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Dalla Malattia alla Salute: una teoria diversa che ispira la cura e la guarigione.

Mar09Apr2019

Dalla Malattia alla Salute: una teoria diversa che ispira la cura e la guarigione.

 

Relazione presentata al 3° Convegno di Oncologia Integrata

 

Titolo Convegno : Genetica e Medicina Integrata in Oncologia e Psiconcologia: come utilizzare la mappa del nostro DNA per traguardi di prevenzione e salute” 3 Marzo 2019, Modena, Forum Monzani

 

Dr Paola Dall’Ora : ‘’Dalla malattia alla salute : una teoria diversa che ispira la cura e la guarigione ‘’

 

L’avere incontrato ancora studente di Medicina un problema di salute ha condizionato non poco la mia esperienza di medico in erba, rapidamente catapultata, allora, in quella di “ paziente “, e ha credo contato nella scelta successiva di specializzarmi in Psichiatria, e quindi di optare per una formazione psicoanalitica.

Oggi mi appare come un lungo viaggio progressivo dal mondo della materia e del “ visibile “ ad aspetti sempre più “ invisibili “ della salute e della sofferenza umana.

L’avere superato quell’intoppo con le mie giovani forze di allora non mi ha risparmiato alcune delle conseguenze delle terapie oncologiche, caratterizzate anch’esse da un lungo lento viaggio di tossicità decrescente ( sicuramente più elevata negli anni ’80) e di effetti collaterali che rappresentano a tutt’oggi un costo spesso alto per il paziente in ambito oncologico.

 

Da più di 30 anni la mia attività di psichiatra e di psicoanalista è cresciuta in parallelo ad un impegno e ricerca nell’ambito di pratiche e discipline orientali, che mi ha portato a conseguire il grado di cintura nera di TaiJiquan ed una formazione al suo insegnamento, e anche in questo ambito ho conosciuto un progressivo rivolgermi ad aspetti sempre più sottili, come nel successivo sviluppo, con una ulteriore formazione, verso lo studio, la pratica e l’insegnamento del QiGong , un’Arte di Auto-guarigione che è ancora poco conosciuta in Italia in tutto il suo spessore.

E’ negli ultimi 10 anni che il mio bagaglio professionale si è arricchito di questo strumento terapeutico che mi ha portato ad aggiungere al mio studio principale in Milano uno studio adiacente adatto all’impiego di tecniche e pratiche di qigong medico, dove seguo, accanto agli strumenti tradizionali della mia formazione di psichiatra e psicoanalista, pazienti affetti da disturbi psichici e della interiorità e pazienti affetti da disturbi fisici cronici.

Ed è di questo approccio alla cura e alla guarigione che vorrei parlare, ritenendolo una parte interessante dei molteplici strumenti terapeutici di una Medicina Integrata.

 

Il Qigong è sicuramente un’arte millenaria, radicata nella Medicina energetica cinese, ma è anche un corpo di conoscenze e di teorie che nel secolo scorso è entrato in un dialogo interessante con il meglio del pensiero occidentale contemporaneo, e molto deve sia alla attenta frequentazione delle acquisizioni della fisica del ‘900 sia al ricco bagaglio del pensiero taoista, buddista e confuciano.

 

Un filone interessante di pensiero e di concezione della cura e guarigione proviene dallo “ Zhineng Qigong “, fondato da un medico cinese il Prof. Pang Ming, con una formazione sia nella medicina occidentale che in quella energetica cinese.

Il fondamento teorico di questa scuola di pensiero recupera un aspetto presente nell’antico pensiero cinese che riconduce tutto nell’universo ad uno stato indifferenziato originario, in questo contesto chiamato “ Hunyuanqi originario”, una sorta di matrice energetica comune di tutta la realtà.

 

Ogni cosa è costituita di tre livelli con cui tale energia originaria si manifesta : si va dal livello più condensato di essa, la materia, ad un livello intermedio, l’energia, fino al livello più sottile, l’informazione.

Al livello della informazione, l’aspetto della energia e della materia sono “ nascosti “ e presenti a livello di pura potenzialità. Anche nel livello della energia vi è un aspetto nascosto essendo quello in cui l’energia vibra ad una frequenza più veloce che non la fa ancora collassare nella materia visibile.

Questi tre livelli sono sempre compresenti in quell’intero che è ogni oggetto dell’universo, e la mente umana può sviluppare, con opportuno allenamento e coltivazione, la capacità di percepire anche i livelli “ nascosti “ della realtà.

Ad esempio, giungendo a percepire il livello di hunyanqi ( nelle sue diverse forme ) all’interno e attorno al corpo di una persona, quello che qui viene chiamato “ un campo di Qi “ in questo caso corporeo.

Un principio fondamentale di questa concezione della cura consiste nella possibilità di accumulare sempre più Hunyuanqi all’interno del corpo e della Coscienza per poter avviare delle trasformazioni del campo energetico di un organo malato che possono giungere a trasformarne l’aspetto materiale riportandolo ad un livello energetico più elevato : si ritiene che la mente possa giungere ad influenzare il grado di condensazione ( materia )e dispersione ( energia ) della Hunyanqi nel corpo umano.

Il motore primo di queste trasformazioni è la possibilità di avviare delle trasformazioni dello stato di coscienza che facilitino il passaggio da un corpo fisico ( o meglio da un corpo pensato e curato come solo corpo fisico ) ad “ un corpo di qi “ in cui si renderebbe possibile il salto dalla materia all’energia : questo porterebbe a concepire che un tumore possa dissolversi, un calcolo renale sciogliersi, un osso aggiustarsi più velocemente.

 

Anche in questa tradizione, una parte importante delle pratiche è l’uso di suoni, ovvero di vibrazioni che avrebbero il potere curativo di riallineare energeticamente le cellule e i tessuti interni ad un livello più elevato, soprattutto dal punto di vista della armonia e coerenza interna indispensabili per un funzionamento ottimale. Gli studi sulla natura vibrazionale del DNA possono aprire la strada ad una fondazione scientifica dell’efficacia che queste discipline hanno nel dialogare con l’intima natura delle cellule e dei tessuti tramite vibrazioni ovvero suoni curativi.

