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Le tracce del Qigong nella letteratura: Zhuāngzi 庄子(1)

Mer27Mar2019

Le tracce del Qigong nella letteratura: Zhuāngzi 庄子(1)

Da Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录(Le tracce del Qigong nella letteratura) del 1988, del Dott. Pàng Míng庞明.

Traduzione di A. Carloni

Ripetiamo l’introduzione del Dott. Pàng Míng庞明 all’inizio di ogni nuovo articolo, a seguire i brani numerati.

Introduzione.

Il Qìgōng 气功del nostro Paese ha una lunga storia, il cui punto d’inizio preciso resta ancora da scoprire. Dalle fonti letterarie possiamo evincere che il Qìgōng 气功era già praticato all’epoca degli Stati Combattenti1 e probabilmente anche prima. Questa disciplina permeava fin dall’inizio l’ambito medico, igienico, marziale ecc. e costituisce una vera e propria perla della cultura antica della nostra madrepatria. Nei vasti e voluminosi scritti delle antiche scuole filosofiche si ritrovano brillanti esposizioni riguardo al Qìgōng 气功(anche se anticamente non aveva questo nome). Il linguaggio, tuttavia, non può esprimere pienamente tutti gli aspetti di questa pratica: perciò le metafore, spesso oscure e difficili da comprendere, sono numerosissime. Per uno studio approfondito del Qìgōng 气功, senza la presunzione di poter esaurire l’argomento, ho raccolto i passi dei testi antichi che fanno riferimento agli aspetti teorici, pratici e metodologici del Qìgōng 气功, alle capacità specifiche raggiunte attraverso l’esercizio e ai suoi legami con la medicina. Data la vastità dell’argomento si tratta di un lavoro senz’altro limitato, in cui è difficile evitare gli errori: spero che possa essere considerato uno spunto per ulteriori studi.

1 475-221 a.e.v.

Zhuāngzi 庄子(prima parte)

(edizione italiana di riferimento: Adelphi)

Dal capitolo tre, Nutrire la vita.

Il macellaio posò il coltello e disse: “Amo il Dào e così miglioro nella mia arte. All’inizio della mia carriera non vedevo che il bue. Dopo tre anni di pratica, non vedevo

più il bue. Adesso è il mio spirito che opera, più che i miei occhi. I miei sensi non agiscono più, ma soltanto il mio spirito. Conosco la conformazione naturale del bue e attacco solo gli interstizi. Non scalfisco mai né le vene né le arterie, né i muscoli, né i nervi, né a maggior ragione le grandi ossa!

Dal capitolo sei, La scuola del primo principio.

Che cos’è l’uomo perfetto? L’uomo perfetto dell’Antichità non opprimeva la minoranza, non sfoggiava il proprio successo e non cercava adulatori. Era un uomo che non si rammaricava per i propri errori né si inorgogliva delle sue buone azioni. Era un uomo che non tremava per le vertigini se si trovava in un luogo alto, non era bagnato dall’acqua, non si bruciava nel fuoco, perché era giunto a un tale grado nel Tao. Nell’Antichità, l’uomo perfetto non sognava durante il sonno; e non aveva preoccupazioni al suo risveglio; non faceva pasti troppo saporiti. Respirava molto profondamente, e la respirazione gli proveniva dai talloni; mentre la respirazione degli uomini comuni proviene solo dalla gola. Chiunque è schiavo delle proprie passioni erutta le parole come se vomitasse.

Dal capitolo tredici, La via del cielo.

“Ancorato il suo cuore nell’unità, egli diventa re dell’universo. Nessuno spirito cattivo vive in lui; la sua anima è sempre desta. Ancorato il suo cuore nell’unità, tutti gli esseri gli si sottomettono”. Ciò vuol dire che, avendo trovato il vuoto e la quiete, li estende a tutto l’universo e li comunica a tutti gli esseri: è quel che viene chiamata la gioia del cielo.

Dal capitolo otto, Piedi palmatiCosì l’uomo dall’udito fino non sente altro l’altro, ma se stesso; l’uomo chiaroveggente non vede l’altro, ma se stesso.

Dal capitolo quindici, Torturarsi lo spirito.

Chi soffiando ora con forza ora con dolcezza, espira e aspira, espelle l’aria viziata e assorbe l’aria pura, si appende come fa l’orso e si stira come fa l’uccello, cerca solo la longevità. E’ questo l’ideale di coloro che vogliono nutrire il proprio corpo stendendolo e contraendolo. Il miglior esempio ce lo dette Péng Zǔ 彭祖.

...Il santo vive secondo l’azione del cielo, la sua morte è solo una metamorfosi. La sua immobilità partecipa dell’Oscurità, il suo movimento partecipa della Luce....Rimanere puro, senza mischiarsi, essere calmo e uno senza modificarsi, disinteressarsi delle cose e non agire, regolare la propria attività sul movimento del cielo, è questa l’arte di nutrire lo spirito.161...La purezza e la semplicità conservano lo spirito nel suo stato originario. Chi può così conservarlo ne preserva l’integrità; questa, facendosi più profonda e più estesa, si identifica con l’ordine del cielo.Un proverbio dice: “L’uomo comune dà importanza alla ricchezza; il letterato austero preferisce la fama; il saggio tende verso il suo ideale; per il Santo ha valore la propria vitalità”. Semplicità è ciò che esclude qualsiasi miscuglio, purezza è ciò che non corrompe l’anima. Chi possiede in sé purezza e semplicità è un uomo vero.

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