanno riferimento agli aspetti teorici, pratici e metodologici del Qìgōng 气功, alle capacità specifiche raggiunte attraverso l’esercizio e ai suoi legami con la medicina. Data la vastità dell’argomento si tratta di un lavoro senz’altro limitato, in cui è difficile evitare gli errori: spero che possa essere considerato uno spunto per ulteriori studi.

1 475-221 a.e.v.

Spiegazione dell’Iscrizione sul pendente di giada sulla conduzione del .

Il pendente di giada su cui si trova l’iscrizione Condurre il Qì è un reperto archeologico risalente agli inizi dell’epoca degli Stati Combattenti1 su cui sono incisi pochi caratteri che descrivono in modo conciso ed estremamente chiaro l’intero processo di allenamento e conduzione del . Questo dimostra che all’epoca il livello di sviluppo raggiunto dal Qìgōng 气功era già paragonabile a quello attuale, come possiamo vedere dalla spiegazione del testo riportato di seguito.

Testo dell’iscrizione:

行气.深则蓄.蓄则伸.伸则下.下则定.定则固.固则萌.萌则长.长则退.退则天.天几舂在上.地几舂在下.顺则生.逆则死.

Far circolare l’energia vitale:Respira profondamente e si raccoglierà.

Raccoltasi, si espande.Quando si espande, discende.Una volta discesa, diviene stabile. Stabilizzandosi, si regolarizza.Divenuta regolare allora può germogliare. Quando germoglia, cresce.Una volta cresciuta, arretra.Arretrando arriva al cielo.Il movimento del cielo è ascendente.Quello della terra è discendente.Seguirli significa vivere, opporvisi morire2.

Spiegazione:

Praticare il Qìgōng 气功significa migliorare, aumentare e rafforzare il flusso del all’interno del corpo, con il risultato di evitare l’insorgere delle malattie e allungare la durata della vita (qualsiasi capacità particolare si può sviluppare solo partendo da queste basi e attraverso un processo di allenamento). I metodi per cominciare a praticare il Qìgōng 气功sono numerosi, uno de più sicuri è cominciare dal Palazzo Centrale3. Il metodo riportato nell’Iscrizione sul pendente di giada inizia con la concentrazione dell’intenzione nella zona Riscaldatore Centrale.4 Questa parte del corpo è il luogo in cui nascono e da cui si distribuiscono il e il sangue: una respirazione sottile e profonda stimola le funzioni del Riscaldatore centrale rendendo la circolazione di sangue e più forte e abbondante. Questo dà origine a un senso di calore, che costituisce la base per la pratica del Qìgōng 气功. In seguito, la respirazione si approfondisce ulteriormente e il senso di calore discende fino al Riscaldatore Inferiore. Qui ha origine il vero5, e oltre a generare il vero ne regola il flusso e lo sviluppo. A questo punto, l’intenzione si concentra nel Dāntián 丹田, nella zona detta Qìhǎi 气海(mare del ), definita dal Nánjīng 难经6 come la radice dei cinque organi e dei sei visceri, la matrice dei dodici canali, la porta del respiro. Se lo Shén 7 è saldo in questa zona, il Jīng 8 non vacilla: se il Jīng è stabile può trasformarsi in vero, che si accumula. Di conseguenza la sensazione di calore nella parte bassa dell’addome dunque si accresce, una volta accumulatosi nella giusta quantità il naturalmente scende lungo il Rènmài (V aso concezione)9 , attraversa il perineo e prosegue all’indietro nel Dūmài 督脉(Vaso governo)10, risalendo apre i tre passi (lombare, dorsale e cervicale) e arriva fino al cervello. In questo modo il Jīng si trasforma in , il in Shén , che si colloca nel cervello e dirige tutte le attività vitali. Le sostanze nutritive che l’essere umano assorbe dall’ambiente esterno costituiscono il Jīng , che accumulandosi nel Riscaldatore Inferiore diviene la radice della vita. Seguendo questa regola si può prolungare la durata della vita, avversandola la morte sopraggiunge prima.

