Una prospettiva nuova sull'esercizio di qigong: "Seduti con le gambe distese"
- Ramon Testa

- 2 giorni fa
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di Luo Bin, traduzione dal cinese a cura di R. Testa #zhinengqigong #zhituizuo #qigong

[Moderatore] Bene. Ora abbiamo il piacere di invitare a parlare il Professor Luo Bin, Segretario del Gruppo Dirigente dell'Associazione dei Danzatori Cinesi. Il tema del suo intervento è "Il significato della vita nella danza". Ah, ecco che finalmente è apparso Tang Yu, è appena rientrato da fuori città.
[Prof. Luo Bin] Per prima cosa, permettetemi di ringraziare tutte le autorità per la loro presenza. È solo grazie a questo invito così speciale da parte dell'Accademia di Danza di Pechino che oggi possiamo vedere qui riunite così tante illustri personalità. Desidero quindi esprimere il mio più sentito ringraziamento al caro Presidente Feng, al Direttore di Dipartimento Yu, al Segretario Ba Tu, al Rettore Guo Lei, a tutti i dirigenti e ai graditi ospiti qui convenuti.
Oggi mi esprimo in un modo un po' insolito, sia perché non ho mai usato un microfono mobile in una conferenza simile, sia perché è la prima volta che parlo completamente a braccio, senza l'ausilio di un testo scritto o di appunti cartacei, per esplorare e dialogare apertamente con voi. Questo forum della BDA (Beijing Dance Academy) è uno spazio aperto, un perimetro di straordinario valore per lo scambio di idee. Sono certo che qui dentro potremo esplorare molte possibilità riguardo alla danza in sé e al suo rapporto con la vita sociale.
Il macro-tema di oggi riguarda la pandemia e la costruzione condivisa fra danza, arte e società. La pandemia ha causato molti problemi all'umanità, ma ha anche offerto, come accennava prima un collega professore, un'opportunità di "ristrutturazione". In effetti, durante questo periodo, io stesso ho vissuto una personale ristrutturazione interna. Questo è l'aspetto di cui più desidero condividere con voi oggi, sfruttando questa piattaforma: una riflessione su questa cosiddetta "ristrutturazione" e su come essa possa offrire stimoli fecondi al nostro modo di concepire la danza.
Per questo ho scelto come titolo: "Il significato della vita nella danza".
Quando ho iniziato a riflettere su questo argomento, avevo in mente una struttura teorica piuttosto ampia, una visione macroscopica proiettata nel tempo. Nel lungo corso del suo sviluppo storico, la danza ha quasi sempre rivestito il ruolo di "rituale della vita". Sul come essa si faccia rituale, diversi studiosi, sia cinesi che stranieri, ne hanno già illustrato i contenuti profondi. Naturalmente, se volessi azzardare un'interpretazione più radicale di questo concetto, direi che spesso ci si è concentrati maggiormente su una ricerca di tipo formale, esteriore. È un'esagerazione, ne sono consapevole, poiché la danza non è certo mera estetica formale; tuttavia, volendo tradurre il concetto in un pensiero più analitico, possiamo isolare il livello della forma per metterne in luce un secondo, o un terzo: quello della coscienza nelle attività vitali (o della sensibilità e dell'intento vitale). Questo è il nucleo di ciò che vorrei trasmettervi nei pochi minuti a mia disposizione stamattina.
Per un lunghissimo periodo storico, la nostra attenzione si è concentrata sul corpo in quanto nucleo ontologico della danza. Ci siamo focalizzati sui vari processi di sviluppo corporeo che potessero sostenerci maggiormente, o che potessero tradursi in una modalità espressiva esterna; questa è stata la nostra bussola, il nostro orientamento. Potrebbe sembrare un discorso astratto, ma i percorsi pratici e i fatti concreti sono già sotto gli occhi di tutti. In pochi decenni abbiamo fondato la nostra danza accademica e professionale, abbiamo stabilito un dialogo eccellente con l'Occidente, creando un'interazione virtuosa tra l'arte coreutica cinese e il resto del mondo, raggiungendo traguardi di assoluto splendore.
