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  • Immagine del redattoreRamon Testa

Il qigong dello sciocco

Conversazioni fra uno studente e Pang Ming sulla pratica del qigong. Tradotto dal cinese da R. Testa



La sera del 29 giugno 2019, sono andato a casa del maestro e insieme abbiamo chiacchierato sull’argomento delle difficoltà nella pratica. Queste sono le gentili parole del maestro.

 

Maestro: Il corpo migliora ma potrebbe non essere una passeggiata, con difficoltà, intoppi e la possibilità di reazione da qi in qualsiasi momento. Ci vuole determinazione, la determinazione porta il zhengqi  (qi corretto: summa dei vari qi che permettono la difesa dai patogeni NdT). Molti di noi hanno carenza di questo zhengqi. Se non c’è questo zhengqi, non c’è forza. In realtà avere difficoltà nella pratica è la regola, e quando si supera la difficoltà non è forse quando poi si riesce nella pratica? Alcuni chiedono: possiamo praticare con successo un esercizio senza passare attraverso le difficoltà?  Forse qualcuno c’è, ma fra 10.000 persone forse non ce n’è neanche uno e fra 100.000 non è detto che ce ne siano due.

 

Nella pratica bisognerebbe considerarsi come uno sciocco ( 钝根 dungen: di persona poco arguta, incapace di comprendere il Dharma NdT) e praticare col massimo impegno mettendosi allo stesso livello di uno stupido; così si dovrebbe praticare. Con la fatica e la scomodità il successo è assolutamente garantito. Non mettiamoci su un piedistallo pensando di poter ottenere l’illuminazione non appena si odono le parole del maestro. Se ci mettiamo su un piedistallo, se ci consideriamo intelligenti, elevati e abili a comprendere le parole del maestro al volo, senza bisogno di passare attraverso un allenamento duro, allora non otterremo nulla e mancheremo l’obiettivo.

 

Nella pratica possono esserci difficoltà. Come si può riuscire ad avere successo senza difficoltà? È perché questo esercizio è così difficile che ogni giorno corpo e mente hanno un cambiamento, e insistendo nella pratica l’esercizio ci spinge in avanti. Lentamente potremo farne esperienza.

 

Studente: Arrivato a 50 giorni di pratica è avvenuto un cambiamento. Le gambe mi hanno permesso di stare in piedi in modo stabile, le braccia non erano più doloranti. In principio, durante il Zhanzhuang i piedi scivolavano sempre lateralmente. All’inizio pensavo fosse colpa del pavimento, poi ho scoperto che non era il caso, ma che dipendeva dalla mancanza di forza nelle gambe. Con la forza nelle gambe la posizione è diventata stabile. All’inizio con la posizione eretta le braccia erano in sofferenza, facevano male e cadevano in basso, ma adesso non fanno più male, sono rilassate.

 

Il maestro sorridendo ha infine detto: La pratica non è altro che il raffinamento di sé stessi, l’incessante ottimizzazione del Sé, il processo di modellamento continuo del Sé.



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