 

Ho prima accennato al concetto di campo di Qi, quella emanazione di energia che proviene dall’interno e intorno di ogni cosa dell’universo.

Ogni cosa ha un suo campo di Qi. Il campo di qi dell’uomo interagisce con quello di altre persone e con la natura circostante. Anche se non ne siamo consapevoli, c’è questa intima connessione, quello che fa la differenza è di rendere più cosciente questo collegamento con le energie sottili dell’ambiente, umano e non.

Un insieme di persone accomunate da opportune pratiche crea un campo di qi che rappresenta molto più della somma dei singoli campi energetici individuali.

Il campo di Qi è cioè un moltiplicatore di energia, e questo in ambito curativo è un aspetto molto importante : l’informazione che viene posta dalla mente di chi conduce l’esperienza curativa dà una forma al campo di qi e allinea energeticamente inizialmente la mente dei partecipanti, e quindi coinvolge i livelli energetici interni ai singoli individui. La voce umana, veicolo del messaggio informativo, ha un ruolo importante, ma ancora di più è l’intenzione, il modo di pensare ad esempio la situazione di salute di una o più persone.

In questo approccio, una persona che si presenta come un paziente, con la sua storia di malattia, viene ascoltata attentamente ma vista percepita e pensata nella sua interezza, quindi anche come persona capace di salute e di guarigione. Anzi, direi che vi è un drastico spostamento di accento dalla nominazione, classificazione, stadiazione della malattia alla trasmissione di una informazione che trasmette speranza e possibilità di cambiamento e sviluppo, in una piena assunzione di responsabilità della propria salute.

Interessante a questo proposito che la parola “ Hunyuan “ significhi, oltre che energia pura originaria, reagire, tornare all’uno.

 

Questo approccio è stato sperimentato su larga scala a partire dal 1988, anno di apertura del Centro Huaxia, nel 1992 trasferitosi a Qinhuandao, nello Hebei, nord est della Cina, a poche ore di treno dalla città di Pechino : il centro, animato dalle idee del Prof Pang Ming, con la capacità di ospitare fino a 4000 residenti, tra pazienti, insegnanti e medici, è stato uno degli ospedali più grandi al mondo che cura senza medicine.

I pazienti, non appellati come tali ma come “ studenti “ dell’arte di auto-guarigione restavano al centro per un periodo di almeno 24 giorni, e venivano sottoposti all’ingresso e alla uscita ad esami e valutazioni cliniche, e quindi inseriti in un programma di pratiche che li vedeva impegnati circa otto ore al giorno. ( Nel 2000, dopo 12 anni di attività, il Centro ha dovuto chiudere a causa di un divieto del governo cinese di pratica di qigong per gruppi di più di 50 persone in seguito agli avvenimenti legati alla setta Fa Lun gong ).

Nel leggere le testimonianze degli “studenti” guariti al di là di ogni previsione prognostica severa da malattie quali cancro, diabete, malattie auto-immuni, gravi forme di malattie psichiche non responsive ai consueti trattamenti, risulta centrale l’importanza di praticare in gruppo, costituendo, opportunamente guidati, un potente campo di qi di guarigione.

 

L’intensità dell’impegno richiesto dalle ore quotidiane di pratica consentiva di non focalizzarsi sulla malattia e di concentrare tutta la propria intenzionalità in un processo di guarigione.

Vorrei soffermarmi su questo punto.

Nel novembre del 2018 ho trascorso un intero mese in una località del sud della Cina per partecipare ad “ un ritiro di guarigione “ che molto si ispira a questo modello.

Vi ho partecipato come medico, curiosa di comprendere cosa e come accadeva quel che accadeva e come persona che ha sempre da imparare a rafforzare la propria salute : un crinale su cui viaggio quando affermo di “ volere guarire “ , verbo che nella nostra bella lingua italiana si riferisce sia al desiderio di guarire qualcuno ( transitivo ) sia di guarire se stessi ( intransitivo ), sempre più convinta che la forza di guarigione di un terapeuta si fondi sulla propria capacità di auto-guarigione.

 

In questo mese ho praticato sette/otto ore al giorno al fianco di 150 persone provenienti da più di 20 paesi del mondo che per caso apprendevo essere affette da patologie rilevanti, dico per caso perché l’atmosfera era molto lontana da quella consueta di un ospedale .

Si potrebbe dire che le malattie dei singoli diventavano invisibili, ben presenti nel guidare verso questa o l’altra pratica, ma lasciate sullo sfondo di giornate intensissime che evidenziavano piuttosto quello che le persone sapevano fare o volevano imparare a fare.

Nel campo di qi le persone traevano forza reciproca nel superare anche grosse difficoltà ( come ad es una donna colpita anni prima da una encefalomielite con importanti conseguenze sul piano neuromuscolare ) in un’atmosfera solidale che faceva sembrare possibile quello che sembrava impossibile, e diventava possibile!

La valorizzazione delle risorse delle persone, e lo stimolo ad impegnarsi e ad imparare cose nuove è molto lontano dall’atmosfera di mortificazione e di passivizzazione che si respira nei nostri ospedali.

 

L’invito a non focalizzarsi sulla malattia e a dis-identificarsi dalla parte di malato si basa su di un invito a dimenticare che mi pare agli antipodi del modello consueto della medicina corrente, portata a ricordare continuamente la malattia, e, vien il dubbio, a rischiare di alimentarla.

 

Un aspetto fondamentale del campo di qi terapeutico è infatti l’informazione di salute che viene data, una immagine sana di sé che viene coltivata, ribadita, creata con vari strumenti , inclusa la visualizzazione. La mente del praticante impara ad aprirsi all’energia dell’universo e a concentrarla negli spazi interni del corpo, soprattutto nei luoghi di malattia, pensandoli già sani e risanati. Si aggiungono pratiche di “ mandare il qi “ che supportano dall’esterno questo atto curativo fondamentalmente dall’interno.

