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Le tracce del Qìgōng nella letteratura: Zhuāngzi (terza parte)

Mer29Mag2019

Le tracce del Qìgōng nella letteratura: Zhuāngzi (terza parte)

 Da Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录(Le tracce del Qigong nella letteratura) del 1988, del Dott. Pàng Míng庞明.

Traduzione di A. Carloni

Ripetiamo l’introduzione del Dott. Pàng Míng庞明 all’inizio di ogni nuovo articolo, a seguire i brani numerati.

Introduzione.

Il Qìgōng 气功del nostro Paese ha una lunga storia, il cui punto d’inizio preciso resta ancora da scoprire. Dalle fonti letterarie possiamo evincere che il Qìgōng 气功era già praticato all’epoca degli Stati Combattenti1 e probabilmente anche prima. Questa disciplina permeava fin dall’inizio l’ambito medico, igienico, marziale ecc. e costituisce una vera e propria perla della cultura antica della nostra madrepatria. Nei vasti e voluminosi scritti delle antiche scuole filosofiche si ritrovano brillanti esposizioni riguardo al Qìgōng 气功(anche se anticamente non aveva questo nome). Il linguaggio, tuttavia, non può esprimere pienamente tutti gli aspetti di questa pratica: perciò le metafore, spesso oscure e difficili da comprendere, sono numerosissime. Per uno studio approfondito del Qìgōng 气功, senza la presunzione di poter esaurire l’argomento, ho raccolto i passi dei testi antichi che fanno riferimento agli aspetti teorici, pratici e metodologici del Qìgōng 气功, alle capacità specifiche raggiunte attraverso l’esercizio e ai suoi legami con la medicina. Data la vastità dell’argomento si tratta di un lavoro senz’altro limitato, in cui è difficile evitare gli errori: spero che possa essere considerato uno spunto per ulteriori studi.

1 475-221 a.e.v.

Zhuāngzi 庄子(terza parte)

Dal capitolo trentadue, Liè Yù Kòu 列御寇.

Il peggior nemico dell’uomo è di avere coscienza delle proprie qualità, perché ciò lo rende arrogante. Diventato arrogante, non cessa di guardare a se stesso, e ciò lo porta alla rovina.

Dal capitolo trentatre, Le scuole nel mondo.

Come nascono i Santi? Come si formano i re? Tutto procede dall’Uno. Colui che non si allontana dal principio si chiama uomo celeste; colui che non si allontana dall’essenza si chiama uomo ispirato; colui che non si allontana dalla propria verità innata si chiama uomo perfetto; colui che assume come principio il cielo, come base la virtù, come porta il Dào , e pronostica i cambiamenti e le trasformazioni, si chiama Santo.

...Pensare che il principio sia la quintessenza, e le cose grossolane. Considerare che l’accumulo è insufficienza; essere altrettanto distaccato e altrettanto indipendente degli spiriti e delle intelligenze superiori: c’era anche questo nel metodo del Tao degli Antichi. A Guān Yǐn 关尹e a Lǎo Dān 老聃, che ne erano giunti a conoscenza, piacque. La loro dottrina era costruita sul nulla e sull’essere costanti che si ricongiungevano all’unità suprema. Il loro comportamento esteriore era debolezza e umiltà. La loro realtà interiore era di essere vuoti e inoffensivi verso tutti gli esseri. Guān Yǐn 关尹diceva: “Non legatevi al vostro io, e le cose appariranno quali esse sono. Il vostro movimento sia simile a quello dell’acqua, la vostra immobilità simile a quella dello specchio, la vostra risposta simile all’eco; siate fuggitivi come il nulla che non c’è, sereni come l’acqua pura. Chi rende se stesso simile agli altri vi si adatterà. Chi si impone verrà sconfitto. Non superate mai gli altri, tenetevi sempre indietro.”Lǎo Dān 老聃diceva: “ Conosci il maschile, aderisci al femminile, sii l’abisso del mondo; conosci la gloria, aderisci alla disgrazie, sii la valle del mondo”. La gente cerca i primi posti, lui soltanto occupa l’ultimo: “Accetto” dice “l’immondezza del mondo”. La gente si arricchisce, lui soltanto si spoglia. Poiché nulla egli possiede, vive nell’abbondanza, simile a una montagna. Possiede la pace interiore, si comporta con parsimonia. Pratica il non agire e non si cura dell’abilità. Tutti aspirano alla felicità; egli si piega per restare integro: “Potrei forse sfuggire al rimprovero degli altri uomini?” dice. Egli ha per base la profondità, l’economia per regola. “Tutto ciò che si indurisce sarà distrutto; tutto ciò che si affila sarà smussato”. Si mostrò sempre tollerante verso gli esseri, e non fece alcun male agli uomini.Benché non abbiano raggiunto il sommo della perfezione, Guān Yǐn 关尹e a Lǎo Dān 老聃furono tuttavia gli spiriti vasti, grandi e veri dell’Antichità.

Fuggevole e incorporea, la realtà cambia incessantemente e non contiene nulla che sia stabile. Si è morti? Si è vivi? Il cielo e la terra sono tutt’uno? E dove vanno gli spiriti e le intelligenze superiori? Dove si va, alla cieca? E dove si arriva, di colpo? Tra tutti gli esseri che si manifestano nell’universo, non se ne scorge uno solo che si meriti che si ritorni a lui. C’era anche questo nel metodo del tao degli Antichi. A Zhuāng-zi 庄子, che ne era giunto a conoscenza, piacque.

