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Aneddoti sul qigong: Grandi risultati da una pratica scadente

Mar30Nov2010

Aneddoti sul qigong: Grandi risultati da una pratica scadente

Diversi anni fa un amico aprì un corso di qigong e decisi di andare ad aiutarlo. Il mio aiuto consisteva nel correggere la forma esterna e intervenivo solo quando necessario. Siccome il gruppo era molto numeroso, un solo insegnante non era in grado di curare il movimento di ognuno e quindi aveva bisogno di qualcuno che assistesse a questo aspetto. Il corso insegnava Pengqi guanding fa. I movimenti di questo esercizio sono piuttosto semplici: si comincia in piedi, poi le braccia si alzano in avanti e di lato dove eseguono i movimenti di laqi e tui-rou nell'intento di innalzare il livello di salute delle funzioni corporee attraverso una più profonda unione con lo hunyuanqi.

Siccome i movimenti non sono complicati, l'insegnante chiedeva agli allievi di eseguirli al meglio delle loro possibilità. Ciò comprendeva ad esempio, nel momento in cui era richiesto, di dover sostenere le braccia in linea orizzontale appropriatamente, o, sempre quando richiesto, di sollevare i palmi con un angolo di 90° fra avambraccio e palmo. Al contempo il tronco doveva rimanere in posizione eretta, senza perdere il rilassamento e l'allineamento. Tutti, eccetto uno studente di mezza età, praticavano in modo diligente. A costui bastava chiudere gli occhi un momento e i movimenti risultavano tutti sbagliati e approssimativi. Se praticava in prima fila, tutti erano in grado di vedere i suoi errori. Se lo aiutavo a correggere gli errori, appena mi giravo vedevo che tutto tornava come prima, con una mano che puntava in alto e una in basso.

Chiedevo: “Pensi che i movimenti siano difficili”? E rispondeva: “Non sono difficili”. E allora io chiedevo: “Quando pratichi presti attenzione a chi ti sta di fianco per vedere se i movimenti sono corretti?”. E lui: “Quando pratico non presto attenzione agli altri, faccio solo i miei movimenti”.

Dopo questa discussione, raramente andavo a correggere i suoi movimenti e lo lasciavo sperimentare liberamente. In questo modo, giorno dopo giorno, nella classe succedeva una scena piuttosto comica: i movimenti di tutti avvenivano all'unisono, eccetto quelli di uno che costantemente andava fuori tempo e in più sembrava completamente a suo agio in questo. Ogni volta che vedevo questa scena facevo a fatica a trattenermi, ma non osavo ridere apertamente.

Giunti alla fine del corso, tutti si scambiavano le esperienze di pratica parlando con espressioni banali di quanto il corpo fosse in salute o di come la mente fosse libera. Solo una persona usava dei toni entusiasti: “Da questa volta credo veramente nel qigong perché dopo la pratica il disturbo delle gengive sanguinanti è finalmente sparito. Questo disturbo è durato per più di 10 anni e nemmeno il medico in passato è riuscito a fare alcunché”.

Allora gli ho chiesto: “In quale momento hai notato questo positivo cambiamento?”. E lui: “Durante la seconda settimana ho notato che lavandomi i denti non usciva più sangue”. Dopo averlo ascoltato tutti erano commossi e ammiravano il grande risultato della sua pratica. Solo io rimanevo perplesso: “grandi risultati da una pratica scadente”.

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