2 Traduzione italiana dell’autrice, con riferimento alla versione inglese di H. Roth, CUP, 1999, p.162- 163.

3 Zona all’interno del corpo appena sopra il Dāntián 丹田inferiore, che ha varie collocazioni nel basso addome a seconda delle tradizioni. Nel Zhìnéng Qìgōng 智能气功è collocato a metà tra ombelico e lombari, nel centro dell’addome (cfr. Zhìnéng Qìgōng Kèxué Míngcí Shìyì 智能气功科学名词释义Glossario della Scienza del Zhìnéng Qìgōng, p. 283)

4 Zhōng jiāo 中焦, nella parte superiore dell’addome. Il Triplice Riscaldatore, formato da Riscaldatore Superiore, Centrale e Inferiore, è un sistema energetico che, secondo la Medicina Tradizionale Cinese, controlla il metabolismo dei liquidi. Il Riscaldatore Centrale comprende le funzioni di Milza- Pancreas e Stomaco, cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p. 76-78.

5 Zhēn qì 真气, indica lo stato del corporeo prima della differenziazione in forme specifiche o della sua associazione con funzioni specifiche, cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p. 49.

6 Huángdì Bāshíyī Nánjīng 黃帝八十一难经(Il Canone delle ottantuno difficoltà dell’Imperatore Giallo). Testo di medicina risalente all’epoca degli Stati Combattenti e attribuito a Biǎn Què 扁鹊(407- 310 a.e.v.) .

7 La vitalità sottostante a Jīng e nel corpo umano, la coscienza umana corrisponde alla presenza di Shén , cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p. 57.

8 La Sostanza che sottostà a tutta la vita organica, cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p.55.

9 Lungo l’asse centrale anteriore del corpo, per il percorso preciso cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p.106.

10 Lungo l’asse centrale posteriore del corpo, per il percorso preciso cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p.106.

Le tracce del Qigong nella letteratura: Zhuāngzi 庄子(1)

Mer27Mar2019

Le tracce del Qigong nella letteratura: Zhuāngzi 庄子(1)

Da Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录(Le tracce del Qigong nella letteratura) del 1988, del Dott. Pàng Míng庞明.

Traduzione di A. Carloni

Ripetiamo l’introduzione del Dott. Pàng Míng庞明 all’inizio di ogni nuovo articolo, a seguire i brani numerati.

Introduzione.

Il Qìgōng 气功del nostro Paese ha una lunga storia, il cui punto d’inizio preciso resta ancora da scoprire. Dalle fonti letterarie possiamo evincere che il Qìgōng 气功era già praticato all’epoca degli Stati Combattenti1 e probabilmente anche prima. Questa disciplina permeava fin dall’inizio l’ambito medico, igienico, marziale ecc. e costituisce una vera e propria perla della cultura antica della nostra madrepatria. Nei vasti e voluminosi scritti delle antiche scuole filosofiche si ritrovano brillanti esposizioni riguardo al Qìgōng 气功(anche se anticamente non aveva questo nome). Il linguaggio, tuttavia, non può esprimere pienamente tutti gli aspetti di questa pratica: perciò le metafore, spesso oscure e difficili da comprendere, sono numerosissime. Per uno studio approfondito del Qìgōng 气功, senza la presunzione di poter esaurire l’argomento, ho raccolto i passi dei testi antichi che fanno riferimento agli aspetti teorici, pratici e metodologici del Qìgōng 气功, alle capacità specifiche raggiunte attraverso l’esercizio e ai suoi legami con la medicina. Data la vastità dell’argomento si tratta di un lavoro senz’altro limitato, in cui è difficile evitare gli errori: spero che possa essere considerato uno spunto per ulteriori studi.

1 475-221 a.e.v.

