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Le tracce del Qigong nella letteratura - Zhuangzi (seconda parte)

Gio25Apr2019

Le tracce del Qigong nella letteratura - Zhuangzi (seconda parte)

Da Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录(Le tracce del Qigong nella letteratura) del 1988, del Dott. Pàng Míng庞明.

Traduzione di A. Carloni

Ripetiamo l’introduzione del Dott. Pàng Míng庞明 all’inizio di ogni nuovo articolo, a seguire i brani numerati.

Introduzione.

Il Qìgōng 气功del nostro Paese ha una lunga storia, il cui punto d’inizio preciso resta ancora da scoprire. Dalle fonti letterarie possiamo evincere che il Qìgōng 气功era già praticato all’epoca degli Stati Combattenti1 e probabilmente anche prima. Questa disciplina permeava fin dall’inizio l’ambito medico, igienico, marziale ecc. e costituisce una vera e propria perla della cultura antica della nostra madrepatria. Nei vasti e voluminosi scritti delle antiche scuole filosofiche si ritrovano brillanti esposizioni riguardo al Qìgōng 气功(anche se anticamente non aveva questo nome). Il linguaggio, tuttavia, non può esprimere pienamente tutti gli aspetti di questa pratica: perciò le metafore, spesso oscure e difficili da comprendere, sono numerosissime. Per uno studio approfondito del Qìgōng 气功, senza la presunzione di poter esaurire l’argomento, ho raccolto i passi dei testi antichi che fanno riferimento agli aspetti teorici, pratici e metodologici del Qìgōng 气功, alle capacità specifiche raggiunte attraverso l’esercizio e ai suoi legami con la medicina. Data la vastità dell’argomento si tratta di un lavoro senz’altro limitato, in cui è difficile evitare gli errori: spero che possa essere considerato uno spunto per ulteriori studi.

1 475-221 a.e.v.

Zhuāngzi 庄子(seconda parte)

Dal capitolo sedici, Correggere la natura.

Gli Antichi che coltivavano il Tao nutrivano la loro intelligenza con la calma. Se in loro l’intelligenza non agiva più per se stessa, è perché nutrivano la calma con l’intelligenza. Se in loro intelligenza e calma si nutrivano reciprocamente, l’armonia e l’ordine sgorgavano dalla loro natura.

Dal capitolo undici, Lasciar fare e tollerare.

“Ho sentito dire, maestro, che siete giunto alla via suprema. Così oso domandarvi come governare noi stessi, per vivere a lungo”.“La vostra domanda è eccellente” disse il maestro Guǎng-chéng 广成alzandosi bruscamente. “Avvicinatevi, vi spiegherò che cos’è la via suprema. La sua essenza è profonda e oscura, la sua vetta confusa e segreta. Non guardate nulla, non ascoltate nulla e mantenete il vostro spirito nella quiete: il vostro corpo si perfezionerà da sé. Siate calmo e puro, non affaticate il vostro corpo, non agitate la vostra anima e vivrete a lungo. Che i vostri occhi non vedano nulla, che le vostre orecchie non odano nulla, che il vostro spirito non conosca nulla, che la vostra anima vegli sul vostro corpo, allora vivrete a lungo. Vegliate sul vostro interiore, chiudetevi a ciò che è esteriore. Perché volere troppo apprendere porta alla rovina. Venite con me al di là della grande luce e giungerete alla sorgente della luce suprema. Oltrepassate con me la porta dell’oscurità e scenderete alla sorgente della oscurità suprema. Il cielo e la terra hanno le loro funzioni; l’oscurità e la luce hanno le loro risorse. Applicatevi soltanto a vegliare sulla vostra persona e tutti gli esseri fioriranno da soli. Io mi ricollego all’unità originaria dell’universo e adotto l’armonia dell’oscurità e della luce: per questo ho coltivato la mia persona per milleduecento anni senza che il mio corpo ne sia stato affaticato”.

Dal capitolo dodici, Cielo e terra.“Vorrei che mi parlaste dell’uomo dallo spirito soprannaturale”.

“Quest’uomo ha cavalcato la luce, e in essa si è annientato insieme con il proprio corpo. Si dice che i suoi raggi rischiarino l’immensità. Giunge al limite del proprio destino e delle proprie possibilità. L’universo intero ne è ricolmo di gioia, tutti gli affanni del mondo scompaiono e tutti gli esseri ritrovano la loro natura originaria. Ciò si chiama identificarsi con l’indistinzione primordiale.

Dal capitolo tredici, La via del cielo.

Non perché cerchi la tranquillità come un bene, ma perché nessuno, fra tutti gli esseri, può più commuovere il suo cuore....Se la tranquillità dell’acqua permette di riflettere le cose, di che cosa non è capace quella dello spirito? Com’è tranquillo, lo spirito del Santo! E’ lo specchio dell’universo e di tutti gli esseri. Il vuoto, la tranquillità, il distacco, la noncuranza, il silenzio, il non agire sono la livella dell’equilibrio dell’universo, la perfezione della via e della virtù.

Dal capitolo diciannove, Avere piena comprensione della vita.Maestro Lièzi 列子chiese a Guān Yǐn 关尹: “L’uomo perfetto non asfissia quando

nuota sott’acqua; non brucia quando cammina sul fuoco: non trema di vertigini quando si innalza al disopra di tutti gli esseri del mondo. Permettetemi di chiedervi come giunga a una simile invulnerabilità?”.“Ciò deriva,” rispose Guān Yǐn 关尹“dall’aver conservato puro il proprio soffio”.

Dal capitolo ventitre, Gēng Sāng Chǔ 庚桑楚.

Ma chi esce senza radice, chi rientra senza apertura, chi ha la realtà senza il luogo, chi ha la lunghezza senza radice né rami, ciò grazie al quale ogni essere esce senza che vi sia un’apertura, possiede la realtà. Colui che possiede la realtà senza il luogo è lo spazio, colui che possiede la lunghezza senza radice né rami è il tempo. C’è la vita, c’è la morte. C’è l’uscita, c’è l’entrata. L’uscita e il rientro privi di forme visibili sono detti la porta del cielo. La porta del cielo è il non essere da dove sorgono tutti gli esseri del mondo...

Non ci si deve gonfiare di ambizione. Bisogna evitare gli errori del cuore, lasciare che la virtù si manifesti e non intralci la via. Le dignità e le ricchezze, la preminenza e l’autorità, la fama e l’interesse, questi sei desideri gonfiano l’ambizione dell’uomo. L’odio e il desiderio, la gioia e la collera, la tristezza e il piacere, queste sei passioni ostacolano la virtù. Accettare e rifiutare, prendere e dare, intelligenza e capacità, queste sei aspirazioni impediscono l’accesso alla via. Colui che non è mosso da queste ventiquattro passioni umane si manterrà in perfetto equilibrio; la sua anima sarà serena, chiaroveggente e umile. Non agisce, ma tutto si compie attraverso di lui.

Dal capitolo ventiquattro, Xú Wú Guǐ 徐無鬼.

Per questo, egli non si avvicina troppo alle persone, ma evita anche di allontanarsene troppo. Conserva la sua virtù, mantiene il suo equilibrio e si adatta agli uomini. Questi è chiamato l’uomo perfetto. Respinge la conoscenza della formica, realizza il progetto del pesce e rifiuta l’intenzione della pecora.

Colui che guarda soltanto entro i limiti dei suoi occhi, ascolta soltanto entro i limiti delle sue orecchie, si immagina soltanto entro i limiti del suo spirito, un uomo simile possiede un suo esemplare equilibrio e un suo adattamento dinamico.

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