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Zhineng Qigong in Cina (I parte)

Gio09Ago2018

Zhineng Qigong in Cina (I parte)

 

Zhineng Qigong in Cina (I parte)

di Claudia Romano

 

Zhi Neng Qi Gong Teacher Training Retreat, Qingcheng Mountains, Cina 2018

 

Il mio viaggio in Cina è cominciato 6 mesi prima di partire quando, soltanto un’ora dopo aver comprato il biglietto, un improvviso e imprevedibile evento drammatico mi ha costretta, la mattina dopo, a cancellare velocemente la prenotazione. Questa sincronicità mi ha subito rivelato che andare in Cina a studiare non sarebbe stato un ritiro come altri ma un giro di boa, le fondamenta per una nuova me.

 

Del resto era il mio intento: partire per consolidare, approfondire, interiorizzare le conoscenze del primo livello dello Zhineng Qigong in modo da propormi come istruttrice al mio rientro.

 

Grazie al sostegno dei miei familiari, senza l’amore dei quali nulla sarebbe possibile, ho ricomprato il biglietto aereo dopo due settimane. Gli ostacoli si sono presentati in modo costante fino alla partenza… infine ero lì, al gate per Hong Kong. Già solo la lettura di una destinazione per me così esotica mi dava i brividi di emozione. E poi l’arrivo a Chengdu e finalmente a Qingcheng Mountains, accolta dal cuore aperto del maestro Lu e dal sorriso amico del maestro Xi. Ero proprio dove desideravo essere, ce l’avevo fatta!

 

Gradualmente siamo scivolati in un tempo senza tempo, senza pressioni, senza tensioni, fatto unicamente di pratica, di nutrimento di anima e corpo, di apertura graduale di ogni cellula mentale e fisica in un ambiente amico e accogliente.

 

Le condizioni esterne non erano le più favorevoli: freddo e grande umidità in ambienti privi di riscaldamento. Venendo dal comfort delle case italiane, dall’eccesso di riscaldamento delle nostre dimore milanesi, i primi due giorni sono stati difficili finché ho deciso consapevolmente di accogliere questa asperità come opportunità di rendere il mio corpo più forte, capace di reagire ad un freddo costante. In effetti dopo pochi giorni le resistenze interiori all’ambiente esterno si sono affievolite e la sensazione di contrasto verso il freddo si è tramutata in uno stare con naturalezza e sintonia. Mi accorgevo di quanto i comforts dei quali sono circondata per vivere meglio avessero assopito la mia capacità interiore di termo-regolazione, durante tutta la vita avevo delegato ad essi il potere di farmi stare bene, invece di attivare il potere dormiente che in ciascuno di noi è capace di sintonizzarci con ogni situazione. E’ stato anche sorprendente verificare come sia possibile aprire velocemente la mente e recuperare. L’apertura, per la quale non trovo un sinonimo adeguato, ampliare la volontà di accogliere, è la chiave.

 

L’amorevolezza dei maestri accendeva, ogni mattina al risveglio, il desiderio di uscire dal calore delle coperte avvolgenti per andare nella fredda sala di pratica. La loro voce spegneva in me ogni malessere permettendomi di ricevere a cuore aperto tutto.

 

Le giornate si susseguivano cadenzate, dapprincipio con momenti di pausa nei quali, anche su consiglio degli insegnanti, andavamo immediatamente a dormire per recuperare dalla stanchezza accumulata nello stress delle nostre vite dominate da una mente irrequieta. Finché, dopo una decina di giorni, è stato naturale sentire di non aver più bisogno di così tanto sonno e abbiamo aumentato le ore di pratica individuale, dalle sette iniziali (fra teoria e metodi) a otto, nove e oltre.

 

Il ritmo delle pratiche, la voce degli insegnanti, mi trasmettevano una grande calma, rallentando l’attività interiore mentale e organica, sino a trovare punti di immobilità e silenzio nei quali scoprire la serenità e la piena soddisfazione. Come fossimo strumenti musicali diversi, ognuno da accordare per risuonare in armonia con l’altro, così si cominciava creando il campo di qi, per ritrovarci “mind to mind and heart to heart” nel silenzio dell’universo, per scoprire confini ogni giorno diversi, dentro e fuori di noi. Gradualmente aprendo porte che non sapevamo esistessero, girando chiavi per accedere a nuovi spazi, sempre più vasti, sempre più invitanti, sempre più conosciuti.

 

Attraversati da emozioni di ogni tipo ma sempre sereni nella consapevolezza di essere osservatori di noi stessi, scoprivamo un centro nel quale rifugiarsi per trovare stabilità, “mind home, mind bedroom”, nella ripetizione di esercizi e movimenti solo apparentemente uguali, in realtà ogni giorno nuovi, ogni volta diversi.

 

Sento che il corpo è pieno di portali che ci permettono di accedere all’infinito. Attraverso gli esercizi impariamo ad attivare organi e funzioni ora sopite, in attesa semplicemente di essere utilizzati per portarci a vivere con pienezza la nostra dimensione di uomini e donne. Ho coltivato in me la disponibilità all’ascolto, ad accogliere chi ad una conoscenza superficiale mi era sembrato antipatico, a modificare atteggiamenti che, come vecchi abiti, non mi andavano più bene e che ho voluto abbandonare per potermi svuotare e liberare da tensioni che limitano e chiudono la mente.

 

I compagni di corso sono diventati una famiglia nella quale aprirmi e perdere ogni timore, un ambiente protetto dove dare alla luce nuove parti di me, libera da armature difensive perché inutili e dannose, una famiglia che non giudica perché riconosce in me un aspetto di ognuno, senza più separazione.

 

I maestri ci hanno guidati con umiltà e autorevolezza, con saggezza e pazienza ma con tanta allegria. Mai avrei pensato di divertirmi e ridere di continuo in un ambiente di “ricerca spirituale”. “Happy time” è stata una grande scoperta: ritrovare la leggerezza di un bambino che vive il gioco con presenza, senza preoccuparsi di cosa penseranno gli altri, di cosa si farà dopo, ma gustandosi il momento nella sua eternità.

 

L’insegnamento più importante che ho riportato a casa è la capacità di rilassarmi, “lasciate ogni tensione o voi ch’entrate” mi vien da dire fra me e me quando voglio accedere, non all’inferno, ma al paradiso: uno stato libero da tensioni, di armonia con me stessa, con gli altri e con tutti gli impegni della giornata.

 

Ora quando pratico cerco di ritrovare soprattutto questo: il rilassamento profondo che dà accesso a tutto, che è la dissoluzione dei confini corporei per connettersi alla natura e allo spazio intergalattico, all’armonia. Una dissoluzione che porta a trovare l’infinito all’interno, pur nell’assenza di un dentro e di un fuori. Ho ritrovato la sacralità del corpo come strumento attraverso il quale conoscere me stessa e gli altri, la salute del corpo e il corretto funzionamento degli organi come punto di partenza per esplorazioni lontane.

 

 

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