In questo percorso abbiamo costruito molto in termini di strutture coreografiche estrovertite: abbiamo definito posizioni, attitudini, forme e stati corporei fondamentali. Eppure, di fronte a questi traguardi, e mi riallaccio a quanto diceva poco fa il Direttore Yu, quanto tempo abbiamo dedicato all'introspezione, all'ascolto interiore, per indagare la logica interna alla danza? Quanti sforzi abbiamo profuso per comprenderne la genesi, lo sviluppo, il culmine senza una fine predeterminata? Temo pochissimo.
Specialmente oggi, nel momento in cui sentiamo il bisogno di radicarci nella civiltà tradizionale cinese e di esprimere una nostra autentica fiducia culturale, quanto siamo andati davvero a fondo nell'esplorazione della nostra interiorità e di tutto ciò che la connette alla civiltà orientale antica e contemporanea? Quali insegnamenti possiamo trarne?
Poco fa, il collega americano auspicava una forma espressiva che muovesse dal presupposto della diversità. Al contempo, ho notato che il Direttore Yu ha ribadito con fermezza che ciò che cerchiamo è l'armonia nella diversità. Ciò significa che la filosofia orientale, la visione dell'arte e il sistema di pensiero orientale possiedono intrinsecamente un meccanismo capace di attraversare la storia e di dare linfa vitale a una comunità umana dal destino condiviso. La potenza di questo patrimonio genetico culturale non ha ricevuto il dovuto rispetto e la necessaria considerazione nelle nostre discussioni teoriche.
Le parole che uso oggi nascono da un'esperienza che ho vissuto sulla mia pelle. Chi opera in questo settore sa che negli ultimi due anni la mia salute ha subito un tracollo: dopo oltre vent'anni di diabete, l'anno scorso è sopraggiunta una coronaropatia. Ho subito due interventi di angioplastica. Chi mi ha visto l'anno scorso pensava che non mi restasse molto da vivere; il mio stato psicofisico era simile a quello di un organismo appassito.
Eppure, in meno di un anno, ho iniziato a praticare una disciplina che potremmo definire una "tecnica di rilassamento". Si tratta di una pratica che affonda le sue radici nei cinque pilastri della nostra cultura tradizionale: confucianesimo, buddhismo, daoismo, medicina cinese e arti marziali. Su queste fondamenta si è generato il sistema di esercizi che pratico oggi. Esso racchiude la saggezza della filosofia orientale e il cuore del pensiero della cultura corporea orientale. L'insegnamento più importante che offre è la necessità di ri-volgere lo sguardo all'interno e avviare l'introspezione.
Attraverso questo processo, scopri improvvisamente che il cuore e le membra, al di là delle strutture formali ed estetizzanti di cui parlavamo prima, richiedono una sintonizzazione profonda con il qi, con il respiro, con il daoyin e con la continuità del pensiero consapevole.
È una logica coerente che, per dirla in termini semplici, assomiglia molto alla logica degli stili interni delle arti marziali.
Come si manifesta l'efficacia di questa logica interna? Nella mia esperienza personale, si manifesta attraverso la materializzazione della coscienza (l'azione del pensiero sulla materia). Per molto tempo abbiamo discusso della tesi per cui la materia determina la coscienza, trascurando l'azione retroattiva della coscienza sulla materia. Invece, questa capacità di influenza esiste ed è tangibile; si tratta proprio di un processo di materializzazione.
Ricordo che quando Lin Hwai-min creò lo spettacolo Legacy, guardando i materiali d'archivio, notai che mandava i ballerini in riva al mare a spingere e passarsi enormi ciottoli lisci. Qual era lo scopo? Non lo diceva apertamente. Voleva che i danzatori percepissero i contenuti generati dal corpo nell'atto di entrare in contatto con la pietra. Quel tipo di contenuto profondo è qualcosa che i normali sistemi di allenamento della danza non riescono a produrre. In un'altra sua opera, Moon Water, faceva praticare ai ballerini il Taiji Daoyin per mezza giornata. Anche in quel caso, l'obiettivo era far nascere e crescere nel corpo una consapevolezza legata al Taiji, affinché il movimento fisico si caricasse di spessore mentale. Che tipo di facoltà è mai questa? Anche questa sembra mancare nei nostri sistemi tecnici originari.
