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  • Immagine del redattoreSilvia Moro

Quando la schiena fa crac!

Quando il mal di schiena diventa il nostro maestro di qigong di S. M.


Ramon mi invita a raccontare l'esperienza di un forte mal di schiena che mi ha invalidata per 5 mesi perché ritiene l'abbia "attraversata con coraggio senza fuggire". È la seconda volta che usa il termine "coraggio" e per la seconda volta mi disorienta perché non credo si sia trattato di coraggio, ma di determinazione a non usare farmaci che nascondono la realtà e di desiderio di capire quale fosse l'origine di quella contrazione, certa del fatto che risiedesse in qualche angolo della mente.


Mi trovavo in un momento in cui inciampavo nella pratica del qigong a caso, senza disciplina o orari fissi, e avevo trovato in Collo di gru un vasto territorio da esplorare, tanto che ero arrivata a dedicare anche 40 minuti per verso. Osservavo ogni millimetro, ogni nervo che si irradiava dal collo fino alle mani passando dalle ascelle, nel collo, sotto la lingua, dentro la lingua, lungo la colonna, mi divertivo a cercare capire la direzione di quello strano flusso che pur originato dal collo coinvolgeva anche le punte dei piedi, in tutte le velocità possibili, fino a quando un giorno la massa del corpo è scomparsa ed è rimasta una corda gialla al centro che in un flusso ondulatorio perpetuo si muoveva autonoma, con o senza di me. Boooom! Ero stupita che potessi osservare quel fenomeno dai tratti psichedelici senza influenzarne l'andamento. Aaaah com'era contento il mio ego!! Com'era divertito il mio ego!


I giorni seguenti, anzichè cogliere il tipo di rilassamento del corpo e della mente che mi aveva permesso di accedere a quello stato, ho cercato di riprodurre lo stesso fenomeno, volitivamente, nel tentativo di raggiungere una perfezione posturale dettata da un disegno della mente anzichè dall’ascolto e da quel “non fare” base del procedere nella pratica del qigong e che gradualmente ti porta naturalmente ad assumere la postura corretta.

Ricordo che l’essere in lordosi, che dimostrava semplicemente il fatto di essere carente di qi nella zona lombare, lo leggevo come un limite, e dunque mi ero convinta di poter correggere quella carenza sollevando il perineo e spingendo il più possibile verso l’esterno le lombari senza rendermi conto di quanto fosse innaturale, contratta quella postura.

Aaaah l'ego volitivo e vorace di perfezione! Così di lì a poco si fecero sentire come degli spilli in zona sacroiliaca e una bella mattina ho scoperto di non potermi alzare dal letto. Malgrado la mia soglia del dolore sia abbastanza alta, improvvisamente non potevo percorrere il corridoio che mi portava in bagno o in cucina. Ma come?

Il primo pensiero è andato al fatto che dovessi imparare a chiedere aiuto e ad accoglierlo, e fui certa di risolverlo in battuta come in un incantesimo "1.. 2.. 3.. chiederò aiuto e tutto sparirà!!". Pensavo che solo cessando per un pochino la mia recita della persona forte autosufficiente, esponendomi fragile nella richiesta di aiuto, l’universo mi avrebbe premiata per la mia “magnificente” umiltà facendo sparire in breve quel dolore invalidante.

Era solo il principio di un tunnel, che sarebbe durato 5 mesi, in cui grazie al supporto dell’insegnante Ramon Testa e di un chiropratico ho potuto osservare la mente in tutte le sue reazioni al dolore, alle richieste di aiuto ricevuto, e a quelle disattese.


Vorrei premettere che il mio avvicinamento alla pratica del Zhineng Qigong è avvenuto in un periodo in cui la sorella maggiore aveva abbandonato il corpo e nello stesso periodo usciva nelle sale del cinema un film che raccontava di un episodio doloroso che mi aveva stravolto la vita circa 10 anni prima e che aveva buttato in aria tutte le certezze che mi ero costruita, non avevo letto nulla sulla pratica e sui suoi fondamenti per poter testare senza condizionamenti gli effetti che ne sarebbero derivati.

Soffrivo di depressioni nelle quali perdevo proprio il senso e il perchè del vivere, di crisi di panico che mi immobilizzavano letteralmente, che controbilanciavo con forme di difesa egoiche e prepotenti che naturalmente malgrado un talento innato a recitare la parte della persona felice intrapprendente, rendevano la mia vita una bella valle di sofferenze.

La pratica di Zhineng Qigong ha giorno dopo giorno innegabilmente dimostrato di quanto la mente attraverso il giudizio duale (bene o male) definisce e realizza lo stato di sofferenza o piacere di una sensazione corporea e di quanto l’uso cosciente della mente possa cambiare la narrazione e quindi la lettura delle sensazioni corporee o delle dinamiche quotidiane.

Mi era anche chiaro che se mi approcciavo alla pratica con una mente contratta o volitiva più era alta la possibilità di trarne un’esperienza faticosa o dolorosa.


Sapevo che stavo contraendo qualcosa nella mente, ma poteva riguardare il passato remoto come il presente, poteva riguardare l'alimentazione, il lavoro, l'amore, il sesso, l'arte. Mi sono ritrovata a piangere a metà di quel corridoio più volte, ed io che ho sempre espresso giudizio, indignazione verso il vittimismo mio o altrui, mi ritrovavo a raccontarmi al prossimo come vittima.