Egli si esprime con discorsi stravaganti, con parole insolite, con espressioni senza testa né coda, troppo libere, a volte, ma senza parzialità, perché la sua dottrina non intende presentare punti di vista particolari. Giudica il mondo troppo fangoso per essere espresso in discorsi seri. Per questo egli pensa che le parole di circostanza siano prolisse, che le parole che hanno peso abbiano una loro verità, ma che soltanto le parole rivelatrici abbiano un potere evocativo senza limiti.

Benché egli comunichi con l’anima dell’universo, non si mostra sdegnoso verso gli esseri. Si guarda dall’approvare e dal biasimare; così, vive in pace con tutti.

Dal capitolo sei, La scuola del primo principio.

“Faccio progressi”.“Che cosa vuol dire questo?”.“Dimentico il rito e la musica”.“Ciò è bene, ma non è sufficiente”.Un altro giorno ancora Yán Huí 颜回incontrò di nuovo il suo maestro e gli disse: “Mi siedo e dimentico tutto”.Zhòng-ní 仲尼ne provò un sentimento di rispetto e chiese: “Che cosa intendi dicendo che ti siedi e dimentichi tutto?”.Yán Huí 颜回rispose: “ Che mi spoglio del mio corpo, cancello i miei sensi, abbandono ogni forma, sopprimo ogni intelligenza, mi unisco con colui che abbraccia tutto, ecco quello che intendo dicendo che mi siedo e dimentico tutto”.174

Dal capitolo quattro, Il mondo degli uomini.

“Permettete che vi chieda in che cosa consiste”.“Concentrati,” disse Zhòng-ní 仲尼“non ascoltare con i tuoi orecchi ma con il cuore, non ascoltare con il cuore ma con il qì. Gli orecchi si limitano ad ascoltare, il cuore si limita a rappresentare se stesso. Il qì, che è il vuoto, può conformarsi agli oggetti esteriori. E’ sul vuoto che si modella il Dào . Il vuoto è il digiuno del cuore.”

 

Le tracce del Qigong nella letteratura - Zhuangzi (seconda parte)

Gio25Apr2019

Le tracce del Qigong nella letteratura - Zhuangzi (seconda parte)

Da Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录(Le tracce del Qigong nella letteratura) del 1988, del Dott. Pàng Míng庞明.

Traduzione di A. Carloni

Ripetiamo l’introduzione del Dott. Pàng Míng庞明 all’inizio di ogni nuovo articolo, a seguire i brani numerati.

Introduzione.

Il Qìgōng 气功del nostro Paese ha una lunga storia, il cui punto d’inizio preciso resta ancora da scoprire. Dalle fonti letterarie possiamo evincere che il Qìgōng 气功era già praticato all’epoca degli Stati Combattenti1 e probabilmente anche prima. Questa disciplina permeava fin dall’inizio l’ambito medico, igienico, marziale ecc. e costituisce una vera e propria perla della cultura antica della nostra madrepatria. Nei vasti e voluminosi scritti delle antiche scuole filosofiche si ritrovano brillanti esposizioni riguardo al Qìgōng 气功(anche se anticamente non aveva questo nome). Il linguaggio, tuttavia, non può esprimere pienamente tutti gli aspetti di questa pratica: perciò le metafore, spesso oscure e difficili da comprendere, sono numerosissime. Per uno studio approfondito del Qìgōng 气功, senza la presunzione di poter esaurire l’argomento, ho raccolto i passi dei testi antichi che fanno riferimento agli aspetti teorici, pratici e metodologici del Qìgōng 气功, alle capacità specifiche raggiunte attraverso l’esercizio e ai suoi legami con la medicina. Data la vastità dell’argomento si tratta di un lavoro senz’altro limitato, in cui è difficile evitare gli errori: spero che possa essere considerato uno spunto per ulteriori studi.

1 475-221 a.e.v.

Zhuāngzi 庄子(seconda parte)

Dal capitolo sedici, Correggere la natura.

Gli Antichi che coltivavano il Tao nutrivano la loro intelligenza con la calma. Se in loro l’intelligenza non agiva più per se stessa, è perché nutrivano la calma con l’intelligenza. Se in loro intelligenza e calma si nutrivano reciprocamente, l’armonia e l’ordine sgorgavano dalla loro natura.

Dal capitolo undici, Lasciar fare e tollerare.

“Ho sentito dire, maestro, che siete giunto alla via suprema. Così oso domandarvi come governare noi stessi, per vivere a lungo”.“La vostra domanda è eccellente” disse il maestro Guǎng-chéng 广成alzandosi bruscamente. “Avvicinatevi, vi spiegherò che cos’è la via suprema. La sua essenza è profonda e oscura, la sua vetta confusa e segreta. Non guardate nulla, non ascoltate nulla e mantenete il vostro spirito nella quiete: il vostro corpo si perfezionerà da sé. Siate calmo e puro, non affaticate il vostro corpo, non agitate la vostra anima e vivrete a lungo. Che i vostri occhi non vedano nulla, che le vostre orecchie non odano nulla, che il vostro spirito non conosca nulla, che la vostra anima vegli sul vostro corpo, allora vivrete a lungo. Vegliate sul vostro interiore, chiudetevi a ciò che è esteriore. Perché volere troppo apprendere porta alla rovina. Venite con me al di là della grande luce e giungerete alla sorgente della luce suprema. Oltrepassate con me la porta dell’oscurità e scenderete alla sorgente della oscurità suprema. Il cielo e la terra hanno le loro funzioni; l’oscurità e la luce hanno le loro risorse. Applicatevi soltanto a vegliare sulla vostra persona e tutti gli esseri fioriranno da soli. Io mi ricollego all’unità originaria dell’universo e adotto l’armonia dell’oscurità e della luce: per questo ho coltivato la mia persona per milleduecento anni senza che il mio corpo ne sia stato affaticato”.

