Il Qigong e Chirone

Breve riflessione sulla genesi del Laboratorio Zhanzhuang


Achille e Chirone
Achille e Chirone

Secondo la patologia del qigong tutte le malattie sono mediate dal qi (ovvero c’è un flusso ostruito oppure una formazione abnorme) e comandate dalla mente (shen). Quindi per curare le malattie bisogna avere come obiettivo anche la cura di mente e qi. Curando lo shen si stabilizzerà la psiche e curando il qi questo diverrà abbondante e fluirà liberamente.


"Nel curare le malattie innanzitutto bisogna curare la mente, con la mente corretta naturalmente ci si conformerà al Dao. Chi cura i malati dovrebbe sempre volgere la sua attenzione verso i loro dubbi, i pensieri irragionevoli, ciò che non hanno appianato, alle questioni personali per aiutarli a comprendere i loro errori e a pentirsi e mettere così cuore e mente in pace. In questo modo la loro natura potrà conformarsi alla natura di tutte le cose, l’attenzione verrà rivolta gradualmente allo shen, la mente si acquieterà spontaneamente e la propria natura diverrà pacifica comprendendo che tutto nel mondo è intrinsecamente vuoto. Se si comprendesse che tutte le lotte quotidiane sono un’illusione, il proprio corpo è immaginazione, fortuna e sfortuna non esistono, vita e morte sono solo un sogno, allora improvvisamente si potrebbe cancellare tutto ciò, e con la mente che raggiunge il suo naturale stato di quiete le malattie si risolverebbero naturalmente. Vale a dire che la malattia può risolversi ancora prima di prendere la medicina.

Questa è la via con cui le “persone vere” usano il Dao per guarire il cuore e così risolvere le malattie”.

da Taibai Zhenren, Compendio dello studio delle terapie daoiste.


Questi due brevi passaggi dal testo Tecniche scientifiche del Zhineng Qigong - Le capacità extra-ordinarie in cui recentemente mi sono imbattuto mi hanno permesso di riflettere ancor meglio sulla pratica del Qigong e sulle idee e i significati che gli si attribuiscono.


Nei due anni passati ho avuto degli attacchi di ansia probabilmente associati alla lunga malattia di mio padre. Come insegnante di qigong ho percepito questo stato con senso di vergogna. La domanda ovvia è stata: Come posso io aiutare gli altri a essere emotivamente stabili se io stesso non lo sono?

Ho provato a rispondere positivamente in più modi a questa domanda ma senza successo, fino a quando mi è stata raccontata la storia di Chirone, centauro di un mondo antico che istruiva Asclepio nell’arte medica. Chirone, che aveva una ferita inguaribile era forse nella migliore condizione di insegnare perché questa ferita gli ricordava costantemente la sofferenza, propria e altrui. Immortale ma con una ferita inguaribile è forse anche la condizione paradossale di ogni “guaritore” che vuole dare sollievo alle pene degli altri.


La domanda però è stata probabilmente anche posta male e pecca della presunzione di considerarci come delle macchine che possono rimanere inviolabili a patto che vengano premuti i giusti bottoni: disciplina e costanza nella pratica tanto per dirne due.

Più vero è dire che in ognuno di noi, nel profondo, rimangono latenti molte tendenze nocive che attendono solo le giuste condizioni per poter emergere ed esprimersi. Nel momento in cui questo accade la malattia, il disagio, la sofferenza si manifestano.

Ciò che si manifesta è però solo il prodotto finale di una condizione interna e quindi che senso ha discutere, accapigliarsi e turbarsi per qualcosa che in quanto effetto o risultante è già arrivato alla sua conclusione?

Allora piuttosto che sconfitta o fallimento queste manifestazioni (sofferenze, malattie e disagi) sono una nuova opportunità, una chiave per andare ancora più in profondità per rivolgere l’attenzione un po’ più all’interno come il Zhineng Qigong sempre ci suggerisce.

Un po' come un invito a riprovare.


Questo brevi estratti dal testo di Pang Ming ci dicono quanto la mente abbia un ruolo centrale. Il qi infatti media solo la malattia, mentre il corpo ha un ruolo ancor più piccolo nel manifestarla. In quest’ottica la malattia non è altro che un messaggero, un invito a volgere l’attenzione all’interno e andare più in profondità dentro sé stessi, non a livello del corpo o del qi, ma a livello della mente.


Questa breve riflessione che parte da problematiche personali è rivolta a tutto il mondo del qigong per evitare un uso meccanico del qigong da parte dei praticanti e soprattutto degli insegnanti.




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