Se vado con la mente alle nostre diagnosi istologiche ( “ alto grado di malignità “ ) o ai nostri follow up, e alle prognosi che spesso vengono emesse come sentenze viene da chiedersi :

che tipo di campo energetico alimentiamo? Questo bagaglio di informazioni di malattia non rischia di alimentare la malattia stessa ?

Se, come ormai sappiamo dalle nuove frontiere della fisica moderna, l’osservatore modifica il suo campo di osservazione, creando la realtà che esamina in base a quello che ha nella mente, che cosa stiamo creando nell’era degli esami , dei protocolli e delle prognosi basate sui cd grandi numeri ?

Questo organizzare i controlli per ricordare un pericolo e alimentare uno stare continuamente all’erta non rischiano di avere come perno la paura anziché la verifica ad esempio di quali passi la persona sta compiendo, di quanto la malattia ha cambiato lo stile di vita e la visione della vita stessa?

E qual è il campo di qi di una corsia o di un ambulatorio? E quello che emana dal personale sanitario?

 

Quello che ho constatato nella mia personale esperienza in Cina è l’importanza che viene data per avviare un processo di guarigione al sostenere un profondo cambiamento della mente e questo non si limita al favorire un atteggiamento positivo e reattivo nei confronti della malattia ma implica un impegnativo allenamento, fisico e mentale che si basa su questo principio : si ritiene che lo “ Hunyuanqi umano “ possa essere guidato dalla mente, ad esempio assorbendolo dall’esterno e conducendolo all’interno del corpo nei luoghi di malattia che vengono ricondotti a dei blocchi di qi, in cui la materia versa in un livello energetico disorganizzato. Convogliare energia in questi luoghi del corpo mira a modificare lo stato energetico dell’organo, un processo che è avviato dalla mente che importa una informazione di salute che modifica il campo energetico e che può giungere a trasformare la materia.

In questa concezione materia energia e informazione sono posti su un continuum di reciproca trasformazione in cui la mente gioca una parte fondamentale.

La coscienza, usando qi esterno e mobilizzando quello interno, è vista nella sua potenzialità di cambiare il qi del corpo., ad esempio cambiando il campo di qi di un tumore.

Il mezzo curativo per eccellenza è quello in cui la coscienza manda una informazione al corpo.

L’informazione importata può essere sotto forma di immagine, ad esempio la visualizzazione della parte colpita da malattia come sana, funzionante, o sotto forma di concetto o di pura intenzionalità, ancora prima di una immagine o di un concetto : la trasmissione di una pura intenzionalità di salute.

 

L’intero campo di qi gruppale, e questo si respirava a pieni polmoni nella mia recente esperienza in Cina, è continuamente rifornito di “ buone informazioni “ che organizzano e motivano il campo di qi in cui le persone praticano.

Si ritiene fondamentale, ai fini di un cambiamento dello stato di salute complessivo di una persona, il modo in cui viene pensata e la qualità dei pensieri che la raggiungono e che lei stessa emette.

Se vengo trattata come una persona malata, pensata come malata, se ricevo delle previsioni di malattia ( le nostre prognosi su di una base statistica di probabilità ), se vengo posta a sedere per ore nella sala d’attesa di un ospedale che ribadisce continuamente una informazione di malattia contribuisco a mantenere una informazione di malattia.

Al contrario, se creo un campo di informazioni positive in cui la persona recupera gradualmente fiducia nelle proprie possibilità creo salute e indebolisco la malattia anziché rischiare di alimentarla.

Dedita come sono da anni, parallelamente al mio ruolo di medico della mente, a pratiche corporee, sono rimasta molto colpita dalla importanza che le pratiche fisiche hanno in questo approccio.

Pratiche che trasformano il corpo, rendendolo più forte e più flessibile, oltre che aprirlo ad un lavoro energetico che consenta di “ pulire “ i canali dell’energia che lo attraversano.

Ben noti sono gli effetti di una pratica fisica regolare sul tono dell’umore, sul buon funzionamento del sistema immunitario e su condizioni interne come i livelli di zuccheri nel sangue, da cui l’importanza di creare un ambiente interno che sfavorisca la riproduzione di cellule tumorali, ma credo ci sia qualcosa di più : vedere persone anche molto malate impegnate per ore in esercizi fisici di difficoltà crescente le trasformava di giorno in giorno in quell’isola tropicale in cui mi trovavo pochi mesi fa. In particolare, una pratica chiamata “ saliscendi “ che viene eseguita davanti ad un muro o ad un albero, implica un ripetuto sprofondare e poi rialzarsi, e poi rialzarsi ancora che credo non abbia solo un significato fisico ed energetico ( se ne esce dopo centinaia di ripetizioni con un senso di grande vitalità ) ma anche un significato più ampio di accettazione e di resa al problema posto da una malattia ( la fase in cui si sprofonda verso la terra ) e di riorganizzazione attiva sulla propria verticale umana ( la fase in cui ci si rialza ogni volta con il corpo diritto ) in un ritrovato senso della propria umanità.

 

Vorrei concludere queste mie riflessioni con il linguaggio meno ragionante e più diretto di una mia poesia, scritta in un passato di malattia da cui mi sono pienamente rialzata.

 

 

Dr Paola Dall’Ora

Medico spec. Psichiatria, assoc. Società Psicoanalitica Italiana, iscritta all’Albo Psicoterapeuti di Milano, insegnante qualificato di Taijiquan e Qigong .

 

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Le tracce del Qigong nella letteratura: Zhuāngzi 庄子(1)

Mer27Mar2019

Le tracce del Qigong nella letteratura: Zhuāngzi 庄子(1)

Da Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录(Le tracce del Qigong nella letteratura) del 1988, del Dott. Pàng Míng庞明.

Traduzione di A. Carloni

Ripetiamo l’introduzione del Dott. Pàng Míng庞明 all’inizio di ogni nuovo articolo, a seguire i brani numerati.

Introduzione.