Ogni giorno ero vittima di quel dolore che nn potevo neanche nascondere dietro a un rossetto rosso.


Mi sono trasformata in una detective della mente, dentro a un labirinto di specchi, dovevo trovare il punto in cui c'era la narrazione vittimistica (quindi giudicante) di qualche esperienza o credenza del passato.

Così giorno dopo giorno ho lasciato emergere granelli o macigni di giudizio, bloccata in quel letto, praticando Laqi con la registrazione disponibile su YouTube avente la voce ipnotica del dott. Pang ming, per almeno una o due ore al giorno. Mi dava tregua. Dissolveva i confini del corpo, e quindi il dolore, ampliava il respiro e potevo osservare l’emergere di ciò che la mente considerava ferita o tradimento da parte della vita o persone senza immedesimarmi, senza andare in reazione, osservandole equianime, neutra, era come "lavare" dal giudizio quelle immagini, una ad una come in una mappa del tesoro che cambiava aspetto pratica dopo pratica e mi accompagnava verso una nuova lettura del mio passato, rilassando il mio corpo nel presente.


“Lavare dal giudizio le immagini”, non potrei definire diversamente quella dinamica, perchè ogni volta che durante la pratica ho potuto osservare la mente rilassata limitarsi a constatare la natura del tal fenomeno nel tal punto del corpo, ugualmente ho potuto osservare la mente davanti a immagini violente del passato, che priva di giudizio ne prendeva semplicemnte atto come un semplice fenomento del vivere che, lavato da duale giudizio, altro non era che l’opportunità per comprendere la natura umana.

Ogni volta che osservavo neutra ciò che ritenevo essere stata una ferita esultavo perchè convinta di avere acciuffato il colpevole di blocco e invece i mesi passavano.

Quando ho riconquistato la posizione verticale, ho integrato pratiche che nel picco di dolore gli potessero essere antagoniste, tipo Chenqi, con cui superavo inaspettatamente anche i 20 minuti (oggi nn sono più in grado) o Zhang zuang. Ma ho cominciato a notare che la mente cercava il premio a quel vivisezionare se stessa e agli sforzi delle pratiche più faticose e sospettavo che quel tipo di atteggiamento nn fosse nient'altro che l'espressione di avversione e attaccamento, punizione e premio. Ero ancora nel giogo del giudizio!! Il Sistema di riferimento era ancora lì ad agire al mio posto, a giudicare, a cercare stratagemmi furbi per liberarmi dal dolore.


Così ho cominciato a domandarmi "Se fossi felice (nuda dal giudizio, libera dal SdR) come respirerei ? Come camminerei ? Cosa farei? Come guarderei quell'albero o quel tizio per strada? Ho cominciato a svolgere attività mai considerate prima dal mio sistema di giudizio bene, male, giusto, sbagliato, scoprivo un’inedita tregua nel corpo e nella mente.

Era chiaro che la zona sacroiliaca riguardasse sfere legate all'utero, alla femminilità che tanto mi ha intimorita, alla creazione artistica che tanto ho giudicato, alla sessualità che ho rifiutato, ed infatti come diagnosticato dal mio chiropratico di li a poco l'utero si è fatto sentire in tutto il suo disagio, ho rifiutato un intervento consigliatomi, preferendo continuare a esplorare quel tunnel.

L'utero nel tempo ha estromesso da solo ciò che doveva, il dolore alla schiena è scomparso, sono tornata alla quotidianità con un altro atteggiamento, ho perdonato accolto trasformanto molto del mio passato riscoprendomi più gentile verso il mio stare sul pianeta, verso i miei limiti e quelli degli altri ed anche verso la pratica.


Che cosa mi ha insegnato questa esperienza? Che la mente vuole controllare, che è vorace di riconoscimenti, che egoica se ne frega di cosa veramente sia il bene per la mia sopravvivenza perchè lei è condizionata dalle esperienze del passato che le interpreta e le giudica secondo il SdR.

E che se la si lascia a briglia sciolta, cioè in balia delle reazioni originate dal giudizio (avversione e reazione) mi fa contrarre una parte del corpo perché segue un'immagine di giustezza che lei stessa si è creata senza tenere conto dell’intero sistema di complessità di cui siamo parte olisticamente.

Questo atteggiamento di controllo, giudizio, separazione, si riverbera a tutti i livelli della coscienza e del nostro operare nel mondo e genera la malattia proprio perchè separa, rinunciando a essere in unità. La malattia resta una grande opportunità per comprendere che l'accettazione e il perdono altro non sono che la comprensione della complessità. Lo smantellamento del SdR dal giudizio duale, è scelta intenzionale attraverso l'uso cosciente della mente, perchè l'unica giustezza la si riscontra nell'allenamento del rilassamento, nell'allenamento della neutra osservazione, condizione nella quale possiamo vedere e comprendere tutto come una grande orchestra chiamata vita.

L'esercizio maestro per sperimentare la neutra osservazione resta il Zhanzhuang attraverso tecniche vipassana come proposto dalla nostra guida Ramon Testa.

Dimenticavo .. sono circa tre anni che pratico Zhineng Qigong, e nn soffro più di depressione, di crisi di panico e non ricordo nemmeno più perchè odiassi tanto stare su questo pianeta, ho ancora tanto da imparare nella e dalla pratica di qigong e sono grata al mio insegnante e ai miei compagni di viaggio.

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