Dal capitolo dodici, Cielo e terra.“Vorrei che mi parlaste dell’uomo dallo spirito soprannaturale”.

“Quest’uomo ha cavalcato la luce, e in essa si è annientato insieme con il proprio corpo. Si dice che i suoi raggi rischiarino l’immensità. Giunge al limite del proprio destino e delle proprie possibilità. L’universo intero ne è ricolmo di gioia, tutti gli affanni del mondo scompaiono e tutti gli esseri ritrovano la loro natura originaria. Ciò si chiama identificarsi con l’indistinzione primordiale.

Dal capitolo tredici, La via del cielo.

Non perché cerchi la tranquillità come un bene, ma perché nessuno, fra tutti gli esseri, può più commuovere il suo cuore....Se la tranquillità dell’acqua permette di riflettere le cose, di che cosa non è capace quella dello spirito? Com’è tranquillo, lo spirito del Santo! E’ lo specchio dell’universo e di tutti gli esseri. Il vuoto, la tranquillità, il distacco, la noncuranza, il silenzio, il non agire sono la livella dell’equilibrio dell’universo, la perfezione della via e della virtù.

Dal capitolo diciannove, Avere piena comprensione della vita.Maestro Lièzi 列子chiese a Guān Yǐn 关尹: “L’uomo perfetto non asfissia quando

nuota sott’acqua; non brucia quando cammina sul fuoco: non trema di vertigini quando si innalza al disopra di tutti gli esseri del mondo. Permettetemi di chiedervi come giunga a una simile invulnerabilità?”.“Ciò deriva,” rispose Guān Yǐn 关尹“dall’aver conservato puro il proprio soffio”.

Dal capitolo ventitre, Gēng Sāng Chǔ 庚桑楚.

Ma chi esce senza radice, chi rientra senza apertura, chi ha la realtà senza il luogo, chi ha la lunghezza senza radice né rami, ciò grazie al quale ogni essere esce senza che vi sia un’apertura, possiede la realtà. Colui che possiede la realtà senza il luogo è lo spazio, colui che possiede la lunghezza senza radice né rami è il tempo. C’è la vita, c’è la morte. C’è l’uscita, c’è l’entrata. L’uscita e il rientro privi di forme visibili sono detti la porta del cielo. La porta del cielo è il non essere da dove sorgono tutti gli esseri del mondo...

Non ci si deve gonfiare di ambizione. Bisogna evitare gli errori del cuore, lasciare che la virtù si manifesti e non intralci la via. Le dignità e le ricchezze, la preminenza e l’autorità, la fama e l’interesse, questi sei desideri gonfiano l’ambizione dell’uomo. L’odio e il desiderio, la gioia e la collera, la tristezza e il piacere, queste sei passioni ostacolano la virtù. Accettare e rifiutare, prendere e dare, intelligenza e capacità, queste sei aspirazioni impediscono l’accesso alla via. Colui che non è mosso da queste ventiquattro passioni umane si manterrà in perfetto equilibrio; la sua anima sarà serena, chiaroveggente e umile. Non agisce, ma tutto si compie attraverso di lui.

Dal capitolo ventiquattro, Xú Wú Guǐ 徐無鬼.

Per questo, egli non si avvicina troppo alle persone, ma evita anche di allontanarsene troppo. Conserva la sua virtù, mantiene il suo equilibrio e si adatta agli uomini. Questi è chiamato l’uomo perfetto. Respinge la conoscenza della formica, realizza il progetto del pesce e rifiuta l’intenzione della pecora.

Colui che guarda soltanto entro i limiti dei suoi occhi, ascolta soltanto entro i limiti delle sue orecchie, si immagina soltanto entro i limiti del suo spirito, un uomo simile possiede un suo esemplare equilibrio e un suo adattamento dinamico.

Dalla Malattia alla Salute: una teoria diversa che ispira la cura e la guarigione.

Mar09Apr2019

Dalla Malattia alla Salute: una teoria diversa che ispira la cura e la guarigione.

 

Relazione presentata al 3° Convegno di Oncologia Integrata

 

Titolo Convegno : Genetica e Medicina Integrata in Oncologia e Psiconcologia: come utilizzare la mappa del nostro DNA per traguardi di prevenzione e salute” 3 Marzo 2019, Modena, Forum Monzani

 

Dr Paola Dall’Ora : ‘’Dalla malattia alla salute : una teoria diversa che ispira la cura e la guarigione ‘’

 

L’avere incontrato ancora studente di Medicina un problema di salute ha condizionato non poco la mia esperienza di medico in erba, rapidamente catapultata, allora, in quella di “ paziente “, e ha credo contato nella scelta successiva di specializzarmi in Psichiatria, e quindi di optare per una formazione psicoanalitica.

Oggi mi appare come un lungo viaggio progressivo dal mondo della materia e del “ visibile “ ad aspetti sempre più “ invisibili “ della salute e della sofferenza umana.

L’avere superato quell’intoppo con le mie giovani forze di allora non mi ha risparmiato alcune delle conseguenze delle terapie oncologiche, caratterizzate anch’esse da un lungo lento viaggio di tossicità decrescente ( sicuramente più elevata negli anni ’80) e di effetti collaterali che rappresentano a tutt’oggi un costo spesso alto per il paziente in ambito oncologico.

 

Da più di 30 anni la mia attività di psichiatra e di psicoanalista è cresciuta in parallelo ad un impegno e ricerca nell’ambito di pratiche e discipline orientali, che mi ha portato a conseguire il grado di cintura nera di TaiJiquan ed una formazione al suo insegnamento, e anche in questo ambito ho conosciuto un progressivo rivolgermi ad aspetti sempre più sottili, come nel successivo sviluppo, con una ulteriore formazione, verso lo studio, la pratica e l’insegnamento del QiGong , un’Arte di Auto-guarigione che è ancora poco conosciuta in Italia in tutto il suo spessore.