Il Qìgōng 气功del nostro Paese ha una lunga storia, il cui punto d’inizio preciso resta ancora da scoprire. Dalle fonti letterarie possiamo evincere che il Qìgōng 气功era già praticato all’epoca degli Stati Combattenti1 e probabilmente anche prima. Questa disciplina permeava fin dall’inizio l’ambito medico, igienico, marziale ecc. e costituisce una vera e propria perla della cultura antica della nostra madrepatria. Nei vasti e voluminosi scritti delle antiche scuole filosofiche si ritrovano brillanti esposizioni riguardo al Qìgōng 气功(anche se anticamente non aveva questo nome). Il linguaggio, tuttavia, non può esprimere pienamente tutti gli aspetti di questa pratica: perciò le metafore, spesso oscure e difficili da comprendere, sono numerosissime. Per uno studio approfondito del Qìgōng 气功, senza la presunzione di poter esaurire l’argomento, ho raccolto i passi dei testi antichi che fanno riferimento agli aspetti teorici, pratici e metodologici del Qìgōng 气功, alle capacità specifiche raggiunte attraverso l’esercizio e ai suoi legami con la medicina. Data la vastità dell’argomento si tratta di un lavoro senz’altro limitato, in cui è difficile evitare gli errori: spero che possa essere considerato uno spunto per ulteriori studi.

1 475-221 a.e.v.

Zhuāngzi 庄子(prima parte)

(edizione italiana di riferimento: Adelphi)

Dal capitolo tre, Nutrire la vita.

Il macellaio posò il coltello e disse: “Amo il Dào e così miglioro nella mia arte. All’inizio della mia carriera non vedevo che il bue. Dopo tre anni di pratica, non vedevo

più il bue. Adesso è il mio spirito che opera, più che i miei occhi. I miei sensi non agiscono più, ma soltanto il mio spirito. Conosco la conformazione naturale del bue e attacco solo gli interstizi. Non scalfisco mai né le vene né le arterie, né i muscoli, né i nervi, né a maggior ragione le grandi ossa!

Dal capitolo sei, La scuola del primo principio.

Che cos’è l’uomo perfetto? L’uomo perfetto dell’Antichità non opprimeva la minoranza, non sfoggiava il proprio successo e non cercava adulatori. Era un uomo che non si rammaricava per i propri errori né si inorgogliva delle sue buone azioni. Era un uomo che non tremava per le vertigini se si trovava in un luogo alto, non era bagnato dall’acqua, non si bruciava nel fuoco, perché era giunto a un tale grado nel Tao. Nell’Antichità, l’uomo perfetto non sognava durante il sonno; e non aveva preoccupazioni al suo risveglio; non faceva pasti troppo saporiti. Respirava molto profondamente, e la respirazione gli proveniva dai talloni; mentre la respirazione degli uomini comuni proviene solo dalla gola. Chiunque è schiavo delle proprie passioni erutta le parole come se vomitasse.

Dal capitolo tredici, La via del cielo.

“Ancorato il suo cuore nell’unità, egli diventa re dell’universo. Nessuno spirito cattivo vive in lui; la sua anima è sempre desta. Ancorato il suo cuore nell’unità, tutti gli esseri gli si sottomettono”. Ciò vuol dire che, avendo trovato il vuoto e la quiete, li estende a tutto l’universo e li comunica a tutti gli esseri: è quel che viene chiamata la gioia del cielo.

Dal capitolo otto, Piedi palmatiCosì l’uomo dall’udito fino non sente altro l’altro, ma se stesso; l’uomo chiaroveggente non vede l’altro, ma se stesso.

Dal capitolo quindici, Torturarsi lo spirito.

Chi soffiando ora con forza ora con dolcezza, espira e aspira, espelle l’aria viziata e assorbe l’aria pura, si appende come fa l’orso e si stira come fa l’uccello, cerca solo la longevità. E’ questo l’ideale di coloro che vogliono nutrire il proprio corpo stendendolo e contraendolo. Il miglior esempio ce lo dette Péng Zǔ 彭祖.

...Il santo vive secondo l’azione del cielo, la sua morte è solo una metamorfosi. La sua immobilità partecipa dell’Oscurità, il suo movimento partecipa della Luce....Rimanere puro, senza mischiarsi, essere calmo e uno senza modificarsi, disinteressarsi delle cose e non agire, regolare la propria attività sul movimento del cielo, è questa l’arte di nutrire lo spirito.161...La purezza e la semplicità conservano lo spirito nel suo stato originario. Chi può così conservarlo ne preserva l’integrità; questa, facendosi più profonda e più estesa, si identifica con l’ordine del cielo.Un proverbio dice: “L’uomo comune dà importanza alla ricchezza; il letterato austero preferisce la fama; il saggio tende verso il suo ideale; per il Santo ha valore la propria vitalità”. Semplicità è ciò che esclude qualsiasi miscuglio, purezza è ciò che non corrompe l’anima. Chi possiede in sé purezza e semplicità è un uomo vero.

Antiche testimonianze sul Qigong: l'Iscrizione sul pendente di giada sulla conduzione del Qì 气

Gio28Feb2019

Antiche testimonianze sul Qigong: l'Iscrizione sul pendente di giada sulla conduzione del Qì 气

Da Qìgōng sùyuán wénxiàn zhāilù 气功溯源文献摘录(Le tracce del Qigong nella letteratura) del 1988, del Dott. Pàng Míng庞明.

Traduzione di A. Carloni

Ripetiamo l’introduzione del Dott. Pàng Míng庞明 all’inizio di ogni nuovo articolo, a seguire i brani numerati.

