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Esperienze: uso del laqi

Mer27Apr2011

Esperienze: uso del laqi

La mia pratica è abbastanza giovane perché ho iniziato da circa due anni. L’incontro con il zhineng qigong però ha rappresentato un vero mutamento nella mia vita perché nuove prospettive si sono aperte, sia in termini di vita personale che interiore. Ho pian piano capito che esiste la possibilità del cambiamento e che tutto ciò che ci circonda si può continuamente re-interpretare, in un processo sempre nuovo. Credo che lasciare spazio, in noi, a questo tipo di consapevolezza è già un grande e bell’obiettivo. Il qigong per me è un lungo cammino. Quando ho iniziato, non avevo una motivazione ben definita, praticare era come rispondere al richiamo di qualcosa, di cui sconoscevo i termini: era comunque qualcosa che dovevo assolutamente fare. Era un po’ l’intuito contro la ragione e, nonostante la mia tendenza a dover sempre razionalizzare tutto, mi sono lasciata guidare. Altre spiegazioni non ne avevo. La mia pratica era più che altro volta alla ricerca di un benessere mentale, ricordo che un giorno presi la decisione di allontanare anche l’uso di medicinali, di cui solitamente facevo abuso per problemi vari e soprattutto di cefalea, per sperimentare come il mio organismo potesse mettere in atto da solo le capacità di rigenerarsi e riconquistare salute. Mi aveva colpito molto, studiando, il fatto che l’uomo e l’universo sono in così stretto contatto, microcosmo e macrocosmo che interagiscono e si muovono in armonia. E’ una riflessione che faccio sempre prima di iniziare una pratica. Un giorno, durante dei controlli medici, mi hanno fatto fare un ecocardiogramma: ho scoperto di avere un problema al cuore. Ecco perché dovevo praticare. Le sensazioni che ho provato sono state così tante e differenti…penso che a volte la malattia metta a stretto contatto con la propria umanità e fragilità e ci costringa a fare i conti con noi stessi. Ovviamente l’indicazione medica era, ed è tuttora, quella di sottopormi ad intervento ma è una cosa che non ho ancora fatto. Non praticherei qigong se pensassi che per me le cose dovessero peggiorare e la mia situazione attuale mi permette ancora di temporeggiare . Mi dedico a crescere nella pratica, con un’attenzione particolare per il mio cuore. Quasi un mese fa, un po’stanca, mi sono dedicata a tutt’altro. In effetti non era un grande problema, avevo infatti una cisti sull’angolo interno della palpebra sinistra, una cosa che mi portavo dietro da due anni circa e che non mi dava grandi fastidi. Ovviamente era visibile, non enorme, me la portavo dietro e basta. Un giorno però mi sono arrivate dritte le parole” Ma lo sai che dovresti toglierla? Se scoppia, rischi una brutta infezione all’occhio…” “Scoppiare? Toglierla? E come?” “…Fanno una specie di scucchiaiamento…”. Tornando a casa ho pensato che non mi andava affatto e ho deciso di praticare per la cisti. Almeno in una cosa dovevo farcela. Questo è stato il mio atteggiamento mentale e mi sono affidata alla pratica pensando che in effetti era una cosa che poteva rientrare nelle mie capacità. Ho praticato con la convinzione che ce l’avrei fatta e ho deciso di usare il laqi. Secondo me il laqi è la pratica per eccellenza, tutta la nostra vita è un laqi continuo, penso sempre che il laqi lo facciamo continuamente con l’attività del respiro. A questa pratica ho dedicato quasi un mese, venti minuti al giorno durante i quali visualizzavo non la zona già guarita ma la cisti così, proprio come ce l’avevo in quel momento. E poi, quando la sensazione di qi era forte tra le mani, spingevo tutto dentro la cisti. Non mi preoccupavo però di cosa succedesse al suo interno, io introducevo e basta. Ogni apri e chiudi mettevo dentro energia nella parte che immaginavo ingrandita tra le mani. Poi ho cercato anche di dare delle qualità a questa energia, ho pensato che tra le mani avessi una energia che guariva, che non era solo il cielo ma era quanto di più buono e bello io conoscessi e avessi a disposizione nella mia vita. Pensavo ad una huanyuanqi ricca di tutte le cose più care, miste a sensazioni ricavate da un sottile contatto con l’universo, che è una cosa che cerco di mantenere sempre viva in tutto quello che faccio. Mi sembrava di essermi creata una personale huanyuanqi e questo non poteva che guarirmi. I primi giorni non succedeva niente, a parte sentire accrescere in me la sensazione del “questa cosa la posso risolvere”. Poi la cisti ha iniziato a farmi prurito, sia durante la pratica che in altri momenti delle mie giornate. Ad un certo punto ha cambiato forma ed è diventata un poco più grande e sporgente e se solo la sfioravo mi faceva malissimo. Era evidente che un cambiamento stava avvenendo e questo mi ha spinto ancora di più a continuare. Man mano che i giorni trascorrevano sembrava stesse seccando, come se non ricevesse più nutrimento. A quel punto durante la pratica ho visualizzato la parte completamente guarita. E così in effetti è stato!! Una delle scorse mattine, al risveglio non ce l’avevo più! Mi è rimasta solo una piccola macchia sulla pelle ma che adesso va restringendosi. La mia pratica attuale si è arricchita di due nuovi aspetti: il primo è che davvero il qigong è un’abilità acquisita con costanza e fiducia nel tempo, e che l’esito positivo e la guarigione dipendono da una pratica fedele, dove niente va mai disperso: tutto quello che facciamo è energia accumulata e contribuisce in maniera preziosa, anche se poco alla volta, al raggiungimento dello scopo. Poi non credo più, in effetti, che ci siano cose che possiamo o non possiamo risolvere, problemi grandi e difficili o piccoli e facili e su questo, appunto, sto lavorando.

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