E’ negli ultimi 10 anni che il mio bagaglio professionale si è arricchito di questo strumento terapeutico che mi ha portato ad aggiungere al mio studio principale in Milano uno studio adiacente adatto all’impiego di tecniche e pratiche di qigong medico, dove seguo, accanto agli strumenti tradizionali della mia formazione di psichiatra e psicoanalista, pazienti affetti da disturbi psichici e della interiorità e pazienti affetti da disturbi fisici cronici.

Ed è di questo approccio alla cura e alla guarigione che vorrei parlare, ritenendolo una parte interessante dei molteplici strumenti terapeutici di una Medicina Integrata.

 

Il Qigong è sicuramente un’arte millenaria, radicata nella Medicina energetica cinese, ma è anche un corpo di conoscenze e di teorie che nel secolo scorso è entrato in un dialogo interessante con il meglio del pensiero occidentale contemporaneo, e molto deve sia alla attenta frequentazione delle acquisizioni della fisica del ‘900 sia al ricco bagaglio del pensiero taoista, buddista e confuciano.

 

Un filone interessante di pensiero e di concezione della cura e guarigione proviene dallo “ Zhineng Qigong “, fondato da un medico cinese il Prof. Pang Ming, con una formazione sia nella medicina occidentale che in quella energetica cinese.

Il fondamento teorico di questa scuola di pensiero recupera un aspetto presente nell’antico pensiero cinese che riconduce tutto nell’universo ad uno stato indifferenziato originario, in questo contesto chiamato “ Hunyuanqi originario”, una sorta di matrice energetica comune di tutta la realtà.

 

Ogni cosa è costituita di tre livelli con cui tale energia originaria si manifesta : si va dal livello più condensato di essa, la materia, ad un livello intermedio, l’energia, fino al livello più sottile, l’informazione.

Al livello della informazione, l’aspetto della energia e della materia sono “ nascosti “ e presenti a livello di pura potenzialità. Anche nel livello della energia vi è un aspetto nascosto essendo quello in cui l’energia vibra ad una frequenza più veloce che non la fa ancora collassare nella materia visibile.

Questi tre livelli sono sempre compresenti in quell’intero che è ogni oggetto dell’universo, e la mente umana può sviluppare, con opportuno allenamento e coltivazione, la capacità di percepire anche i livelli “ nascosti “ della realtà.

Ad esempio, giungendo a percepire il livello di hunyanqi ( nelle sue diverse forme ) all’interno e attorno al corpo di una persona, quello che qui viene chiamato “ un campo di Qi “ in questo caso corporeo.

Un principio fondamentale di questa concezione della cura consiste nella possibilità di accumulare sempre più Hunyuanqi all’interno del corpo e della Coscienza per poter avviare delle trasformazioni del campo energetico di un organo malato che possono giungere a trasformarne l’aspetto materiale riportandolo ad un livello energetico più elevato : si ritiene che la mente possa giungere ad influenzare il grado di condensazione ( materia )e dispersione ( energia ) della Hunyanqi nel corpo umano.

Il motore primo di queste trasformazioni è la possibilità di avviare delle trasformazioni dello stato di coscienza che facilitino il passaggio da un corpo fisico ( o meglio da un corpo pensato e curato come solo corpo fisico ) ad “ un corpo di qi “ in cui si renderebbe possibile il salto dalla materia all’energia : questo porterebbe a concepire che un tumore possa dissolversi, un calcolo renale sciogliersi, un osso aggiustarsi più velocemente.

 

Anche in questa tradizione, una parte importante delle pratiche è l’uso di suoni, ovvero di vibrazioni che avrebbero il potere curativo di riallineare energeticamente le cellule e i tessuti interni ad un livello più elevato, soprattutto dal punto di vista della armonia e coerenza interna indispensabili per un funzionamento ottimale. Gli studi sulla natura vibrazionale del DNA possono aprire la strada ad una fondazione scientifica dell’efficacia che queste discipline hanno nel dialogare con l’intima natura delle cellule e dei tessuti tramite vibrazioni ovvero suoni curativi.

 

Ho prima accennato al concetto di campo di Qi, quella emanazione di energia che proviene dall’interno e intorno di ogni cosa dell’universo.

Ogni cosa ha un suo campo di Qi. Il campo di qi dell’uomo interagisce con quello di altre persone e con la natura circostante. Anche se non ne siamo consapevoli, c’è questa intima connessione, quello che fa la differenza è di rendere più cosciente questo collegamento con le energie sottili dell’ambiente, umano e non.

Un insieme di persone accomunate da opportune pratiche crea un campo di qi che rappresenta molto più della somma dei singoli campi energetici individuali.

Il campo di Qi è cioè un moltiplicatore di energia, e questo in ambito curativo è un aspetto molto importante : l’informazione che viene posta dalla mente di chi conduce l’esperienza curativa dà una forma al campo di qi e allinea energeticamente inizialmente la mente dei partecipanti, e quindi coinvolge i livelli energetici interni ai singoli individui. La voce umana, veicolo del messaggio informativo, ha un ruolo importante, ma ancora di più è l’intenzione, il modo di pensare ad esempio la situazione di salute di una o più persone.

In questo approccio, una persona che si presenta come un paziente, con la sua storia di malattia, viene ascoltata attentamente ma vista percepita e pensata nella sua interezza, quindi anche come persona capace di salute e di guarigione. Anzi, direi che vi è un drastico spostamento di accento dalla nominazione, classificazione, stadiazione della malattia alla trasmissione di una informazione che trasmette speranza e possibilità di cambiamento e sviluppo, in una piena assunzione di responsabilità della propria salute.