 

Il Qìgōng 气功del nostro Paese ha una lunga storia, il cui punto d’inizio preciso resta ancora da scoprire. Dalle fonti letterarie possiamo evincere che il Qìgōng 气功era già praticato all’epoca degli Stati Combattenti1 e probabilmente anche prima. Questa disciplina permeava fin dall’inizio l’ambito medico, igienico, marziale ecc. e costituisce una vera e propria perla della cultura antica della nostra madrepatria. Nei vasti e voluminosi scritti delle antiche scuole filosofiche si ritrovano brillanti esposizioni riguardo al Qìgōng 气功(anche se anticamente non aveva questo nome). Il linguaggio, tuttavia, non può esprimere pienamente tutti gli aspetti di questa pratica: perciò le metafore, spesso oscure e difficili da comprendere, sono numerosissime. Per uno studio approfondito del Qìgōng 气功, senza la presunzione di poter esaurire l’argomento, ho raccolto i passi dei testi antichi che fanno riferimento agli aspetti teorici, pratici e metodologici del Qìgōng 气功, alle capacità specifiche raggiunte attraverso l’esercizio e ai suoi legami con la medicina. Data la vastità dell’argomento si tratta di un lavoro senz’altro limitato, in cui è difficile evitare gli errori: spero che possa essere considerato uno spunto per ulteriori studi.

1 475-221 a.e.v.

Spiegazione dell’Iscrizione sul pendente di giada sulla conduzione del .

Il pendente di giada su cui si trova l’iscrizione Condurre il Qì è un reperto archeologico risalente agli inizi dell’epoca degli Stati Combattenti1 su cui sono incisi pochi caratteri che descrivono in modo conciso ed estremamente chiaro l’intero processo di allenamento e conduzione del . Questo dimostra che all’epoca il livello di sviluppo raggiunto dal Qìgōng 气功era già paragonabile a quello attuale, come possiamo vedere dalla spiegazione del testo riportato di seguito.

Testo dell’iscrizione:

行气.深则蓄.蓄则伸.伸则下.下则定.定则固.固则萌.萌则长.长则退.退则天.天几舂在上.地几舂在下.顺则生.逆则死.

Far circolare l’energia vitale:Respira profondamente e si raccoglierà.

Raccoltasi, si espande.Quando si espande, discende.Una volta discesa, diviene stabile. Stabilizzandosi, si regolarizza.Divenuta regolare allora può germogliare. Quando germoglia, cresce.Una volta cresciuta, arretra.Arretrando arriva al cielo.Il movimento del cielo è ascendente.Quello della terra è discendente.Seguirli significa vivere, opporvisi morire2.

Spiegazione:

Praticare il Qìgōng 气功significa migliorare, aumentare e rafforzare il flusso del all’interno del corpo, con il risultato di evitare l’insorgere delle malattie e allungare la durata della vita (qualsiasi capacità particolare si può sviluppare solo partendo da queste basi e attraverso un processo di allenamento). I metodi per cominciare a praticare il Qìgōng 气功sono numerosi, uno de più sicuri è cominciare dal Palazzo Centrale3. Il metodo riportato nell’Iscrizione sul pendente di giada inizia con la concentrazione dell’intenzione nella zona Riscaldatore Centrale.4 Questa parte del corpo è il luogo in cui nascono e da cui si distribuiscono il e il sangue: una respirazione sottile e profonda stimola le funzioni del Riscaldatore centrale rendendo la circolazione di sangue e più forte e abbondante. Questo dà origine a un senso di calore, che costituisce la base per la pratica del Qìgōng 气功. In seguito, la respirazione si approfondisce ulteriormente e il senso di calore discende fino al Riscaldatore Inferiore. Qui ha origine il vero5, e oltre a generare il vero ne regola il flusso e lo sviluppo. A questo punto, l’intenzione si concentra nel Dāntián 丹田, nella zona detta Qìhǎi 气海(mare del ), definita dal Nánjīng 难经6 come la radice dei cinque organi e dei sei visceri, la matrice dei dodici canali, la porta del respiro. Se lo Shén 7 è saldo in questa zona, il Jīng 8 non vacilla: se il Jīng è stabile può trasformarsi in vero, che si accumula. Di conseguenza la sensazione di calore nella parte bassa dell’addome dunque si accresce, una volta accumulatosi nella giusta quantità il naturalmente scende lungo il Rènmài (V aso concezione)9 , attraversa il perineo e prosegue all’indietro nel Dūmài 督脉(Vaso governo)10, risalendo apre i tre passi (lombare, dorsale e cervicale) e arriva fino al cervello. In questo modo il Jīng si trasforma in , il in Shén , che si colloca nel cervello e dirige tutte le attività vitali. Le sostanze nutritive che l’essere umano assorbe dall’ambiente esterno costituiscono il Jīng , che accumulandosi nel Riscaldatore Inferiore diviene la radice della vita. Seguendo questa regola si può prolungare la durata della vita, avversandola la morte sopraggiunge prima.

2 Traduzione italiana dell’autrice, con riferimento alla versione inglese di H. Roth, CUP, 1999, p.162- 163.

3 Zona all’interno del corpo appena sopra il Dāntián 丹田inferiore, che ha varie collocazioni nel basso addome a seconda delle tradizioni. Nel Zhìnéng Qìgōng 智能气功è collocato a metà tra ombelico e lombari, nel centro dell’addome (cfr. Zhìnéng Qìgōng Kèxué Míngcí Shìyì 智能气功科学名词释义Glossario della Scienza del Zhìnéng Qìgōng, p. 283)

4 Zhōng jiāo 中焦, nella parte superiore dell’addome. Il Triplice Riscaldatore, formato da Riscaldatore Superiore, Centrale e Inferiore, è un sistema energetico che, secondo la Medicina Tradizionale Cinese, controlla il metabolismo dei liquidi. Il Riscaldatore Centrale comprende le funzioni di Milza- Pancreas e Stomaco, cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p. 76-78.

5 Zhēn qì 真气, indica lo stato del corporeo prima della differenziazione in forme specifiche o della sua associazione con funzioni specifiche, cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p. 49.

6 Huángdì Bāshíyī Nánjīng 黃帝八十一难经(Il Canone delle ottantuno difficoltà dell’Imperatore Giallo). Testo di medicina risalente all’epoca degli Stati Combattenti e attribuito a Biǎn Què 扁鹊(407- 310 a.e.v.) .

7 La vitalità sottostante a Jīng e nel corpo umano, la coscienza umana corrisponde alla presenza di Shén , cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p. 57.

8 La Sostanza che sottostà a tutta la vita organica, cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p.55.

9 Lungo l’asse centrale anteriore del corpo, per il percorso preciso cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p.106.

