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Rinnovamento ed equanimità nella pratica del qigong

Riflessioni per la pratica nella vita quotidiana di A. Carloni


Qualche settimana fa ho completato la traduzione del capitolo relativo alla regolazione del respiro da “L’essenza della scienza del Zhineng Qigong” del Dott. Pang Ming e sono andata a rivedere quanto scritto su questo blog in occasione della pubblicazione della prima parte della traduzione.

Rileggendo, mi sono trovata a riflettere sul fatto che “Completare l’espulsione del vecchio per rendere efficace l’assorbimento del nuovo” è il punto chiave non solo delle funzioni vitali come respirazione e digestione, ma del lavoro sul sistema di riferimento che, se vogliamo progredire, siamo necessariamente chiamati a fare.


Sappiamo che i due fattori del progresso nella pratica sono:

1) forza di volontà

2) coltivazione della coscienza (intesa come miglioramento costante di se’, basato sulla fiducia nell’evoluzione continua verso il meglio, sviluppo delle capacità latenti della coscienza, coltivazione del daode -cioè della relazione armoniosa con noi stessi, la natura e la società- e modellamento del carattere)


E’ necessario curare entrambi gli aspetti perché la forza di volontà senza la coltivazione della coscienza rischia di tramutarsi in un cieco perseguire l’autoaffermazione narcisistica senza considerazione degli altri; viceversa la coltivazione della coscienza senza parallelo allenamento della forza di volontà ci espone a mancare clamorosamente l’obiettivo di diventare esseri umani autentici, cioè padroni del proprio intero potenziale. Mi pare evidente che anche per sviluppare la saggezza e l’abilità necessarie a riconoscere cosa lasciar andare e cosa accogliere, e come trovare supporto nella pratica formale per compiere queste scelte nel modo più adeguato servano in ugual misura i fattori 1) e 2).


Finché continuiamo a identificarci con i vecchi schemi patologici non c’è modo di progredire, così come se non completiamo ciclicamente l’espulsione del vecchio non c’è spazio né tempo per il perpetuo assorbimento del nuovo, cioè per ampliare la nostra conoscenza e avere più possibilità, più soluzioni a nostra disposizione. Come dice C.V. Jung, se non rendiamo conscio l’inconscio gli diamo il ruolo di guida della nostra vita e lo chiamiamo destino.


Ecco che arriviamo alla necessità dell’atteggiamento equanime, radicato nella chiarezza mentale e nella centratura a loro volta basate sulla pratica costante e diligente che ci fornisce Qi sufficiente per costruire salute, serenità e saggezza. Con questo “carburante” eccezionale che riceviamo - tanto più abbondante tanto più è chiaro e costante l’impegno che mettiamo nel coltivarlo - impariamo a uscire dalla cieca perpetuazione di abitudini e schemi patologici che rovesciamo tali e quali anche sulla pratica finché non li riconosciamo.

L’ equanimità, secondo il dizionario Treccani è: “La qualità e il comportamento di chi è equanime; serenità d’animo, imparzialità nel giudizio”.

Come si applica l’atteggiamento equanime nella pratica formale del Zhineng Qigong?


Innanzitutto, mi viene da dire, equanimità verso i metodi pratici, cioè praticare anche e soprattutto i metodi che “non ci piacciono”, perché spesso sono proprio quelli che ci servono di più se vogliamo seguire un percorso di crescita autentico. L’atteggiamento equanime credo si estenda anche al riconoscere cosa siamo in grado di eseguire secondo gli standard dati dal Dott. Pang Ming e cosa no, discernendo in base a questo l’efficacia della nostra pratica e come aggiustare il tiro per migliorarla.


In secondo luogo, equanimità verso quello che ci viene detto da insegnanti, colleghi, allievi e compagni di pratica, cioè ascoltare e accogliere anche e soprattutto quello che “non ci piace” perché spesso è quello che più di tutto ci dà indicazioni fondamentali su chi siamo e ci fornisce indizi su come migliorare. Se riceviamo consigli che toccano parti profondamente bloccate su cui ci rifiutiamo di lavorare e seguiamo l’abitudine dell’avversione, spesso respingiamo non solo i concetti ma anche chi ce ne fa dono, per vagare ogni volta in cerca di chi ci dirà quello che vogliamo sentirci dire… fino al prossimo attrito con noi stessi.


Queste applicazioni dell’atteggiamento equanime nella pratica formale ci allenano a sviluppare equanimità verso gli eventi “esterni” della vita quotidiana, di cui la pratica formale è parte integrante e viceversa, allenandoci a vedere oltre i limiti della mente ordinaria, man mano che la mente autentica, sostenuta dalla pratica, si fa strada. E su queste basi si delinea il percorso del passaggio dallo stato di necessità allo stato di libertà, indicato dal Dott. Pang Ming come obiettivo del Zhineng Qigong.


Se vogliamo trasformare efficacemente la nostra vita attraverso la regolazione del respiro, ci servono tre cose.
La prima è scegliere un metodo che funzioni. La scelta del metodo dovrebbe essere basata sulle proprie necessità fisiche e l'uso corretto dei metodi richiede la padronanza di vari elementi relativi alla regolazione del respiro.
La seconda è capire lo scopo e la funzione della regolazione del respiro, specialmente per coglierne correttamente l'essenza.
La terza è allenarsi seriamente seguendo le regole dei metodi appositi.

A seguire la descrizione di un esercizio tratto dalla traduzione sulla regolazione del respiro:


Metodo di regolazione del respiro per aumentare l’energia

Che tu sia stanco o meno, puoi esercitarti per renderti pieno di energia. Il metodo consiste nell'utilizzare l’inspirazione completa (spiegata in La regolazione del respiro nel Zhìnéng Qìgōng – prima parte). Quando l'inalazione è completata, la mente osserva il perineo, quindi sale nella parte profonda dell'ombelico e vi rimane (Fig. 4-1) per un tempo che generalmente deve essere almeno dai 10 ai 14 secondi. Possiamo aggiungere alcune rotazioni della mente nell'ombelico, in un senso e nell’altro, per avere ancora più efficacia. Questo però è utile quando si ha una certa base (cioè, non andiamo nel panico dopo essere rimasti in apnea per 14 secondi). Infine si può fare una breve inspirazione seguita da un suono "sssss", con la punta della lingua che si appoggia sugli incisivi. Quando si emette questo suono si può sentire il dàntián espandersi, improvvisamente forte e denso: questo è l’"inspirazione e sibilo per rafforzare il Qi" della tradizione daoista. Questo metodo è utile per aumentare l'energia. Se contemporaneamente si porta attenzione a contenere l'ano e il perineo, l'effetto sarà migliore. Se si vuole combinare con la postura, si possono sollevare le mani durante l’inspirazione. Fino a che non si riesce a trattenere per 14 secondi, non si deve emettere il sibilo. Per fare questo esercizio, bisogna scegliere un luogo con aria fresca.


Buona pratica, buona vita!


Per chi vuole sostenere le traduzioni di testi del Dott. Pang Ming dagli originali cinesi la traduzione del capitolo intero si trova qui.


Per chi avesse già una parte, invece, la traduzione della prima parte si trova qui mentre la seconda parte qui.


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