Interessante a questo proposito che la parola “ Hunyuan “ significhi, oltre che energia pura originaria, reagire, tornare all’uno.

 

Questo approccio è stato sperimentato su larga scala a partire dal 1988, anno di apertura del Centro Huaxia, nel 1992 trasferitosi a Qinhuandao, nello Hebei, nord est della Cina, a poche ore di treno dalla città di Pechino : il centro, animato dalle idee del Prof Pang Ming, con la capacità di ospitare fino a 4000 residenti, tra pazienti, insegnanti e medici, è stato uno degli ospedali più grandi al mondo che cura senza medicine.

I pazienti, non appellati come tali ma come “ studenti “ dell’arte di auto-guarigione restavano al centro per un periodo di almeno 24 giorni, e venivano sottoposti all’ingresso e alla uscita ad esami e valutazioni cliniche, e quindi inseriti in un programma di pratiche che li vedeva impegnati circa otto ore al giorno. ( Nel 2000, dopo 12 anni di attività, il Centro ha dovuto chiudere a causa di un divieto del governo cinese di pratica di qigong per gruppi di più di 50 persone in seguito agli avvenimenti legati alla setta Fa Lun gong ).

Nel leggere le testimonianze degli “studenti” guariti al di là di ogni previsione prognostica severa da malattie quali cancro, diabete, malattie auto-immuni, gravi forme di malattie psichiche non responsive ai consueti trattamenti, risulta centrale l’importanza di praticare in gruppo, costituendo, opportunamente guidati, un potente campo di qi di guarigione.

 

L’intensità dell’impegno richiesto dalle ore quotidiane di pratica consentiva di non focalizzarsi sulla malattia e di concentrare tutta la propria intenzionalità in un processo di guarigione.

Vorrei soffermarmi su questo punto.

Nel novembre del 2018 ho trascorso un intero mese in una località del sud della Cina per partecipare ad “ un ritiro di guarigione “ che molto si ispira a questo modello.

Vi ho partecipato come medico, curiosa di comprendere cosa e come accadeva quel che accadeva e come persona che ha sempre da imparare a rafforzare la propria salute : un crinale su cui viaggio quando affermo di “ volere guarire “ , verbo che nella nostra bella lingua italiana si riferisce sia al desiderio di guarire qualcuno ( transitivo ) sia di guarire se stessi ( intransitivo ), sempre più convinta che la forza di guarigione di un terapeuta si fondi sulla propria capacità di auto-guarigione.

 

In questo mese ho praticato sette/otto ore al giorno al fianco di 150 persone provenienti da più di 20 paesi del mondo che per caso apprendevo essere affette da patologie rilevanti, dico per caso perché l’atmosfera era molto lontana da quella consueta di un ospedale .

Si potrebbe dire che le malattie dei singoli diventavano invisibili, ben presenti nel guidare verso questa o l’altra pratica, ma lasciate sullo sfondo di giornate intensissime che evidenziavano piuttosto quello che le persone sapevano fare o volevano imparare a fare.

Nel campo di qi le persone traevano forza reciproca nel superare anche grosse difficoltà ( come ad es una donna colpita anni prima da una encefalomielite con importanti conseguenze sul piano neuromuscolare ) in un’atmosfera solidale che faceva sembrare possibile quello che sembrava impossibile, e diventava possibile!

La valorizzazione delle risorse delle persone, e lo stimolo ad impegnarsi e ad imparare cose nuove è molto lontano dall’atmosfera di mortificazione e di passivizzazione che si respira nei nostri ospedali.

 

L’invito a non focalizzarsi sulla malattia e a dis-identificarsi dalla parte di malato si basa su di un invito a dimenticare che mi pare agli antipodi del modello consueto della medicina corrente, portata a ricordare continuamente la malattia, e, vien il dubbio, a rischiare di alimentarla.

 

Un aspetto fondamentale del campo di qi terapeutico è infatti l’informazione di salute che viene data, una immagine sana di sé che viene coltivata, ribadita, creata con vari strumenti , inclusa la visualizzazione. La mente del praticante impara ad aprirsi all’energia dell’universo e a concentrarla negli spazi interni del corpo, soprattutto nei luoghi di malattia, pensandoli già sani e risanati. Si aggiungono pratiche di “ mandare il qi “ che supportano dall’esterno questo atto curativo fondamentalmente dall’interno.

Se vado con la mente alle nostre diagnosi istologiche ( “ alto grado di malignità “ ) o ai nostri follow up, e alle prognosi che spesso vengono emesse come sentenze viene da chiedersi :

che tipo di campo energetico alimentiamo? Questo bagaglio di informazioni di malattia non rischia di alimentare la malattia stessa ?

Se, come ormai sappiamo dalle nuove frontiere della fisica moderna, l’osservatore modifica il suo campo di osservazione, creando la realtà che esamina in base a quello che ha nella mente, che cosa stiamo creando nell’era degli esami , dei protocolli e delle prognosi basate sui cd grandi numeri ?

Questo organizzare i controlli per ricordare un pericolo e alimentare uno stare continuamente all’erta non rischiano di avere come perno la paura anziché la verifica ad esempio di quali passi la persona sta compiendo, di quanto la malattia ha cambiato lo stile di vita e la visione della vita stessa?

E qual è il campo di qi di una corsia o di un ambulatorio? E quello che emana dal personale sanitario?