Da troppi anni la nostra produzione coreografica, dai brevi pezzi per i concorsi alle grandi opere teatrali, procede verso un'omologazione standardizzata. Creiamo e insegniamo immersi in questo flusso, lo avvertiamo chiaramente. È quel legame standardizzato di cui parlava prima un collega. Questa standardizzazione è un bene o un male? Non voglio esprimere un giudizio di valore, ma di certo questa univocità è la fonte dell'inaridimento. Proprio come accade in ecologia: se si distrugge la biodiversità, scompare la ricchezza del mondo biologico e le specie si avviano all'estinzione. La diversità culturale nasce e si sviluppa seguendo i medesimi meccanismi della biodiversità.
Il fenomeno coreografico che ho descritto deriva in gran parte dal fatto che creiamo in modo troppo unidimensionale, affidandoci a un unico metodo. Un metodo che, all'interno del nostro tessuto sociale e dei nostri meccanismi di lavoro, tende a consolidarsi fin troppo facilmente. Da ciò deriva la vacuità e l'aridità della creazione stessa. Come risolverlo? Con gli strumenti attuali sembra estremamente difficile.
Nel praticare questa disciplina terapeutica per rigenerare il mio corpo, percepisco ogni minuto e ogni secondo una sensazione di fioritura, di ascesa. Dal punto di vista dell'anatomia e della biologia, il corpo umano possiede 84.000 pori e relativi dotti piliferi. Quando regoli il respiro (tiaoxi), senti che ognuno di questi 84.000 punti sta crescendo, e ognuno sembra seguire un percorso preciso. L'obiettivo è rendere la circolazione interna del corpo interamente fluida e libera. La medicina cinese recita: "Quando scorre non c'è dolore, se c'è dolore è perché non scorre" (tong ze bu tong, tong ze bu tong). Quando ogni dinamica raggiunge una fluidità perfetta, un organismo così complesso come il corpo umano ritrova uno stato di straordinario benessere, dalla materia allo spirito.
La prova più evidente e emblematica di tutto ciò è il mio stato attuale. Da una condizione di deperimento che risale a soli sei mesi fa, sono arrivato alla forma fisica che vedete oggi. E la cosa straordinaria è che per ottenere questo risultato basta un movimento estremamente semplice.
Non so se sia l'ambiente adatto per mostrarvelo. Devo chiedere il vostro consenso, poiché siamo in diretta mondiale e non vorrei sembrare poco serio. È un movimento elementare, ed è il motivo per cui oggi ho voluto usare questo microfono mobile: consiste semplicemente nel sedersi a terra semplificando posizioni più complicate come la posizione daoista o buddhista a gambe incrociate in questo unico gesto.
La posizione si chiama “Seduti con le gambe distese” che ora eseguirò.
Sotto il ginocchio c'è la fossa poplitea; lo sappiamo tutti, lavoriamo tutti con il corpo. La fossa poplitea deve aderire completamente al pavimento. I piedi sono flessi (a martello), ma senza forzare. Le gambe sono completamente rilassate, appoggiate a terra. È un esercizio che potete fare tranquillamente a casa su un tappetino da yoga.
La postura iniziale del busto, direi che la mia è abbastanza corretta, è a 90 gradi, perpendicolare al pavimento. Questa è la preparazione. Dopodiché c'è una formula, analoga al concetto di xu ling ding jin della danza classica cinese bai hui shang ling "Il punto Baihui va verso l'alto".
Sapete tutti dove si trova il punto Baihui, no? Sulla sommità del capo. Il mento deve essere ritratto. Come si fa a mantenerlo correttamente in posizione? Si dice: "il mento va a cercare la gola, la gola va a cercare il punto Yuzhen" (sotto l'osso occipitale). Dove si trova Yuzhen? Esattamente nella curva posteriore del collo. E Yuzhen punta verso l'alto in direzione di Baihui.
Tutto ciò che vi sto descrivendo avviene a livello di intenzione e visualizzazione. Esiste realmente? Sì, ma se mi chiedete se vi sia una presenza materiale avvertibile adesso, vi direi di no. Tuttavia, dopo tre mesi di pratica costante, inizierete a percepirla distintamente. È questo ciò che intendo per "materializzazione della coscienza". Senza pratica non si sviluppa l'abilità, non c'è maestria. È sterile. Proprio come i nostri studenti: se l'insegnante spiega tutto in classe ma l'allievo non si esercita, non si sviluppa alcuna abilità, il corpo non diventa il corpo di un danzatore. Qui è lo stesso: si tratta di un'ottima tecnica di rilassamento profondo.
A cosa serve questa postura?