10 Lungo l’asse centrale posteriore del corpo, per il percorso preciso cfr. Kaptchuk, op. cit., 2002, p.106.

Le tracce del Qigong nella letteratura: Guǎnzi Nèiyè 管子内业 (terza parte)

Dom20Gen2019

Le tracce del Qigong nella letteratura: Guǎnzi Nèiyè 管子内业 (terza parte)

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Ritiro di guarigione a Sanya di Paola Dall'Ora

Ven18Gen2019

Ritiro di guarigione a Sanya di Paola Dall'Ora

 

 

Healing and Healers Retreat : 26 giorni a Sanya, Cina novembre/dicembre 2018

 

Ringrazio i cari amici e parenti che mi hanno sostenuto con affetto in questa avventura,

ringrazio i miei due medici e colleghi che si sono posti al mio fianco rispettando e sostenendo le mie scelte,

ringrazio i miei insegnanti italiani di ZhinengQigong, in particolare Ramon Testa ed il gruppo di pratica di Milano, da cui e con cui imparo e cresco nel tempo, e l’amica Patrizia Macchi per le continue scoperte comuni,

ringrazio i magnifici sette insegnanti che hanno condotto il ritiro di Hainan,

ringrazio i 150 partecipanti, la cui forza ed energia sono ancora con me,

ringrazio i miei genitori, Franca, e ogni esperienza e incontro che mette e rimette al mondo nuove possibilità.

 

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Questo viaggio è iniziato molti mesi prima, all’indomani di un intervento chirurgico e della mia ferma intenzione di guarire lontano dalle piste ben note della medicina corrente , alimentato dalla curiosità, come “medico della mente”, di approfondire un sistema di guarigione radicalmente differente.

E’ iniziato in un’agenzia di viaggi di Milano, accettando di slancio il piano di volo proposto, nonostante i numerosi scali e scomodi orari, è proseguito con i contatti via mail con uno dei docenti del ritiro, si è nutrito dei ritiri in Italia che hanno riempito l’ attesa prima e dopo le vacanze estive; mi è sembrato “ pericolosamente “ lontano quando la mia fiducia di guarire era ancora un po’ vacillante, e mi è poi venuto incontro, ad autunno, quando molto di me nelle attività quotidiane confluiva lì : ce l’avevo fatta, ero giunta indenne e tutto sommato in forma in prossimità della partenza!

All’arrivo, all’uscita dell’aereoporto di Sanya non avevo avuto dubbi che il viso sorridente dell’ancora sconosciuto Teacher Wu era lì per prelevare chi come me arrivava quel giorno, così come le prime chiacchiere, sul bus diretto all’interno dell’isola , con una coppia australiana di Perth non si sono rivelate una scelta del caso, ma l’inizio di una vera bella amicizia.

Il primo impatto con il resort che ci avrebbe ospitato per un mese è stato ricco di sensazioni contrastanti : la bellezza del luogo, e la difficoltà di comunicazione data la rarità di persone che parlassero inglese, la presenza diffusa di ben 150 persone provenienti da più di 20 paesi del pianeta i cui volti e nomi avrei impiegato giorni a cercare di afferrare, il vago smarrimento in quel giorno di vigilia, ancora privo dello scheletro della giornata che ci avrebbe sostenuto a partire dal giorno successivo, unito alla stanchezza per il lungo viaggio che fece concludere presto quella prima sera in Cina.

Il primo giorno del ritiro è stato come un battesimo di questo viaggio e merita di essere descritto nei suoi contorni avendo rappresentato una importante introduzione agli ingredienti fondamentali dell’esperienza :

alle 7 del mattino, su di un terrazzo esposto ai suoni del fiume e ai fruscii delle piante tropicali, la pratica di apertura (del corpo e di tutto l’essere) all’Universo, e la scoperta del primo suono guaritore : “ HUA SAN “, emesso come un guizzo, un sibilo deciso a dissolvere ogni blocco di qi sottostante malattie grandi e piccine ,

e poi la meditazione di un’ora con l’invito a 150 persone a fermare il pensiero , a diventare puri sensi immersi nel campo di qi della foresta tropicale,

l’arrivo di un altro teacher che aiuta a ridestarci con una pratica di auto-stimolazione di punti energetici, ritrovando il corpo e l’esterno dopo un viaggio così profondo all’interno,

e l’allegra confusione della prima colazione in cui iniziare a conoscere e riconoscere volti e storie differenti, un mescolarsi di razze e culture che si rinnovava a pranzo;

la pausa nel primo pomeriggio, in cui ritrovarsi nella quiete della stanza, e poi giù di nuovo a comprendere l’importanza di una tecnica fondamentale che avrebbe costituito il filo rosso del ritiro, La Qi, questo aprirsi a spazi sempre più vasti e raccogliere energia all’interno, come uno sperimentare il respiro di fondo dell’Universo;

e l’allegra presentazione dei magnifici sette docenti di cui nel tempo si sono sedimentate in me impressioni prevalenti :

Teacher Lu, con la sua affettuosa e profonda intelligenza, Teacher Wei, assorto e puntuale nel suo filosofare, Teacher Xi, con una voce che ti attraversa l’anima, Teacher Tong con una infinita pazienza nel condurci in LaQi senza fine, Teacher Zhao sempre sorridente e abilissimo con le palle del Taiji, Teacher Wu misterioso dato il suo poco inglese, ma grande nel linguaggio del corpo e in disponibilità umana, e Teacher Tao, con la sua allegria e capacità di gioco…;

last but not least, l’invito che ci fecero alla fine di una giornata di 6 ore di pratica, a praticare ancora un’oretta nelle proprie stanze….ma sempre proponendo e invitando con un sorriso sulle labbra a praticare, e praticare e poi ancora praticare! Dopo cena? ” Siete liberi e..non liberi..”

Vorrei qui aggiungere alla fine di quella prima giornata un vero battesimo di rinascita l’immergermi di notte, come in un sogno, nella “ Infinity Pool “, una delle piscine termali dell’Hotel dove ho potuto tornare a nuotare a 10 mesi dal mio intervento alla spalla, in una ritrovata fiducia nelle capacità di ripresa del corpo.