 

Quello che ho constatato nella mia personale esperienza in Cina è l’importanza che viene data per avviare un processo di guarigione al sostenere un profondo cambiamento della mente e questo non si limita al favorire un atteggiamento positivo e reattivo nei confronti della malattia ma implica un impegnativo allenamento, fisico e mentale che si basa su questo principio : si ritiene che lo “ Hunyuanqi umano “ possa essere guidato dalla mente, ad esempio assorbendolo dall’esterno e conducendolo all’interno del corpo nei luoghi di malattia che vengono ricondotti a dei blocchi di qi, in cui la materia versa in un livello energetico disorganizzato. Convogliare energia in questi luoghi del corpo mira a modificare lo stato energetico dell’organo, un processo che è avviato dalla mente che importa una informazione di salute che modifica il campo energetico e che può giungere a trasformare la materia.

In questa concezione materia energia e informazione sono posti su un continuum di reciproca trasformazione in cui la mente gioca una parte fondamentale.

La coscienza, usando qi esterno e mobilizzando quello interno, è vista nella sua potenzialità di cambiare il qi del corpo., ad esempio cambiando il campo di qi di un tumore.

Il mezzo curativo per eccellenza è quello in cui la coscienza manda una informazione al corpo.

L’informazione importata può essere sotto forma di immagine, ad esempio la visualizzazione della parte colpita da malattia come sana, funzionante, o sotto forma di concetto o di pura intenzionalità, ancora prima di una immagine o di un concetto : la trasmissione di una pura intenzionalità di salute.

 

L’intero campo di qi gruppale, e questo si respirava a pieni polmoni nella mia recente esperienza in Cina, è continuamente rifornito di “ buone informazioni “ che organizzano e motivano il campo di qi in cui le persone praticano.

Si ritiene fondamentale, ai fini di un cambiamento dello stato di salute complessivo di una persona, il modo in cui viene pensata e la qualità dei pensieri che la raggiungono e che lei stessa emette.

Se vengo trattata come una persona malata, pensata come malata, se ricevo delle previsioni di malattia ( le nostre prognosi su di una base statistica di probabilità ), se vengo posta a sedere per ore nella sala d’attesa di un ospedale che ribadisce continuamente una informazione di malattia contribuisco a mantenere una informazione di malattia.

Al contrario, se creo un campo di informazioni positive in cui la persona recupera gradualmente fiducia nelle proprie possibilità creo salute e indebolisco la malattia anziché rischiare di alimentarla.

Dedita come sono da anni, parallelamente al mio ruolo di medico della mente, a pratiche corporee, sono rimasta molto colpita dalla importanza che le pratiche fisiche hanno in questo approccio.

Pratiche che trasformano il corpo, rendendolo più forte e più flessibile, oltre che aprirlo ad un lavoro energetico che consenta di “ pulire “ i canali dell’energia che lo attraversano.

Ben noti sono gli effetti di una pratica fisica regolare sul tono dell’umore, sul buon funzionamento del sistema immunitario e su condizioni interne come i livelli di zuccheri nel sangue, da cui l’importanza di creare un ambiente interno che sfavorisca la riproduzione di cellule tumorali, ma credo ci sia qualcosa di più : vedere persone anche molto malate impegnate per ore in esercizi fisici di difficoltà crescente le trasformava di giorno in giorno in quell’isola tropicale in cui mi trovavo pochi mesi fa. In particolare, una pratica chiamata “ saliscendi “ che viene eseguita davanti ad un muro o ad un albero, implica un ripetuto sprofondare e poi rialzarsi, e poi rialzarsi ancora che credo non abbia solo un significato fisico ed energetico ( se ne esce dopo centinaia di ripetizioni con un senso di grande vitalità ) ma anche un significato più ampio di accettazione e di resa al problema posto da una malattia ( la fase in cui si sprofonda verso la terra ) e di riorganizzazione attiva sulla propria verticale umana ( la fase in cui ci si rialza ogni volta con il corpo diritto ) in un ritrovato senso della propria umanità.

 

Vorrei concludere queste mie riflessioni con il linguaggio meno ragionante e più diretto di una mia poesia, scritta in un passato di malattia da cui mi sono pienamente rialzata.

 

 

Dr Paola Dall’Ora

Medico spec. Psichiatria, assoc. Società Psicoanalitica Italiana, iscritta all’Albo Psicoterapeuti di Milano, insegnante qualificato di Taijiquan e Qigong .

 

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Le tracce del Qigong nella letteratura: Zhuāngzi 庄子(1)

Mer27Mar2019

Le tracce del Qigong nella letteratura: Zhuāngzi 庄子(1)

Da Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录(Le tracce del Qigong nella letteratura) del 1988, del Dott. Pàng Míng庞明.

Traduzione di A. Carloni

Ripetiamo l’introduzione del Dott. Pàng Míng庞明 all’inizio di ogni nuovo articolo, a seguire i brani numerati.

Introduzione.

Il Qìgōng 气功del nostro Paese ha una lunga storia, il cui punto d’inizio preciso resta ancora da scoprire. Dalle fonti letterarie possiamo evincere che il Qìgōng 气功era già praticato all’epoca degli Stati Combattenti1 e probabilmente anche prima. Questa disciplina permeava fin dall’inizio l’ambito medico, igienico, marziale ecc. e costituisce una vera e propria perla della cultura antica della nostra madrepatria. Nei vasti e voluminosi scritti delle antiche scuole filosofiche si ritrovano brillanti esposizioni riguardo al Qìgōng 气功(anche se anticamente non aveva questo nome). Il linguaggio, tuttavia, non può esprimere pienamente tutti gli aspetti di questa pratica: perciò le metafore, spesso oscure e difficili da comprendere, sono numerosissime. Per uno studio approfondito del Qìgōng 气功, senza la presunzione di poter esaurire l’argomento, ho raccolto i passi dei testi antichi che fanno riferimento agli aspetti teorici, pratici e metodologici del Qìgōng 气功, alle capacità specifiche raggiunte attraverso l’esercizio e ai suoi legami con la medicina. Data la vastità dell’argomento si tratta di un lavoro senz’altro limitato, in cui è difficile evitare gli errori: spero che possa essere considerato uno spunto per ulteriori studi.

