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Le tracce del Qìgōng nella letteratura Lǎozi 老子 (3)

Mer11Set2019

Le tracce del Qìgōng nella letteratura Lǎozi 老子 (3)

Da Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录 (Le tracce del Qigong nella letteratura) del 1988, del Dott. Pàng Míng庞明.

Traduzione di A. Carloni

Ripetiamo l’introduzione del Dott. Pàng Míng庞明 all’inizio di ogni nuovo articolo, a seguire i brani numerati.

 

Introduzione.

Il Qìgōng 气功 del nostro Paese ha una lunga storia, il cui punto d’inizio preciso resta ancora da scoprire. Dalle fonti letterarie possiamo evincere che il Qìgōng 气功 era già praticato all’epoca degli Stati Combattenti1 e probabilmente anche prima. Questa disciplina permeava fin dall’inizio l’ambito medico, igienico, marziale ecc. e costituisce una vera e propria perla della cultura antica della nostra madrepatria. Nei vasti e voluminosi scritti delle antiche scuole filosofiche si ritrovano brillanti esposizioni riguardo al Qìgōng 气功 (anche se anticamente non aveva questo nome). Il linguaggio, tuttavia, non può esprimere pienamente tutti gli aspetti di questa pratica: perciò le metafore, spesso oscure e difficili da comprendere, sono numerosissime. Per uno studio approfondito del Qìgōng 气功, senza la presunzione di poter esaurire l’argomento, ho raccolto i passi dei testi antichi che fanno riferimento agli aspetti teorici, pratici e metodologici del Qìgōng 气功, alle capacità specifiche raggiunte attraverso l’esercizio e ai suoi legami con la medicina. Data la vastità dell’argomento si tratta di un lavoro senz’altro limitato, in cui è difficile evitare gli errori: spero che possa essere considerato uno spunto per ulteriori studi. 

 

1 475-221 a.e.v. 

 

Lǎozi Dàodéjīng 老子道德经 (terza parte)

 

Dal capitolo trentanove.

La conoscenza è solo un fiore superficiale della Via, e l’inizio della stoltezza

Dal capitolo quarantadue.

I diecimila esseri si scostano dall’elemento Yin e abbracciano l’elemento Yang.

Dal capitolo quarantasette.

Senza uscire dalla porta, conoscere il mondo!Senza guardare dalla finestra, vedere la Via del cielo!

 

Capitolo cinquantadue.

Tutto-sotto-il-cielo ha un inizio che si può considerare come la Madre di Tutto-sotto-il- cielo. Quando si trova la madre, attraverso di essa si possono conoscere i figli. Quando si conoscono i figli, se di nuovo ci si affida alla madre, non si corrono pericoli fino alla fine della propria vita.

Tappa le entrate, chiudi le porte, e per lo sviluppo (naturale) del tuo corpo le tue forze non si esauriranno. Apri le entrate, favorisci le attività, e per lo sviluppo (naturale) del tuo corpo sarai senza aiuto.Percepire ciò che è piccolo vuol dire avere la visione; attenersi al debole vuol dire essere forti.

Usando la propria luce, se si fa di nuovo ricorso alla propria visione, non si espone il proprio corpo alla calamità. Questo si chiama: applicarsi a ciò che è costante.

 

Dal capitolo cinquantacinque.

La pienezza di colui che è impregnato della Virtù è simile a quella di un lattante. Gli insetti velenosi non lo pungono, gli animali selvaggi non lo graffiano, i rapaci non lo ghermiscono. Sebbene le sue ossa siano deboli e i suoi muscoli molli, egli stringe con forza. Sebbene non conosca ancora niente dell’unione del maschio e della femmina, il suo membro si erge. Questo avviene a causa del completo sviluppo (in lui) dell’essenza fine. Sebbene gridi tutto il giorno, non diventa rauco. Questo avviene a causa del completo sviluppo (in lui) dell’armonia naturale.

Conoscere l’armonia naturale si dice essere costanti. Conoscere la costanza si dice essere illuminati.Allungare la vita si dice nefasto.Se il cuore controlla il soffio vitale, ciò si dice: essere rigidi.

Capitolo cinquantanove.

Per governare gli uomini e servire il cielo, niente vale quanto la moderazione.Proprio perché c’è moderazione, questo significa dedicarsi (alla Via) di buon’ora. Dedicarsi (alla Via) di buon’ora significa raccogliere una doppia provvista di Virtù. Quando si è raccolta una doppia provvista di Virtù, non esiste nulla di cui non si sia capaci. Quando non esiste nulla di cui non si sia capaci, nessuno conosce i limiti fino ai quali (si può giungere). Quando nessuno conosce i propri limiti, si può possedere un regno. La “madre” grazie alla quale si possiede il regno può sussistere a lungo.Vale a dire che una radice profonda e una base solida sono la via per (ottenere) longevità e durevolezza.

 

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