Il mio braccio fluiva nell’acqua in una ritrovata felicità ed integrità, dopo la violazione del chirurgo.

 

Enjoy your life ! Godi della vita !________________________________

Fin dai primi giorni ci hanno ricordato come nel processo di guarigione sia fondamentale godere delle piccole e grandi cose della vita : è un radicale cambio di prospettiva, rispetto alla cupa atmosfera degli ospedali e ambulatori medici.

Godersi la vita, aprirsi in una improvvisa risata rende la mente sempre più fluida.

L’allegria è una potente forza di guarigione.

La felicità porta a cambiamenti interni importanti e noti anche alla luce della nostra medicina occidentale : migliora le difese immunitarie, induce la liberazione di sostanze con un’attività anti-tumorale, stimola l’increzione di endorfine, sostanze che hanno un effetto analgesico e responsabili di un senso generale di benessere, e su un piano energetico la felicità favorisce un flusso abbondante di energia che aiuta a sciogliere i blocchi di qi che sottostanno le malattie.

Vorrei qui aggiungere che la felicità dà un senso all’impegno nel processo di guarigione : non si guarisce solo per sé ma anche per gli altri e per un atto di amore nei confronti della vita stessa che abbiamo ricevuto in dono e che celebriamo salutando con allegria ogni sforzo, anche intenso, che incontriamo sul cammino della guarigione.

Come quando ci imbattiamo nelle cosiddette “reazioni di Qi“che sono state molte, intense e frequenti in questo ritiro, in ragione della potenza di un campo di Qi legato ad un gruppo così numeroso di praticanti. Molti sono stati gli episodi di febbre alta, di tosse incoercibile , di dolori o rigonfiamenti improvvisi, di alterazione dell’alvo ( dalla diarrea ad una stipsi ostinata )…

Personalmente ho avuto un episodio acuto di diarrea con vomito ( non ascrivibile al cibo ), un rigonfiamento di un dito di una mano durato poche ore ( non ascrivibile a puntura di insetto ), un episodio brevissimo di emicrania ( nuova a questa esperienza non avendo mai mal di testa ) e una sensazione a tratti di leggerezza e di gioia diffusa : sì, esistono anche reazioni di Qi piacevoli, ma che rappresentano anch’esse una tappa importante del sistema energetico interno impegnato a ritrovare un equilibrio ad un livello più elevato.

Era dunque esperienza quotidiana incontrare qualcuno di noi un po’ malconcio che veniva salutato con allegria e complimentato per “ la bella reazione di Qi “ che stava vivendo !

Capite bene l’effetto tragicomico che questo aveva : sto malissimo e tutti si complimentano allegramente con me ?!

Anche questo è un interessante cambio di prospettiva in cui il disagio viene visto come positivo e foriero di un futuro buon raccolto., ed il portatore del disagio riceve complimenti ed incoraggiamenti che mirano a tenere duro e continuare a praticare dando un senso positivo alla temporanea perdita di equilibrio.

Posso davvero testimoniare che i momenti di allegria non sono mancati in questo ritiro, e devo dire che è stato magnifico vedere la trasformazione dei nostri seri e competenti insegnanti, in momenti di festa e di tempo libero, abbandonarsi ad una giocosità, ad un canto, ad una danza libera che contagiava anche i più riottosi.

Un invito che ho trovato molto interessante è stato quello di cogliere l’opportunità del ritiro per coltivare uno stato di Qi in tutta la giornata : quando cammini per andare al luogo di pratica, e ascolti internamente il tuo scivolare lungo il sentiero nell’aria fresca del mattino, quando mangi, e ascolti dentro i sapori del cibo, quando parli , e ti fai più consapevole del fluire delle parole e dell’energia che veicolano, così come delle parole in arrivo, e quando ti ascolti dentro nell’ affrontare un imprevisto, e naturalmente quando pratichi : allora puoi davvero fare il wall squatt in uno stato di grazia in cui è difficile danneggiare il corpo nonostante centinaia e centinaia di ripetizioni…

Il processo di guarigione implica l’abbandono di vecchie abitudini e la creazione di nuove come lasciare la mente libera mangiando, passeggiando, ascoltando la natura senza fare altro che quello che in quel momento si sta facendo.

Un invito che sembra molto semplice, ma appare ben più ostico se ci si impegna, come mi è capitato di fare, in una disanima onesta delle attività di una giornata e del modo in cui le si attraversa.

 

____________ Trasformarsi, profondamente…________________________________________

Teacher Lu ha più volte ricordato come un aspetto centrale di ogni processo di guarigione sia un profondo cambiamento della mente :

“ Ogni cellula, ogni organo, ogni funzione ascolta gli aspetti inconsci “.

Per guarire occorre ripetere molte volte il processo di invio di una buona informazione, ma occorre anche fissare ad un livello inconscio tale informazione, importando profondamente una immagine di salute, di buon funzionamento nell’organo o tessuto colpito. Pensarlo sano, andare anche nel mondo della natura a vedere con i propri sensi l’immagine di un midollo sano, ad esempio in un caso di leucemia riportato, e tenere nella mente quella informazione durante le pratiche di guarigione..

Ho trovato molto interessante questo lavoro di “trasformazione dell’inconscio” che viene considerato molto importante per la guarigione, e che viene sostenuto, anche, da un’esperienza concreta da parte del paziente : nel caso riportato dal Teacher Lu l’esperienza di procurarsi un osso, tagliarlo, e contemplare attentamente l’immagine del midollo sano, il suo colore, forma, consistenza e odore.

L’attenzione ai livelli inconsci è legata, anche, all’importanza di farsi consapevoli della persistenza a livelli profondi di elementi di paura (della ripresa della malattia ad esempio) che possono ostacolare la guarigione stessa.

“Il sistema endocrino ed immunologico ascoltano attentamente gli stati di paura della persona.”

“ Se la mente non cambia la malattia torna.”