1 475-221 a.e.v.

Zhuāngzi 庄子(prima parte)

(edizione italiana di riferimento: Adelphi)

Dal capitolo tre, Nutrire la vita.

Il macellaio posò il coltello e disse: “Amo il Dào e così miglioro nella mia arte. All’inizio della mia carriera non vedevo che il bue. Dopo tre anni di pratica, non vedevo

più il bue. Adesso è il mio spirito che opera, più che i miei occhi. I miei sensi non agiscono più, ma soltanto il mio spirito. Conosco la conformazione naturale del bue e attacco solo gli interstizi. Non scalfisco mai né le vene né le arterie, né i muscoli, né i nervi, né a maggior ragione le grandi ossa!

Dal capitolo sei, La scuola del primo principio.

Che cos’è l’uomo perfetto? L’uomo perfetto dell’Antichità non opprimeva la minoranza, non sfoggiava il proprio successo e non cercava adulatori. Era un uomo che non si rammaricava per i propri errori né si inorgogliva delle sue buone azioni. Era un uomo che non tremava per le vertigini se si trovava in un luogo alto, non era bagnato dall’acqua, non si bruciava nel fuoco, perché era giunto a un tale grado nel Tao. Nell’Antichità, l’uomo perfetto non sognava durante il sonno; e non aveva preoccupazioni al suo risveglio; non faceva pasti troppo saporiti. Respirava molto profondamente, e la respirazione gli proveniva dai talloni; mentre la respirazione degli uomini comuni proviene solo dalla gola. Chiunque è schiavo delle proprie passioni erutta le parole come se vomitasse.

Dal capitolo tredici, La via del cielo.

“Ancorato il suo cuore nell’unità, egli diventa re dell’universo. Nessuno spirito cattivo vive in lui; la sua anima è sempre desta. Ancorato il suo cuore nell’unità, tutti gli esseri gli si sottomettono”. Ciò vuol dire che, avendo trovato il vuoto e la quiete, li estende a tutto l’universo e li comunica a tutti gli esseri: è quel che viene chiamata la gioia del cielo.

Dal capitolo otto, Piedi palmatiCosì l’uomo dall’udito fino non sente altro l’altro, ma se stesso; l’uomo chiaroveggente non vede l’altro, ma se stesso.

Dal capitolo quindici, Torturarsi lo spirito.

Chi soffiando ora con forza ora con dolcezza, espira e aspira, espelle l’aria viziata e assorbe l’aria pura, si appende come fa l’orso e si stira come fa l’uccello, cerca solo la longevità. E’ questo l’ideale di coloro che vogliono nutrire il proprio corpo stendendolo e contraendolo. Il miglior esempio ce lo dette Péng Zǔ 彭祖.

...Il santo vive secondo l’azione del cielo, la sua morte è solo una metamorfosi. La sua immobilità partecipa dell’Oscurità, il suo movimento partecipa della Luce....Rimanere puro, senza mischiarsi, essere calmo e uno senza modificarsi, disinteressarsi delle cose e non agire, regolare la propria attività sul movimento del cielo, è questa l’arte di nutrire lo spirito.161...La purezza e la semplicità conservano lo spirito nel suo stato originario. Chi può così conservarlo ne preserva l’integrità; questa, facendosi più profonda e più estesa, si identifica con l’ordine del cielo.Un proverbio dice: “L’uomo comune dà importanza alla ricchezza; il letterato austero preferisce la fama; il saggio tende verso il suo ideale; per il Santo ha valore la propria vitalità”. Semplicità è ciò che esclude qualsiasi miscuglio, purezza è ciò che non corrompe l’anima. Chi possiede in sé purezza e semplicità è un uomo vero.

Antiche testimonianze sul Qigong: l'Iscrizione sul pendente di giada sulla conduzione del Qì 气

Gio28Feb2019

Antiche testimonianze sul Qigong: l'Iscrizione sul pendente di giada sulla conduzione del Qì 气

Da Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录(Le tracce del Qigong nella letteratura) del 1988, del Dott. Pàng Míng庞明.

Traduzione di A. Carloni

Ripetiamo l’introduzione del Dott. Pàng Míng庞明 all’inizio di ogni nuovo articolo, a seguire i brani numerati.

 

Il Qìgōng 气功del nostro Paese ha una lunga storia, il cui punto d’inizio preciso resta ancora da scoprire. Dalle fonti letterarie possiamo evincere che il Qìgōng 气功era già praticato all’epoca degli Stati Combattenti1 e probabilmente anche prima. Questa disciplina permeava fin dall’inizio l’ambito medico, igienico, marziale ecc. e costituisce una vera e propria perla della cultura antica della nostra madrepatria. Nei vasti e voluminosi scritti delle antiche scuole filosofiche si ritrovano brillanti esposizioni riguardo al Qìgōng 气功(anche se anticamente non aveva questo nome). Il linguaggio, tuttavia, non può esprimere pienamente tutti gli aspetti di questa pratica: perciò le metafore, spesso oscure e difficili da comprendere, sono numerosissime. Per uno studio approfondito del Qìgōng 气功, senza la presunzione di poter esaurire l’argomento, ho raccolto i passi dei testi antichi che fanno riferimento agli aspetti teorici, pratici e metodologici del Qìgōng 气功, alle capacità specifiche raggiunte attraverso l’esercizio e ai suoi legami con la medicina. Data la vastità dell’argomento si tratta di un lavoro senz’altro limitato, in cui è difficile evitare gli errori: spero che possa essere considerato uno spunto per ulteriori studi.