Seguendo le indicazioni che vi ho appena illustrato, il collo assume una determinata posizione e la testa un'altra: l'obiettivo è far curvare la colonna cervicale completamente all'indietro, assumendo una postura che ricorda l'arco naturale della schiena di un gatto. Contemporaneamente, l'intera colonna vertebrale, dalle vertebre cervicali a quelle toraciche, fino alle lombari e al coccige, sotto la guida dell'intenzione, si flette all'indietro. C'è però una condizione fondamentale: non bisogna usare la forza muscolare.
Nelle discipline interne questa viene definita "forza di contrasto bilaterale": l'intenzione guida la flessione all'indietro, ma al contempo non vi è alcuno sforzo muscolare attivo. Che tipo di stato è? È, appunto, uno stato di materializzazione dell'intenzione. Dovete assolutamente ricercare questa condizione per comprendere davvero di cosa si tratti, altrimenti non riuscirete mai a rilassarvi profondamente.
Lo scopo di questo movimento è rilassare la colonna e sbloccare la zona lombare (song yao).
Chi si intende di medicina cinese o di arti marziali comprende bene questo principio: quando la zona lombare si rilassa e si apre, la forza vitale ritorna. Tutte le tossine e le tensioni negative accumulate nel corso della vita vengono completamente spazzate via da questo singolo movimento di rilassamento dell'area lombo-sacrale. Da questo momento in poi, non importa di quale disturbo soffriate: provate a fare questo esercizio a casa per più di un'ora al giorno. Sarete in grado di rigenerarvi come ho fatto io nel giro di tre mesi.
Cosa c'entra questo con la danza? Ne vedremo il legame tra un attimo. Prima di tutto, riguarda la vita stessa, la sopravvivenza. In secondo luogo, all'interno di questa consapevolezza vitale, risiede necessariamente un'ispirazione profonda per la danza.
Una volta completata la preparazione del movimento, si passa alla cosiddetta “posizione naturale”: sotto l'effetto della trazione del capo e della colonna cervicale che ho descritto prima, il busto si inclina leggermente in avanti. Ci si inclina fino a un certo grado, facendo attenzione a non perdere mai la tensione interna del collo e della colonna cervicale, altrimenti il rilassamento svanisce. I palmi delle mani sono appoggiati delicatamente sulle ginocchia.
Il busto deve essere “morbido come fango“: questo è il segreto. Anche in questo caso, nessuna forza muscolare, abbandonato come fango, proteso in avanti, concentrando l'intenzione sul Dantian inferiore. Significa che per ogni respiro, l'aria inspirata va a dirigersi idealmente verso il punto Mingmen, espandendosi in avanti nello spazio di un pugno, laddove risiede il Dantian inferiore. Questa è la parte del nucleo profondo del corpo che la coscienza può governare. Senza l'intenzione non si può raggiungere, corretto? Bisogna visualizzare il Dantian inferiore, è imperativo farlo.
Per questo ho insistito fin dall'inizio sugli effetti materiali dell'intenzione: il pensiero focalizzato può farsi materia? Senza il pensiero focalizzato non c'è materializzazione; nel momento stesso in cui vi concentrate, la trasformazione ha inizio. Il processo del pensiero è esso stesso il processo di materializzazione, il passaggio in cui la coscienza si addensa in una realtà tangibile. Come si dice: "Quando si concentra prende forma, quando si dissolve diventa vento". È quel soffio, quel respiro, quella focalizzazione che costituiscono il fulcro della saggezza filosofica e della cultura corporea orientale.
Quando possedete questa consapevolezza intenzionale, accedete alla forza nel suo senso più autentico. Ricordate la storia del maestro di Huo Yuanjia che combatteva contro il lottatore tedesco? Il lottatore occidentale usava la potenza muscolare del suo fisico da culturista per spezzare le catene avvolte attorno al corpo attraverso una contrazione violenta. Riusciva a romperle, certo; ma al maestro di Huo Yuanjia bastava un brivido, una vibrazione delle mani, e la catena si schiantava.
Quando il corpo si trova in uno stato di morbidezza tale da sembrare privo di ossa, la flessibilità vince sulla durezza: questa è la quintessenza della saggezza orientale. Il mio obiettivo nel dirvi questo è che tutta la nostra pratica futura dovrebbe integrare il rilassamento profondo.
Un corpo privo di rilassamento è privo di qualità, privo di consistenza e dei contenuti interni necessari.
