Il Qigong come atto d'amore
- Sabina Cini

- 11 ore fa
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di S. Cini #zhinengqigong #pangming #qigong

Talvolta capita, capita che fare Qigong equivalga a osservare nuovi paesaggi interni, dico talvolta perché è così, a sorpresa, in contesti diversi e imprevedibili, ma solo per queste occasioni sorprendenti, vale la pena di insistere a creare questi spazi.
Ho praticato con una registrazione recente dove si guidava il saliscendi (esercizio di accovacciata) e Chenqi (con le braccia tese a mobilizzare lo spazio intrascapolare) mentre lo facevo, è sorto questo sentimento, che provo a tradurre in parole: si tratta di un atto d’amore che si propaga dentro ogni cellula e nei tessuti che sono di luce.
Non c’è un corpo nemico che ci tiene incollati alla terra, irrigidendo le articolazioni. Ci sono piccole sfere di luce in ogni cellula, in ogni poro e nei tessuti degli organi, vi sono piccoli fiori che si irradiano nel midollo e nelle ossa e si aprono e si espandono chiedendo solo cura e attenzione.
Il corpo non è qualcosa che ci inimica la possibilità di connetterci al cielo con i dolori o le storture, ma è un mezzo straordinario per aprirci ancora meglio all’amore di sé che si può irradiare all'esterno, anche perché la separazione non è che un velo illusorio.
Parlo da persona che ha sempre un po’ lottato con la sua immagine e che vorrebbe essere più atletica e forte. Il corpo anche quando crea freni e dolori chiede amore e fiducia più di ogni altra cura e un ascolto sempre più puntuale. Accade lo stesso quando individuiamo rigidità all'esterno, quando ci scontriamo con l'altro, quando le persone non fanno come diciamo o come pensiamo sia giusto, quando la realtà ci risveglia bruscamente dai nostri sogni, in questi casi invece di provare amore e cura, vorremo estirpare, zittire, o cancellare quell'esperienza.
E' umano cercare di sfuggire da questo, ma se lasciamo che l'esperienza ci attraversi, senza forzare in alcun modo, possiamo accorgerci che dietro al dolore vi è sempre un movimento di chiusura. L'alternarsi di chiusura e apertura come sappiamo avviene naturalmente ad ogni respiro, ad ogni battito, e anche ad ogni pensiero che attraversa la nostra mente. Ma quando predomina la chiusura le funzioni si modificano, ciò che è morbido e aperto diventa bloccato e rigido, nel corpo, nel respiro e nella mente.
Nella pratica del Qigong affermiamo che tutto è Natura e i cicli naturali prevedono il rigido inverno e la dolce primavera, le mareggiate in tempesta e la calma piatta, la terra arida e i prati in fiore, ma in natura, lo accettiamo, nel nostro corpo o nella nostra mente molto meno. Vorremo solo prati in fiore, un mare calmo ed un'eterna primavera e facciamo di tutto per scacciare gli aspetti spiacevoli. Non è complicato amare chi ci accondiscende, più difficile chi ci sfida con l'atteggiamento o con la provocazione.
E se invece riuscissimo a osservare l'ostacolo che ci si para davanti come uno spazio il cui il Qi deve schiudere un nuovo percorso?
Così facciamo nella pratica degli esercizi, arriva uno stimolo poco piacevole e lo osserviamo come Qi che attraversa spazi, apre nuovi percorsi, nutre in profondità. Ma accade lo stesso nella vita quotidiana, se siamo abituati a portare lo stesso tipo di attenzione, il campo c'è sempre, lo scambio tra interno e esterno c'è sempre che ne siamo consapevoli o meno ed è lì che sta la differenza. Così quando mi capita di esplodere senza motivo apparente e le lacrime mi scuotono il corpo, non posso fare a meno di sentire cosa accade alla mia energia, dove si chiude, dove si apre, e in quel caso, come si disperde. Mi capita di vedere, quando ascolto un'amica afflitta da mille problemi che non riesco a fare altro che restare in silenzio ed accogliere.
Anche durante le sessioni di pratica di gruppo vedo il mio desiderio di lasciarmi andare al campo di Qi, ma può capitare che nella mente si affollino mille pensieri e divento piccola nel tentativo di volerli scacciare per tornare al centro.
Perciò invito e mi invito a creare spazi e pause per non dimenticare da dove provengo e dove voglio andare, ed è un'intenzione che rinnovo costantemente, perché è facile lasciarsi inghiottire dal campo emotivo degli altri e perdere in un'istante ogni parvenza di libertà, rientrando nelle abitudini. Fermarsi in un mondo che ti spinge ad avanzare, che riconosce il 'fare' o 'l'apparire' piuttosto che l'essere è un atto rivoluzionario e implica una scelta di volontà. Per me la pratica ha questo valore, non può essere relegata a hobby o passatempo, o meglio può esserlo ma è come avere in mano un libro avvincente e limitarsi a leggere le prime righe ripetutamente.
Non sempre è possibile svolgere sessioni di esercizi, se siamo a lavoro, cuciniamo, o camminiamo per strada, ma possiamo sempre tornare al respiro, alle sensazioni interne, a osservare quali muscoli sono contratti o dove sta la mente. Per farlo il cammino è difficoltoso se non ci abituiamo in condizioni più semplici (durante la pratica guidata per esempio o individuale giornaliera), per questo la costanza nel Qigong è importante, non per primeggiare in disciplina o esecuzione di esercizi, ma per affinare lo sguardo e realizzare poco per volta,quella condizione di libertà e di crescita personale e quindi della coscienza collettiva a cui si auspica per vedere attorno a noi un paesaggio più in armonia con la natura. Credo che questo sia l'obiettivo principale della creazione del Zhineng Qigong da parte del Dottor Pang Ming e non smetterò mai di essere grata e onorata di aver incrociato questo percorso di vita.


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