Zhuāngzi 庄子(prima parte)

(edizione italiana di riferimento: Adelphi)

Dal capitolo tre, Nutrire la vita.

Il macellaio posò il coltello e disse: “Amo il Dào e così miglioro nella mia arte. All’inizio della mia carriera non vedevo che il bue. Dopo tre anni di pratica, non vedevo

più il bue. Adesso è il mio spirito che opera, più che i miei occhi. I miei sensi non agiscono più, ma soltanto il mio spirito. Conosco la conformazione naturale del bue e attacco solo gli interstizi. Non scalfisco mai né le vene né le arterie, né i muscoli, né i nervi, né a maggior ragione le grandi ossa!

Dal capitolo sei, La scuola del primo principio.

Che cos’è l’uomo perfetto? L’uomo perfetto dell’Antichità non opprimeva la minoranza, non sfoggiava il proprio successo e non cercava adulatori. Era un uomo che non si rammaricava per i propri errori né si inorgogliva delle sue buone azioni. Era un uomo che non tremava per le vertigini se si trovava in un luogo alto, non era bagnato dall’acqua, non si bruciava nel fuoco, perché era giunto a un tale grado nel Tao. Nell’Antichità, l’uomo perfetto non sognava durante il sonno; e non aveva preoccupazioni al suo risveglio; non faceva pasti troppo saporiti. Respirava molto profondamente, e la respirazione gli proveniva dai talloni; mentre la respirazione degli uomini comuni proviene solo dalla gola. Chiunque è schiavo delle proprie passioni erutta le parole come se vomitasse.

Dal capitolo tredici, La via del cielo.

“Ancorato il suo cuore nell’unità, egli diventa re dell’universo. Nessuno spirito cattivo vive in lui; la sua anima è sempre desta. Ancorato il suo cuore nell’unità, tutti gli esseri gli si sottomettono”. Ciò vuol dire che, avendo trovato il vuoto e la quiete, li estende a tutto l’universo e li comunica a tutti gli esseri: è quel che viene chiamata la gioia del cielo.

Dal capitolo otto, Piedi palmatiCosì l’uomo dall’udito fino non sente altro l’altro, ma se stesso; l’uomo chiaroveggente non vede l’altro, ma se stesso.

Dal capitolo quindici, Torturarsi lo spirito.

Chi soffiando ora con forza ora con dolcezza, espira e aspira, espelle l’aria viziata e assorbe l’aria pura, si appende come fa l’orso e si stira come fa l’uccello, cerca solo la longevità. E’ questo l’ideale di coloro che vogliono nutrire il proprio corpo stendendolo e contraendolo. Il miglior esempio ce lo dette Péng Zǔ 彭祖.

...Il santo vive secondo l’azione del cielo, la sua morte è solo una metamorfosi. La sua immobilità partecipa dell’Oscurità, il suo movimento partecipa della Luce....Rimanere puro, senza mischiarsi, essere calmo e uno senza modificarsi, disinteressarsi delle cose e non agire, regolare la propria attività sul movimento del cielo, è questa l’arte di nutrire lo spirito.161...La purezza e la semplicità conservano lo spirito nel suo stato originario. Chi può così conservarlo ne preserva l’integrità; questa, facendosi più profonda e più estesa, si identifica con l’ordine del cielo.Un proverbio dice: “L’uomo comune dà importanza alla ricchezza; il letterato austero preferisce la fama; il saggio tende verso il suo ideale; per il Santo ha valore la propria vitalità”. Semplicità è ciò che esclude qualsiasi miscuglio, purezza è ciò che non corrompe l’anima. Chi possiede in sé purezza e semplicità è un uomo vero.

Le tracce del Qigong nella letteratura: Guǎnzi Nèiyè 管子内业 (terza parte)

Dom20Gen2019

Le tracce del Qigong nella letteratura: Guǎnzi Nèiyè 管子内业 (terza parte)

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