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Zhítuī zuò 直腿坐 - seduti con le gambe distese V

Ven22Lug2016

Zhítuī zuò 直腿坐 - seduti con le gambe distese V

 

Zhítuī zuò 直腿坐 - seduti con le gambe distese (quinta parte)

tradotto dal cinese da Amanda Carloni

 

I punti salienti del metodo di rilassamento seduti con le gambe distese per il rilassamento della vita

 

Rilassare la vita è un esercizio fondamentale nel Tàijíquan 太极拳 e costituisce anche il contenuto basilare della pratica stessa. Il Tàijíquan 太极拳 in ogni suo aspetto attribuisce grande importanza alla vita e trascendendo la Via marziale diventa una Via per l’immortalità. Il metodo di rilassamento seduti con le gambe distese approfondisce ulteriormente la pratica del rilassamento della vita: si tratta di un metodo di pratica che procede dal livello di gōng verso il livello di dào 1, la base più importante su cui costruire la propria abilità. Allenando questo si verificheranno mutamenti sia nella forma esterna del corpo che nel qì all’interno.

Il metodo di rilassamento seduti con le gambe distese risolve il problema del “qì che aderisce alla spina dorsale”

La Canzone dell’unione del cuore dice che ci sono 33 soldati, di cui la vita è il primo generale, il collo il secondo e il cuore il terzo. Il dāntián 丹田 è il primo ausiliario, le mani il secondo e i piedi il terzo. Primo secondo e terzo qui si riferiscono agli stadi della pratica. Nel primo stadio è necessario rendere la vita il comandante, utilizzando il dāntián 丹田 per coadiuvare la vita: così facendo il qì si raccoglie nella zona lombare, il soldato e il comandante si riuniscono. La Canzone dell’unione del cuore afferma che la colonna lombare è il primo comandante, ma quando pratichiamo è innanzitutto la mente a guidare. In realtà non c’è contraddizione tra queste due.

Il Trattato sulla connessione del corpo spiega: “In primo luogo è necessario calmare mente, lasciandola naturalmente vivace in ogni momento; in secondo luogo bisogna far circolare il qì in tutto il corpo, senza sosta e senza ostacoli; in terzo luogo il collo e la testa devono rimanere eretti come a svettare su tutto quello che c’è. Aderendo a questi tre principi tutto sarà connesso, all’esterno e all’interno, dal grande al piccolo.”

Il primo requisito è la quiete della mente, una volta che la mente è calma può comandare il corpo. Questo significa che la mente è il primo comandante. Questi due testi illustrano chiaramente l’ordine in cui si susseguono i vari stadi della pratica. Dal punto di vista dell’olismo del corpo, la mente deve guidarlo e per assolvere al suo compito deve essere calma e concentrata. In che modo la mente guida il corpo? Quando l’intenzione si muove, il corpo si muove. Per realizzare ciò è tuttavia necessario seguire un processo, poiché la mente non è immediatamente capace di comandare il corpo. Facciamo questo tipo di esperienza nella vita quotidiana: pensiamo di muovere la mano e la mano si muove. Quello che non sperimentiamo coscientemente è come si muove l’interno del corpo, di conseguenza si tratta di un movimento che non è guidato dalla coscienza. Per arrivare a realizzare un movimento guidato dalla coscienza è necessario praticare. In che modo? All’inizio la mente non sarà in grado di guidare il corpo, quindi il comando passa alla zona lombare. I versi sopracitati descrivono la vita come primo comandante e il dāntián 丹田 come ausiliario. In questo caso “primo comandante” non va inteso nel senso di più importante, ma nel senso di primo gradino di allenamento. Quando la vita comanda il corpo il qì scorre, per questo è necessario connettere la vita e il qì portandolo ad affondare nel dāntián 丹田.

1Indicati da Pàng Míng 庞明 come i due livelli di pratica successivi a quello iniziale della tecnica.

 

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