top of page

In volo (col Qigong)

Immagine del redattore: Sabina Cini
Sabina Cini
9 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

Quando le esperienze di vita si fanno pratica.



Quando viaggio spesso mi sposto per vedere concerti, prendo l'aereo o il treno, in compagnia delle mie figlie o sola. Sono momenti che mi dedico per tornare un po' all'essenza di ciò che sono, al di là dei ruoli che per abitudine mi trovo cuciti addosso. Così dopo essermi svegliata alle 4:30 per andare al lavoro, mi sono imbarcata con mia figlia nel pomeriggio su un volo per Barcellona. Già l'attesa in aeroporto è come se mi aprisse ad una condizione più rilassata: abbandonata all'incognita che ogni viaggio porta con sé.


In effetti, pur cercando di pianificare spostamenti e alloggi, il viaggio per me è libertà pura: lascio a casa i panni della madre, figlia, moglie e impiegata e torno all'origine, facendomi trasportare dall'amore per la musica e per quegli eventi catartici che sono i concerti.

Una volta decollati anche i pensieri acquistano una leggerezza diversa, una visione ampia che come nella pratica di Qigong non ha confini. Uscire dalla gabbia ristretta della routine, mi consente di osservare in modo diverso le dinamiche che avvengono dentro di me e all'esterno, tutto sembra distante e rarefatto, si fonde nel Qi senza fare niente.


Ho sempre provato un senso di libertà, recitando le Otto formule in cinese, come se il significato fosse già impresso nella memoria delle mie cellule, lì da sempre, a ricordarmi che la testa si fonde nel cielo e i piedi stabili sulla terra. 

La terra ha una certa pesantezza, i pensieri ripetitivi, le preoccupazioni, i meccanismi, sembrano tutti aggrovigliarsi alla gravità e quando si perde la pesantezza, e si prende quota, abbandonando come in viaggio in aereo la vita ‘terrestre’ si ridimensiona.


Le ansie che affollano la mente, evaporano per fare spazio al cielo, e non se ne può fare a meno perché siamo immersi  in questo spazio che ci pervade.


Non è che il cielo sia buono e la terra cattiva. Si tratta di percepirne la sostanza e mi accorgo che siamo soliti appesantire i nostri passi con pensieri e paure, perché siamo immersi in una nube che da ogni parte ci suggerisce che è giusto e normale essere così o almeno sulla terra è così.


In cielo a me accade di essere pervasa da un modo di osservare diverso: tutto ciò che mi sembrava insormontabile o insopportabile diventa uno sprazzo di colore su un paesaggio a suo modo perfetto.

Lo stesso accade nella pratica del Qigong, anche se non sempre riesco ad accedere alla dimensione di volo, ci sono pensieri e voci che fanno rumore e sono bramosi di rapire la mia attenzione.


La via d'uscita è dentro e anche se non riuscirò a risolvere un bel niente, né a far star bene gli altri, avere l'apertura di osservare porta un po’ di leggerezza e mi  metto a sorridere e a giocare più spesso che è il trucco  per non invecchiare.


In volo, capisco che ogni tribolazione derivi principalmente dal volersi sobbarcare compiti che non avremmo mai scelto da bambini e dal credere che, facendolo, potremo ottenere la libertà e l’autorevolezza di essere adulti. Ma gli ‘adulti’ veri sono pochissimi e spesso non si fanno notare.

Gli adulti sono in grado di ascoltare con attenzione ogni bambino che gli si presenta e arricchirsi a ogni incontro, l’adulto è in grado di usare ogni ostacolo come un’opportunità, sa afferrare la leggerezza e il divertimento senza preoccuparsi di ‘passar bene’. L’adulto è in grado di osservare e ammette facilmente l’errore, senza il bisogno di portarsi dietro il senso di colpa. Ricominciando in un  modo diverso, anziché ripetere lo stesso meccanismo.

In sostanza credo che l’adulto vero sia un bambino sano: cresciuto senza dover elemosinare amore e attenzioni.


E così torniamo alla terra con la sua aria pesante creata da bambini inascoltati e l’ombra di qualche adulto, è normale che ci si senta così. Ma se invece di farmi pervadere da questa atmosfera, me ne accorgessi per tempo e riuscissi a fermarmi e a connettermi al cielo per tempo?


Ecco perché pratico Qigong da più di 10 anni: a volte non pratico come si deve e faccio le cose un po’ tirate via, ma quei minuti in cui mi riconnetto al centro e al cielo attorno, mi accorgo che sto osservando meglio che in volo.


Perché nella fretta compulsiva di occupare tutti gli spazi con attività di svago, con il lavoro o con intrattenimenti intellettuali ci siamo persi il  nostro centro, il bambino da ascoltare, lo stare fermi  senza far niente. E a quel punto, tutta la terra è colpevole, non troveremo chi ci salva e ci ascolta, né chi ci ama come dovrebbe… perché?

Perché non ci amiamo come dovremmo, non ci ascoltiamo come dovremmo, non ci fermiamo in tempo perché nessuno lo fa.


La pratica mi ricorda questo e anche la dedizione nel curarsi del proprio corpo, degli organi e delle emozioni attraverso esercizi mirati come ChenQi che rivela il dolore di pesi di cui ci carichiamo tra le scapole e apre il cuore e il respiro un po’ più a fondo, oppure seduti con le gambe distese che porta la mente a riposare in mingmen e il respiro a scendere e a calmarsi.

E quindi pratico anche in aereo e ai concerti, osservando il corpo come si rilassa o si irrigidisce.


Osservo cosa accade quando canto a squarciagola o grido ai concerti.

Osservo quando sono nel mio ‘personaggio terrestre’ cosa mi fa digrignare i denti o chiudere il petto nella vita quotidiana.

Osservo che in cielo e in viaggio in genere, perdo peso e lascio che le parole si scrivano da sole, tracciando piccoli segni.

 
 
 

Commenti


  • Youtube
  • Facebook
  • Instagram

Zhineng Qigong

+39-347-5398977

info@zhinengqigong.it

©2025 zhinengqigong.it

Contatti

Grazie di averci scritto

bottom of page