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Le tracce del Qìgōng nella letteratura: Lǎozi 老子 (2)

Mar23Lug2019

Le tracce del Qìgōng nella letteratura: Lǎozi 老子 (2)

Da Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录(Le tracce del Qigong nella letteratura) del 1988, del Dott. Pàng Míng庞明.

Traduzione di A. Carloni

Ripetiamo l’introduzione del Dott. Pàng Míng庞明 all’inizio di ogni nuovo articolo, a seguire i brani numerati.

Introduzione.

Il Qìgōng 气功del nostro Paese ha una lunga storia, il cui punto d’inizio preciso resta ancora da scoprire. Dalle fonti letterarie possiamo evincere che il Qìgōng 气功era già praticato all’epoca degli Stati Combattenti1 e probabilmente anche prima. Questa disciplina permeava fin dall’inizio l’ambito medico, igienico, marziale ecc. e costituisce una vera e propria perla della cultura antica della nostra madrepatria. Nei vasti e voluminosi scritti delle antiche scuole filosofiche si ritrovano brillanti esposizioni riguardo al Qìgōng 气功(anche se anticamente non aveva questo nome). Il linguaggio, tuttavia, non può esprimere pienamente tutti gli aspetti di questa pratica: perciò le metafore, spesso oscure e difficili da comprendere, sono numerosissime. Per uno studio approfondito del Qìgōng 气功, senza la presunzione di poter esaurire l’argomento, ho raccolto i passi dei testi antichi che fanno riferimento agli aspetti teorici, pratici e metodologici del Qìgōng 气功, alle capacità specifiche raggiunte attraverso l’esercizio e ai suoi legami con la medicina. Data la vastità dell’argomento si tratta di un lavoro senz’altro limitato, in cui è difficile evitare gli errori: spero che possa essere considerato uno spunto per ulteriori studi.

1 475-221 a.e.v.

Lǎozi Dàodéjīng 老子道德经 (seconda parte)

Dal capitolo sedici.

Raggiungi il vuoto estremo e conserva una rigorosa tranquillità.Raggiungendo un vuoto estremo e conservando una rigorosa tranquillità, mentre i diecimila esseri tutti insieme si dibattono attivamente, io contemplo il loro ritorno (nel nulla).Infatti gli esseri fioriscono e (poi) ognuno torna alla propria radice. Tornare alla propria radice si chiama la tranquillità; ciò vuol dire deporre il proprio compito. Deporre il proprio compito è una legge costante. Colui che conosce questa legge si chiama illuminato.

Capitolo ventuno.

Le manifestazioni della grande Virtù procedono unicamente dalla Via. La Via è qualcosa di assolutamente vago e inafferrabile. Benché inafferrabili e vaghe, all’interno di essa vi sono delle immagini. Benché impenetrabili e oscuri, all’interno di essa vi sono dei germi. Questi germi sono molto reali: all’interno di essi risiede l’infallibilità, sicché, dall’antichità fino a oggi, questo termine (Via) per esprimere l’origine comune non è stato abolito. Come posso sapere io che tale è l’origine comune? Da questo.

Dal capitolo venticinque.

Prima della formazione del cielo e della terra c’era qualcosa in stato di fusione. Tranquilla e immateriale, essa esiste da sola e non muta (carattere); essa circola ovunque senza stancarsi. Si può considerarla come la Madre di Tutto-sotto-il-cielo. Io non ne conosco il (vero) nome, ma la designo col nome di “Via”. Sforzandomi per quanto possibile di definirla con un nome, la chiamo “grande”. “Grande” significa “procedere”, “procedere” significa “allontanarsi”; “allontanarsi” significa tornare (al proprio contrario).

Dal capitolo ventotto.

Colui che si riconosce gallo ma si comporta come una gallina è il burrone del mondo. Egli è il burrone del mondo; la “Virtù” (“forza”, Tê) non ne scorre mai via. Egli ritorna allo stato di lattante.Colui che conosce il bianco ma si attiene al nero è la misura del mondo. Egli è la misura del mondo; la “Virtù” costante non gli manca. Egli ritorna allo stato in cui non ci sono poli (di opposizione).

Colui che conosce l’onore ma resta nella vergogna è la valle del mondo. Egli è la valle del mondo; la “Virtù” costante è sufficiente.

Dal capitolo trentasette.

La Via è costantemente inattiva, eppure non c’è niente che non si faccia.Se a questo potessero attenersi i re vassalli, i diecimila esseri si svilupperebbero da soli. Se, durante questo sviluppo, i desideri diventassero attivi, io li conterrei per mezzo della semplicità del senza nome....In verità diventerebbero anch’essi privi di desideri. Essendo privi di desideri, diventerebbero tranquilli, e l’impero di consoliderebbe da solo.

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