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Se ci credi, funziona

Gio15Mag2014

Se ci credi, funziona

Stamattina mi trovavo a parlare con una signora per motivi non strettamente connessi alla mia attività di insegnante di qigong. La signora con cui dialogavo è una donna dall'aria molto pratica: pochi fronzoli e sani principi morali. Inaspettatamente la chiaccherata ha un risvolto inaspettato quando mi chiede se il qigong può andare bene per la madre, malata oncologica di lunga data. Sorpreso dalla domanda inizio a descrivere in cosa consiste la pratica del qigong. Cerco di misurare le parole per non confondere una persona che sembra agli antipodi di una pratica di benessere così rivoluzionaria come il qigong ma dopo qualche minuto di eloquio continuato, mi rendo conto che la spiegazione sta sortendo un effetto. Mi ascolta con attenzione quando le racconto del più grande ospedale senza medicine del mondo, la vedo incuriosita quando le descrivo le classi di pratica dove le persone invece di imbottirsi di farmaci si dedicano con tutte le forze alla pratica per guarire, penso di averla conquistata nell'enumerare i dati dei resoconti clinici del qigong che mostrano un tasso di efficacia pari al 95% , quando sul più bello, da donna schietta qual è, mi chiede a bruciapelo: “ma funziona”? A quel punto tutta la mia accaldata propaganda si annichilisce e di getto rispondo: “beh, bisogna crederci...”. Dopo la mia risposta noto uno stallo nell'empatia della nostra comunicazione, ma poi mi chiede se la madre può avere una “lezione privata” ed io, sorpreso, concordo la data del nostro incontro e quindi mi accomiato. Mentre sono in auto continuo a ripensare alla mia risposta “bisogna crederci”... e mi dico che è stata una risposta data in automatico, un po' sulla difensiva, per dare una replica sensata all'altrettanta sensata e onesta domanda. Poi però mi viene da pensare se questa persona o la madre si siano mai chiesti, prima di fare la chemioterapia, la prima risale a 14 anni or sono (ora la madre ha metastasi ovunque ed è di nuovo in un ciclo di chemioterapia), se quella cura avrebbe funzionato. Se si chiedono mai prima di prendere un analgesico o un antipiretico se quella medicina avrà effetto oppure no.

La riflessione che mi viene da fare è che il paradigma dell'attuale cultura medica, nel bene o nel male, ha creato un sistema di credenze che ci fa riporre una fiducia pressoché cieca nel medico. Quanti si chiedono veramente se la medicina che il medico prescrive funzionerà o meno? Forse ci spaventano gli effetti collaterali, ma sull'efficacia, sul funzionamento (“ma funziona?”) non ci sono grandi dubbi (a meno che non ci siano obiezioni fondate verso i principi e i metodi della medicina moderna). E non parlo della reale efficacia, ma intendo dire che tutti noi, inconsciamente pensiamo, anzi, siamo convinti che il medico possegga un rimedio per il nostro male. Questo processo mentale inconscio si ripete senza, appunto, che noi ce ne accorgiamo e ci ritroviamo così come nella storiella in cui il pesciolino chiede al pesce anziano di spiegargli cos'è l'acqua. Siamo talmente immersi nel sistema medico attuale, dalle vaccinazioni, al certificato di sana e robusta costituzione, allo screening neonatale, che non riusciamo a vedere i processi mentali subconsci correlati che contestualmente accadono e che influenzano pesantemente l'atto medico stesso. Basta leggere su internet la storia “The Placebo Phenomenon” raccontata da Cara Feinberg per sapere (non serve capire) che nel momento in cui assumiamo una medicina la mente subconscia è all'opera, eccome. Nell'articolo Ted Kaptchuk afferma di pazienti che iniziano a mostrare segni di miglioramento ancora prima di essere trattati.

E allora un po' per riscrivere la storia di questa giornata mi viene da pensare quanto sia necessario impadronirsi dei meccanismi inconsci della mente così come è stato fatto nel famoso “Centro” di Pang Ming per finalmente poter dire senza esitazioni “se ci credi, funziona”.

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