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Le tracce del Qìgōng nella letteratura: Zhuāngzi (terza parte)

Mer29Mag2019

Le tracce del Qìgōng nella letteratura: Zhuāngzi (terza parte)

 Da Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录(Le tracce del Qigong nella letteratura) del 1988, del Dott. Pàng Míng庞明.

Traduzione di A. Carloni

Ripetiamo l’introduzione del Dott. Pàng Míng庞明 all’inizio di ogni nuovo articolo, a seguire i brani numerati.

Introduzione.

Il Qìgōng 气功del nostro Paese ha una lunga storia, il cui punto d’inizio preciso resta ancora da scoprire. Dalle fonti letterarie possiamo evincere che il Qìgōng 气功era già praticato all’epoca degli Stati Combattenti1 e probabilmente anche prima. Questa disciplina permeava fin dall’inizio l’ambito medico, igienico, marziale ecc. e costituisce una vera e propria perla della cultura antica della nostra madrepatria. Nei vasti e voluminosi scritti delle antiche scuole filosofiche si ritrovano brillanti esposizioni riguardo al Qìgōng 气功(anche se anticamente non aveva questo nome). Il linguaggio, tuttavia, non può esprimere pienamente tutti gli aspetti di questa pratica: perciò le metafore, spesso oscure e difficili da comprendere, sono numerosissime. Per uno studio approfondito del Qìgōng 气功, senza la presunzione di poter esaurire l’argomento, ho raccolto i passi dei testi antichi che fanno riferimento agli aspetti teorici, pratici e metodologici del Qìgōng 气功, alle capacità specifiche raggiunte attraverso l’esercizio e ai suoi legami con la medicina. Data la vastità dell’argomento si tratta di un lavoro senz’altro limitato, in cui è difficile evitare gli errori: spero che possa essere considerato uno spunto per ulteriori studi.

1 475-221 a.e.v.

Zhuāngzi 庄子(terza parte)

Dal capitolo trentadue, Liè Yù Kòu 列御寇.

Il peggior nemico dell’uomo è di avere coscienza delle proprie qualità, perché ciò lo rende arrogante. Diventato arrogante, non cessa di guardare a se stesso, e ciò lo porta alla rovina.

Dal capitolo trentatre, Le scuole nel mondo.

Come nascono i Santi? Come si formano i re? Tutto procede dall’Uno. Colui che non si allontana dal principio si chiama uomo celeste; colui che non si allontana dall’essenza si chiama uomo ispirato; colui che non si allontana dalla propria verità innata si chiama uomo perfetto; colui che assume come principio il cielo, come base la virtù, come porta il Dào , e pronostica i cambiamenti e le trasformazioni, si chiama Santo.

...Pensare che il principio sia la quintessenza, e le cose grossolane. Considerare che l’accumulo è insufficienza; essere altrettanto distaccato e altrettanto indipendente degli spiriti e delle intelligenze superiori: c’era anche questo nel metodo del Tao degli Antichi. A Guān Yǐn 关尹e a Lǎo Dān 老聃, che ne erano giunti a conoscenza, piacque. La loro dottrina era costruita sul nulla e sull’essere costanti che si ricongiungevano all’unità suprema. Il loro comportamento esteriore era debolezza e umiltà. La loro realtà interiore era di essere vuoti e inoffensivi verso tutti gli esseri. Guān Yǐn 关尹diceva: “Non legatevi al vostro io, e le cose appariranno quali esse sono. Il vostro movimento sia simile a quello dell’acqua, la vostra immobilità simile a quella dello specchio, la vostra risposta simile all’eco; siate fuggitivi come il nulla che non c’è, sereni come l’acqua pura. Chi rende se stesso simile agli altri vi si adatterà. Chi si impone verrà sconfitto. Non superate mai gli altri, tenetevi sempre indietro.”Lǎo Dān 老聃diceva: “ Conosci il maschile, aderisci al femminile, sii l’abisso del mondo; conosci la gloria, aderisci alla disgrazie, sii la valle del mondo”. La gente cerca i primi posti, lui soltanto occupa l’ultimo: “Accetto” dice “l’immondezza del mondo”. La gente si arricchisce, lui soltanto si spoglia. Poiché nulla egli possiede, vive nell’abbondanza, simile a una montagna. Possiede la pace interiore, si comporta con parsimonia. Pratica il non agire e non si cura dell’abilità. Tutti aspirano alla felicità; egli si piega per restare integro: “Potrei forse sfuggire al rimprovero degli altri uomini?” dice. Egli ha per base la profondità, l’economia per regola. “Tutto ciò che si indurisce sarà distrutto; tutto ciò che si affila sarà smussato”. Si mostrò sempre tollerante verso gli esseri, e non fece alcun male agli uomini.Benché non abbiano raggiunto il sommo della perfezione, Guān Yǐn 关尹e a Lǎo Dān 老聃furono tuttavia gli spiriti vasti, grandi e veri dell’Antichità.

Fuggevole e incorporea, la realtà cambia incessantemente e non contiene nulla che sia stabile. Si è morti? Si è vivi? Il cielo e la terra sono tutt’uno? E dove vanno gli spiriti e le intelligenze superiori? Dove si va, alla cieca? E dove si arriva, di colpo? Tra tutti gli esseri che si manifestano nell’universo, non se ne scorge uno solo che si meriti che si ritorni a lui. C’era anche questo nel metodo del tao degli Antichi. A Zhuāng-zi 庄子, che ne era giunto a conoscenza, piacque.

Egli si esprime con discorsi stravaganti, con parole insolite, con espressioni senza testa né coda, troppo libere, a volte, ma senza parzialità, perché la sua dottrina non intende presentare punti di vista particolari. Giudica il mondo troppo fangoso per essere espresso in discorsi seri. Per questo egli pensa che le parole di circostanza siano prolisse, che le parole che hanno peso abbiano una loro verità, ma che soltanto le parole rivelatrici abbiano un potere evocativo senza limiti.

Benché egli comunichi con l’anima dell’universo, non si mostra sdegnoso verso gli esseri. Si guarda dall’approvare e dal biasimare; così, vive in pace con tutti.

Dal capitolo sei, La scuola del primo principio.

“Faccio progressi”.“Che cosa vuol dire questo?”.“Dimentico il rito e la musica”.“Ciò è bene, ma non è sufficiente”.Un altro giorno ancora Yán Huí 颜回incontrò di nuovo il suo maestro e gli disse: “Mi siedo e dimentico tutto”.Zhòng-ní 仲尼ne provò un sentimento di rispetto e chiese: “Che cosa intendi dicendo che ti siedi e dimentichi tutto?”.Yán Huí 颜回rispose: “ Che mi spoglio del mio corpo, cancello i miei sensi, abbandono ogni forma, sopprimo ogni intelligenza, mi unisco con colui che abbraccia tutto, ecco quello che intendo dicendo che mi siedo e dimentico tutto”.174

Dal capitolo quattro, Il mondo degli uomini.

“Permettete che vi chieda in che cosa consiste”.“Concentrati,” disse Zhòng-ní 仲尼“non ascoltare con i tuoi orecchi ma con il cuore, non ascoltare con il cuore ma con il qì. Gli orecchi si limitano ad ascoltare, il cuore si limita a rappresentare se stesso. Il qì, che è il vuoto, può conformarsi agli oggetti esteriori. E’ sul vuoto che si modella il Dào . Il vuoto è il digiuno del cuore.”

 

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