Personalmente, ritengo che il sistema medico corrente tenda ad alimentare tale paura della malattia, inducendo un’atmosfera di all’erta a cui sono ispirati i vari “ controlli “ e “ check up “ e ho trovato radicalmente opposto l’approccio qui più volte ricordato e sistematicamente praticato di NON FOCALIZZARSI SULLA MALATTIA , di non pensarsi portatore di un problema “ speciale “, togliendo molto potere alla malattia stessa e ai suoi nomi, spesso molto minacciosi, ovvero portatori di una informazione di paura, appunto.

Un altro invito che ho molto apprezzato è stato quello di coltivare un atteggiamento fermo ma benevolo nei confronti di se stessi : se ricasco in un atteggiamento che vorrei cambiare non ha senso alcuno arrabbiarsi ( se non quello di nutrire “l’Ego” offeso di fronte a quello che vive come un fallimento ) : è meglio sorridere davanti ai propri punti deboli e portare avanti con tenacia il proprio impegno verso un cambiamento.

Per guarire occorre imparare a volersi bene veramente, senza indulgenza ma nutrendo e coltivando fiducia nel proprio sincero impegno.

In ogni pratica di guarigione, è fondamentale entrare in uno stato mentale “ speciale “, si tratta di una vera trasformazione dello stato della Coscienza, in cui la mente si svuota, cessa il pensiero logico, e si scivola sempre più in uno stato non fisico, uno stato di Qi di massima connessione con la HunyuanQi dell’Universo, uno stato in cui la mente può connettersi con una parte malata ( del proprio corpo o di un’altra persona ) e giungere ad “ entrare “ nei diversi strati del corpo, muovendo il Qi all’interno, rimuovendone i blocchi, trasformando il Qi dall’interno.

Abbiamo avuto modo, ogni giorno, di sperimentare delle sessioni di guarigione collettiva, condotte a turno dai vari Teachers, in cui si utilizza il campo di Qi come strumento di guarigione : personalmente non ho mai sperimentato delle sensazioni di Qi così potenti, come il fluire dell’energia in diverse parti del corpo, il senso di calore intenso in porte e punti critici, visualizzazioni interne della energia che si metteva in moto e apriva ad una visione diretta di una dimensione della realtà al di là dei nostri sensi comuni che lascia veramente stupiti e motivati nel proseguire nella pratica .

Porto con me soprattutto l’effetto generale della conduzione del campo di Qi da parte dell’insegnante : il corpo che fluttua in una bolla di Qi la cui densità diventa palpabile, le braccia che fluttuano come quando ci si trova a galleggiare nel mare, la percezione del corpo e delle distanza tra parti del corpo che cambia, una zona operata, che tende ad avere delle sensazioni diverse rispetto all’altro lato, che torna ad essere percepita in modo del tutto normale, la percezione di un mare interno di fluidi che scorrono sotto la pelle o più in profondità…esperienze che mi hanno fatto comprendere ogni giorno di più cosa è “ lo stato di Qi ” e come questo cambia il livello della pratica, di ogni pratica.

L’emissione di suoni curativi in gruppo è potenziata enormemente dal sentire la propria voce mescolarsi a quella degli altri : come Chong (pron Tooon = espansione ) Zhu ( pron dgiuuu = abbandono ) .

Espandersi ed abbandonarsi : due ingredienti fondamentali nell’aprirsi e consegnarsi alle forze curative dell’universo.

 

La scelta ______________________________________________

Al terzo giorno del ritiro, Teacher Wei ci ha invitati a fare una meditazione in cui guardare dentro di sé in modo chiaro e sincero per giungere alla scelta se far parte del gruppo degli “ healers “ ( = degli apprendisti guaritori ) o degli “ healing “ ( = dei pazienti ).

Personalmente, mi sono trovata a contemplare la parola “ guarire “ che nella lingua italiana ha un doppio possibile significato, quello di guarire qualcun altro ( verbo transitivo ) e quello di guarire se stessi ( verbo intransitivo ) e mi sono ritrovata pienamente a cavallo di questi due significati, senza necessità di dividerli, ma posta di fronte alla scelta nella partecipazione ad uno dei due gruppi, mi sono trovata a scegliere il gruppo dei guaritori, forse in ragione del mio essere un medico che molto ha imparato anche dalla propria esperienza di paziente.

Imparare a guarire me stessa trasforma il mio modo di guarire gli altri. Imparare a guarire gli altri è intimamente legato alle mie capacità di auto-guarigione.

Nell’osservare l’alzata di mani, alla fine della meditazione a cui eravamo stati invitati, ho molto apprezzato questo esempio di come affrontare una scelta in modo che sia onesta e sincera : siediti, datti del tempo, guardati dentro e vedi quello che alla fine prende forma.

Nel prosieguo del ritiro, questa divisione nei due gruppi non ha pesato in modo particolare, molte essendo state comunque le pratiche rivolte al gruppo nel suo insieme, oltre al fatto che nel gruppo dei guaritori apprendisti di cui ho fatto parte c’è stata una ulteriore divisione tra chi aveva già partecipato l’anno precedente e chi come me era alla prima esperienza.

Ringrazio in cuor mio i miei compagni di viaggio, con cui mi sono confrontata, divisi in piccoli gruppi, nel crescere dell’esperienza, ed è stato importante ospitare nuovi amici nella mia camera la sera per sperimentare vicendevolmente le pratiche di guarigione che venivano via via insegnate.

Un clima di apprendimento in piccoli gruppi che viene favorito e che personalmente trovo un’altra potente forza di guarigione : imparare insieme agli altri fa uscire dal rischio dell’isolamento che ogni malattia comporta, oltre che favorisce un reciproco aiuto che aumenta la fiducia e la stima di sé e degli altri.

Di nuovo, il pensiero va all’atmosfera di un ospedale, in cui il malato è oggetto di una vera mortificazione ed espropriazione di ogni sapere e gestione attiva del proprio stato di salute, e dove ogni acquisizione di conoscenza sulla malattia è vissuta con molta angoscia e non certo come un processo di apprendimento che accresce conoscenza e possibilità di trasformazione attiva del proprio stato di salute.

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