Non che sia vuoto, ma manca dei contenuti strutturali che dovrebbe generare, inclusi quelli legati all'ispirazione coreografica.
Questo esercizio richiede tempo per essere spiegato appieno, proseguiamo. Eravamo rimasti alla posizione naturale. A causa del peso naturale della testa e della retrazione del mento, il peso stesso del capo vi spingerà a scendere lentamente verso il basso nel corso dell'esercizio. A ogni espirazione, vi ritroverete spontaneamente a scendere un po' più giù, un grado alla volta.
Il traguardo finale di questa pratica consiste nel far sì che l'intera colonna vertebrale si curvi come un arco, permettendo alla spina dorsale di rilassarsi e sbloccarsi completamente. Anche nella nostra danza classica non lavoriamo forse sulla colonna vertebrale? La flessibilità e lo sblocco profondo della colonna rappresentano la condizione di massimo valore. Cosa inseguiamo di solito? Non si tratta di forzare il bacino in avanti o effettuare uno schiacciamento forzato fino a far crollare il busto sulle gambe. Il vero valore ultimo di questa disciplina si realizza quando la fronte tocca naturalmente le ginocchia. Sarete d'accordo che, senza aver accumulato un certo livello di gongfu, è impossibile eseguire un simile movimento. Se non vi rilassate, se non vi abbandonate oltre un certo limite, non ci riuscirete mai.
Per essere precisi, io ho iniziato a praticare seriamente questo esercizio dal 1 aprile di quest'anno, quando la pandemia non era ancora del tutto terminata. Se devo essere sincero, ho spinto la mia pratica a livelli quasi esagerati: dal 1 al 7 maggio ho praticato per ben otto ore al giorno, e lo stesso ho fatto dal 1 al 7 ottobre, mantenendo una media di otto ore giornaliere.
Quale stato ho raggiunto grazie a questo?
Potete guardarmi adesso, esattamente dove mi trovo: non sto usando la minima forza muscolare, non sto irrigidendomi. Durante tutto il processo, l'intero corpo rimane flessibile e rilassato. Continuo a eseguire l'esercizio ogni giorno così, mantenendo il corpo in totale decontrazione. Nessuno schiacciamento forzato delle gambe, è assolutamente vietato forzare o applicare una qualunque pressione o forza esterna; ci si affida unicamente alla forza di gravità naturale. Fine della dimostrazione pratica.
Il mio obiettivo nel dirvi questo è stimolare una riflessione: questa pratica può offrire un'ispirazione per il nostro allenamento corporeo? In quali aspetti e passaggi specifici può illuminarci? Questo profondo sblocco permette al sangue e al qi di penetrare e fluire attraverso cinque livelli distinti. Muovendosi dalla superficie verso l'interno, attraversa: la pelle, i muscoli, i tendini, i vasi e le ossa, fino a raggiungere i vasi sanguigni più interni.
Nel mio caso, poiché dovevo letteralmente salvarmi la vita, ho praticato per rigenerare e ripulire i miei vasi sanguigni, per dissolvere e rimuovere qualunque ostruzione all'interno del sistema coronarico.
Tuttavia, durante questo percorso, ho percepito chiaramente una capacità di crescita e rigenerazione illimitata. Dove risieda esattamente il potenziale di questa crescita per lo sviluppo della nostra danza, è una conclusione che ancora non ho tratto.
Questo è il motivo principale per cui oggi ho voluto condividere tutto ciò con voi in questo modo insolito: desidero consegnare questo tema di ricerca a tutto il mondo della danza. Cosa possiamo attingervi? Questo interrogativo investe sia la didattica sia la concezione stessa della creazione coreografica. È mai possibile che esista un unico metodo per codificare la coreografia? Tutti i percorsi, tutti i processi attraverso cui si genera la vita e si attiva la circolazione profonda non seguono le regole rigide dei manuali di coreografia. Eppure, possiedono una straordinaria qualità vitale, un fascino intrinseco, una fluidità, una temperatura e un potere espressivo unici.
Come possiamo integrare tutto questo con l'insegnamento e la didattica della coreografia, per far nascere qualcosa di nuovo? Come possiamo, attingendo alla saggezza corporea e alla filosofia dell'Oriente? [...]
Testo originale: "BDA舞蹈论坛·系列观点】罗斌:舞蹈的生命意义": https://aeartstudy.cn/


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