1 475-221 a.e.v.

Spiegazione dell’Iscrizione sul pendente di giada sulla conduzione del .

Il pendente di giada su cui si trova l’iscrizione Condurre il Qì è un reperto archeologico risalente agli inizi dell’epoca degli Stati Combattenti1 su cui sono incisi pochi caratteri che descrivono in modo conciso ed estremamente chiaro l’intero processo di allenamento e conduzione del . Questo dimostra che all’epoca il livello di sviluppo raggiunto dal Qìgōng 气功era già paragonabile a quello attuale, come possiamo vedere dalla spiegazione del testo riportato di seguito.

Testo dell’iscrizione:

行气.深则蓄.蓄则伸.伸则下.下则定.定则固.固则萌.萌则长.长则退.退则天.天几舂在上.地几舂在下.顺则生.逆则死.

Far circolare l’energia vitale:Respira profondamente e si raccoglierà.

Raccoltasi, si espande.Quando si espande, discende.Una volta discesa, diviene stabile. Stabilizzandosi, si regolarizza.Divenuta regolare allora può germogliare. Quando germoglia, cresce.Una volta cresciuta, arretra.Arretrando arriva al cielo.Il movimento del cielo è ascendente.Quello della terra è discendente.Seguirli significa vivere, opporvisi morire2.

Spiegazione:

Praticare il Qìgōng 气功significa migliorare, aumentare e rafforzare il flusso del all’interno del corpo, con il risultato di evitare l’insorgere delle malattie e allungare la durata della vita (qualsiasi capacità particolare si può sviluppare solo partendo da queste basi e attraverso un processo di allenamento). I metodi per cominciare a praticare il Qìgōng 气功sono numerosi, uno de più sicuri è cominciare dal Palazzo Centrale3. Il metodo riportato nell’Iscrizione sul pendente di giada inizia con la concentrazione dell’intenzione nella zona Riscaldatore Centrale.4 Questa parte del corpo è il luogo in cui nascono e da cui si distribuiscono il e il sangue: una respirazione sottile e profonda stimola le funzioni del Riscaldatore centrale rendendo la circolazione di sangue e più forte e abbondante. Questo dà origine a un senso di calore, che costituisce la base per la pratica del Qìgōng 气功. In seguito, la respirazione si approfondisce ulteriormente e il senso di calore discende fino al Riscaldatore Inferiore. Qui ha origine il vero5, e oltre a generare il vero ne regola il flusso e lo sviluppo. A questo punto, l’intenzione si concentra nel Dāntián 丹田, nella zona detta Qìhǎi 气海(mare del ), definita dal Nánjīng 难经6 come la radice dei cinque organi e dei sei visceri, la matrice dei dodici canali, la porta del respiro. Se lo Shén 7 è saldo in questa zona, il Jīng 8 non vacilla: se il Jīng è stabile può trasformarsi in vero, che si accumula. Di conseguenza la sensazione di calore nella parte bassa dell’addome dunque si accresce, una volta accumulatosi nella giusta quantità il naturalmente scende lungo il Rènmài (V aso concezione)9 , attraversa il perineo e prosegue all’indietro nel Dūmài 督脉(Vaso governo)10, risalendo apre i tre passi (lombare, dorsale e cervicale) e arriva fino al cervello. In questo modo il Jīng si trasforma in , il in Shén , che si colloca nel cervello e dirige tutte le attività vitali. Le sostanze nutritive che l’essere umano assorbe dall’ambiente esterno costituiscono il Jīng , che accumulandosi nel Riscaldatore Inferiore diviene la radice della vita. Seguendo questa regola si può prolungare la durata della vita, avversandola la morte sopraggiunge prima.

2 Traduzione italiana dell’autrice, con riferimento alla versione inglese di H. Roth, CUP, 1999, p.162- 163.

3 Zona all’interno del corpo appena sopra il Dāntián 丹田inferiore, che ha varie collocazioni nel basso addome a seconda delle tradizioni. Nel Zhìnéng Qìgōng 智能气功è collocato a metà tra ombelico e lombari, nel centro dell’addome (cfr. Zhìnéng Qìgōng Kèxué Míngcí Shìyì 智能气功科学名词释义Glossario della Scienza del Zhìnéng Qìgōng, p. 283)

4 Zhōng jiāo 中焦, nella parte superiore dell’addome. Il Triplice Riscaldatore, formato da Riscaldatore Superiore, Centrale e Inferiore, è un sistema energetico che, secondo la Medicina Tradizionale Cinese, controlla il metabolismo dei liquidi. Il Riscaldatore Centrale comprende le funzioni di Milza- Pancreas e Stomaco, cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p. 76-78.

5 Zhēn qì 真气, indica lo stato del corporeo prima della differenziazione in forme specifiche o della sua associazione con funzioni specifiche, cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p. 49.

6 Huángdì Bāshíyī Nánjīng 黃帝八十一难经(Il Canone delle ottantuno difficoltà dell’Imperatore Giallo). Testo di medicina risalente all’epoca degli Stati Combattenti e attribuito a Biǎn Què 扁鹊(407- 310 a.e.v.) .

7 La vitalità sottostante a Jīng e nel corpo umano, la coscienza umana corrisponde alla presenza di Shén , cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p. 57.

8 La Sostanza che sottostà a tutta la vita organica, cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p.55.

9 Lungo l’asse centrale anteriore del corpo, per il percorso preciso cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p.106.

10 Lungo l’asse centrale posteriore del corpo, per il percorso preciso cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p.106.

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